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“Consolidare i matrimoni più che fare una pastorale di fallimenti”

"La strada della Chiesa - osserva il Papa -, dal Concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione. La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero

Lo ha affermato Papa Francesco al’interno dell’Esortazione apostolica postsinodale “Amoris Laetitia”, firmata il 19 marzo e presentata oggi in Vaticano

Papa Francesco

«Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture».

Lo ha affermato Papa Francesco nell’ottavo capitolo dell’Esortazione apostolica postsinodale “Amoris Laetitia”, firmata il 19 marzo ma pubblicata oggi, indirizzata ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate, agli sposi cristiani e a tutti i fedeli laici sull’amore nella famiglia. In questi termini, dunque, il Santo Padre esprime la “logica della misericordia pastorale”: «Che consiste – continua il Pontefice – nell’assumere la logica della compassione verso le persone fragili e nell’evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti, usando la forza della tenerezza per mettere in pratica ciò che il Vangelo stesso ci richiede “Non giudicare e non condannare».

Gesù, dunque, è il Pastore di cento pecore, non di novantanove: «E le vuole tutte – sottolinea Papa Bergoglio -. La misericordia non è solo l’agire del padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli e la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa. No, allora, ad una morale fredda da scrivania, sì al discernimento pastorale carico di amore misericordioso, che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, e soprattutto a integrare».

La presentazione odierna dell'esortazione apostolica Amoris laetitia

La presentazione odierna dell’esortazione apostolica Amoris laetitia

Nasce da qui l’invito finale dell’ottavo capitolo, in cui Francesco esorta i fedeli che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori e con laici che vivono dediti al Signore: «Non sempre – osserva il Sommo Pontefice – troveranno in essi una conferma delle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale».

Ai pastori, l’invito del Papa è ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa.

Accompagnare, discernere e integrare, sono poi i tre verbi-chiave dell’Amoris Laetitiae riferiti alla “fragilità” delle famiglie, cui è dedicato l’ottavo capitolo, in cui si parla del “lavoro” della Chiesa, che assomiglia a quello di un ospedale da campo e la cui logica è quella della “misericordia pastorale”: «La strada della Chiesa – osserva il Papa -, dal Concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione. La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero».

Per il Papa, dunque, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione.

In sintesi, la ricetta dell’Amoris Laetitia è di integrare tutti, aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia immeritata, incondizionata e gratuita: «Nessuno – ammonisce il Santo Padre – può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo. Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino. Accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza, come la luce del faro di un porto o di una fiaccola portata in mezzo alla gente per illuminare coloro che hanno smarrito la rotta o si trovano in mezzo alla tempesta».

Il punto di partenza è la consapevolezza che il matrimonio cristiano, riflesso dell’unione tra Cristo e la sua Chiesa: «Si realizza pienamente – precisa il Pontefice – nell’unione tra un uomo e una donna, che si donano reciprocamente in un amore esclusivo e nella libera fedeltà, si appartengono fino alla morte e si aprono alla trasmissione della vita, consacrati dal sacramento che conferisce loro la grazia per costituirsi come Chiesa domestica e fermento di vita nuova per la società. Altre forme di unione, contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo».

Per le situazioni difficili, complesse e irregolari delle famiglie la legge da seguire è quella della gradualità, già sancita da san Giovanni Paolo II 35 anni fa nella “Familiaris Consortio”. Lo spiega il Papa nell’Amoris Laetitia, ricordando che la “legge della gradualità” consiste nella consapevolezza che l’essere umano conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita.

L’esempio citato dai padri sinodali e fatto proprio da Francesco è quello del matrimonio civile o della semplice convivenza: «In cui – puntualizzano i padri sinodali -, quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio».

Ai pastori, quindi, compete non solo la promozione del matrimonio cristiano: «Ma anche – indica Papa Bergoglio – il discernimento pastorale delle situazioni di tanti che non vivono più questa realtà, per entrare in dialogo pastorale con tali persone al fine di evidenziare gli elementi della loro vita che possono condurre a una maggiore apertura al Vangelo del matrimonio nella sua pienezza e identificare elementi che possono favorire l’evangelizzazione e la crescita umana e spirituale».

Accogliere e accompagnare con pazienza e delicatezza, il consiglio del Papa in queste situazioni, sulla scorta dello stile adottato da Gesù con la samaritana. Per quanto concerne, inoltre, i divorziati che vivono una nuova unione: «Possono trovarsi in situazioni molto diverse – riflette Francesco -, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide, senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale».

Dunque, l’indicazione è di valutare caso per caso: «Una cosa – avverte il Sommo Pontefice – è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro, senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe, o il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto o quello di coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’eduzione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido».

Le prime copie dell'esortazione apostolca

Le prime copie dell’esortazione apostolca

Altra cosa, invece, è una nuova unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e di confusione che colpiscono i figli e famiglie intere, o la situazione di qualcuno che ripetutamente ha mancato ai suoi impegni familiari: «Dev’essere chiaro – stigmatizza il Papa – che questo non è l’ideale che il Vangelo propone per il matrimonio e la famiglia. I divorziati risposati, in particolare, devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. È la logica dell’integrazione, la chiave del loro accompagnamento pastorale. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle, non devono sentirsi scomunicati e la loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali”, attraverso la capacità di “discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate».

Ribadita anche la netta condanna verso l’ideologia gender: «Che – ricorda il Santo Padre – nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e dona, prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia».

Tra le sfide alla famiglia passate in rassegna nel secondo capitolo dell’Amoris Laetitia cita anche l’eutanasia e il suicidio assistito, definite gravi minacce per le famiglie in tutto il mondo. C’è poi il dramma delle famiglie schiacciate dalla miseria, penalizzate in tanti modi, prive della casa, di un lavoro o minacciate anche dalla decostruzione giuridica della famiglia, che tenta di minare il primato della famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio”, che “giova alla società.

Tra i costumi inaccettabili, inoltre, Francesco menziona la vergognosa violenza che a volte si usa nei confronti delle donne, i maltrattamenti familiari e varie forme di schiavitù che non costituiscono una dimostrazione di forza mascolina bensì un codardo degrado: «La violenza verbale, fisica e sessuale che si esercita contro le donne in alcune coppie di sposi – ammonisce il Pontefice – contraddice la natura stessa dell’unione coniugale».

Da stigmatizzare, inoltre la pratica dell’utero in affitto, la strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica, ma anche la posizione di chi ritiene che molti problemi attuali si sono verificati a partire all’emancipazione della donna: «Questo argomento non è valido – conclude Papa Bergoglio -, è una falsità, non è vero. È una forma di maschilismo. Sulle questioni bioetiche e morali, siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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