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“Grazie Signore perché questa Chiesa mi sta forgiando alla fedeltà a Te”

"L’impegno per i giovani - ricorda don Marco Pagniello, direttore dell'Ufficio diocesano Vocazioni - è pregare il rosario, perché guardando a Maria sappiano dire il loro sì, un impegno per tutti, ma a noi più grandi è affidato il rosario, perché pregando possiamo chiedere al padrone della messe di inviare operai per la sua messe"

Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo Valentinetti, rendendo grazie al Signore per la sua vita nella Veglia di preghiera per la Giornata mondiale delle Vocazioni

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

«Vogliamo imparare a dire ancora di più grazie al Signore, per i tanti doni che ha fatto e fa continuamente alla nostra vita. Vogliamo imparare da Maria a dire grazie così come lei ha fatto. Da Maria vogliamo lasciarci guidare nell’offrire la nostra vita».

don Marco Pagniello, direttore Ufficio diocesano Vocazioni

don Marco Pagniello, direttore Ufficio diocesano Vocazioni

Con queste parole ieri sera don Marco Pagniello, direttore dell’Ufficio diocesano Vocazioni, ha concluso la veglia di preghiera in occasione della Giornata mondiale delle vocazioni di domenica dal tema “Ricco di misericordia… ricchi di grazie”, che si è svolta presso la parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata in Pescara.

Per l’occasione, i partecipanti hanno ricevuto in dono un rosario, fatto a mano dai ragazzi della parrocchia: «L’impegno per i giovani – ricorda don Marco – è pregare il rosario, perché guardando a Maria sappiano dire il loro sì, un impegno per tutti, ma a noi più grandi è affidato il rosario, perché pregando possiamo chiedere al padrone della messe di inviare operai per la sua messe».

Una veglia preghiera culminata con l’adorazione eucaristica guidata dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, il quale ha sostituito la tradizionale omelia con una testimonianza personale. Un dialogo a braccio, interrotto da alcuni momenti di commozione, a tu per tu con Dio per rendergli grazie di quanto compiuto nella sua vita:

«Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore. E questa sera voglio veramente invocarlo il nome del Signore, perché mi ha colmato e riempito di grazie. Abbiamo iniziato questa veglia riascoltando il Magnificat, le parole con cui Maria ringraziava il Signore, il canto forse più bello e più perfetto per dire grazie al Signore. Ma quante volte abbiamo già meditato sul Magnificat e credo che ogni persona, ogni battezzato fa sue le parole di Maria per dire grazie. E questa sera io voglio dire grazie al Signore per la mia vita, la mia vocazione e i doni che mi ha fatto. E allora abbiate pazienza, perché ci sono parecchi grazie che devo dire al Signore.

Grazie Signore per la mia zia Esterina, anziana e completamente cieca, che però sulle sue ginocchia mi ha insegnato la fede, le preghiere, ad incontrare Gesù e ad incontrare Maria nella corona del rosario, fin da quando avevo 4 anni. E non contenta di darmi tutto quello di cui la sua fede si era nutrita da tanti anni, appena ho avuto la possibilità mi ha chiesto di poter andare insieme a messa: io, il suo bastone nella cecità, e lei mia sapienza nella fede e lì, a piccolissimo, o Gesù ti ho incontrato a 4 anni per la prima volta. Ho sentito la mia prima messa e mia zia, nonostante fosse cieca, ha preparato per me la mia veste nera e la piccola cotta bianca, ancora nel baule della mia casa tra i ricordi più cari.

Grazie o Signore per la mia mamma e il mio papà, che hanno raccolto questo seme che era stato seminato nel mio cuore e non l’hanno impedito, l’hanno incoraggiato nonostante le difficoltà della vita, nonostante le malattie purtroppo ripetute della mia mamma e le fatiche del mio papà, che molto spesso si trovava da solo a lavorare per la famiglia. Grazie per tutte le volte che, nonostante io fossi abbastanza piccolo, il mio papà mi ha chiesto di aiutarlo, di stargli accanto. e poi, quando ho manifestato il desiderio di entrare in seminario, grazie perché sulle prime sono stati resistenti, ma poi si sono lasciati convincere. Grazie Signore Gesù per quelle calde lacrime della mia mamma, il 30 settembre 1968, quando insieme al mio papà mi ha accompagnato al Seminario regionale di Chieti. Con quelle lacrime ha espresso tutta la fatica del lasciarmi andare, ma anche tutto l’amore mamma poteva dare in quel momento al suo figliuolo.

Grazie o Signore, perché nel tempo della mia formazione sono state tante le esperienze meravigliose e forti che tu mi hai dato da fare. Mi hai preparato al dolore e alla malattia, che bussava fortemente alla porta della mia casa, donandomi tanti fratelli e tante sorelle ammalati che ho potuto conoscere ai piedi della Madonna di Loreto e ai piedi della Madonna di Lourdes. Grazie, perché tutto questo è stata una palestra di vita, di fede, di preghiera che sapeva dire grazie anche quando la sofferenza ha bussato troppo forte alla porta della mia famiglia e del mio cuore. Grazie o Signore, perché tra tutti questi malati ce n’è stato uno di cui mi hai fatto sentire tutta la fraternità. Si chiamava Vittorio, ora nella gloria dei cieli, spero. Tetraplegico, intelligentissimo, compositore di musica perché l’aveva studiata grazie alla pazienza e all’amore di don Ottavio De Cesaris, insegnante di musica del Seminario regionale. E grazie alla sua mamma che, sotto dettatura del figlio, scriveva le note sulle righe e sugli spazi del pentagramma. Che miracolo d’amore, che miracolo di visione di paradiso in quella realtà, per quella musica tante volte ascoltata e finalmente tante volte eseguita in pubblico.

Grazie Signore per gli anni della formazione a Roma (presso l’Almo Collegio Capranica), grazie per avermi dato la possibilità di incontrare Papa Paolo VI più di una volta e conoscere il suo animo fino in fondo, ed essere stato ministrante in una delle sue ultime liturgie eucaristiche, quando il dolore dell’artrosi e quello del tumore lo stavano divorando. Non dimenticherò mai la smorfia di dolore che fece davanti a noi, mentre si accingeva a fare il lavabo nella celebrazione eucaristica. Grazie o Signore, per tutti gli amici nuovi che in quella stagione mi hai fatto incontrare e per quegli anni e quei mesi che ho vissuto nella tua terra. Tanti ebrei amici, tanti palestinesi amici, eppure ancora oggi in difficoltà perché la pace in quel luogo non c’è.

Grazie o Signore per il mio sacerdozio, per gli anni in cui mi hai affidato le parrocchie di Cristo Re, Maria santissima immacolata, San Giuseppe e San Gabriele (nella diocesi d’origine di Lanciano-Ortona). È stato un tempo straordinariamente bello, profondo, vissuto dal mattino alla sera, si saltava intensamente a qualsiasi ora del giorno e della notte per poter vivere intensamente quel ministero che Tu, o Signore, avevi messo nelle mie fragili mani e nelle mie fragili espressioni d’amore. È stato il tempo bello, il tempo della fatica e, ripeto ancora, dell’esperienza della malattia nella mia famiglia. È stato anche il tempo in cui, qualche volta, mi hai fatto conoscere anche la meraviglia del mio peccato. E allora Signore grazie, perché mi hai sempre fatto incontrare un fratello che mi diceva continuamente “Il Signore ti ha perdonato”.

E poi Signore, come non dirti grazie per il 20 marzo dell’anno 2000 quando, attraverso coloro che erano deputati a tutto questo, mi hai fatto arrivare la proposta di poterti seguire sempre di più e sempre meglio nell’episcopato. Mi hai dato Signore Gesù, attraverso quelle persone, poco tempo per decidere, quattro ore, ma ti ringrazio perché in quelle quattro ore ho fatto una lunga passeggiata , sono entrato nella chiesa del Miracolo eucaristico di Lanciano, sono andato ai piedi della Madonna del ponte e lì ti ho detto Signore “Maria, se è questo che tu vuoi, sostienimi e incoraggiami”. E il mio vescovo che riceveva quella proposta , rispondendo a chi glie l’aveva chiesto, disse una frase “Se deve dire sì, dirà di sì”. E ho detto sì.

E poi grazie Signore, perché mi hai regalato subito una bellissima sposa, la Chiesa di Termoli-Larino dove ho vissuto anche lì intensamente i mie primi 5 anni e mezzo di episcopato. Esperienza bella, forte, gioiosa, ma poi i tuoi disegni erano diversi ed eccomi qui con questa sposa, la Chiesa di Pescara-Penne. Non finirò mai o Signore di renderti grazie per quello che mi hai dato, perché questa Chiesa mi sta forgiando alla fedeltà a Te, questa Chiesa mi sta insegnando quanto dev’essere importante amarti e amarti fino alla fine in silenzio, senza rumore, in pace, in umiltà, ma sicuramente per il bene di questo popolo che Tu o Signore hai affidato alla mia vita, così come a questo popolo hai affidato la mia stessa vita.

Grazie Signore per i sacerdoti di questa Chiesa, i religiosi e le religiose, tutti quelli che ho incontrato fino adesso. Grazie per gli operatori pastorali, grazie per le esperienze belle che stiamo facendo insieme, forse qualche volta un po’ troppo all’avanguardia, ma forse necessarie per poter comprendere quella parola che Papa Francesco sta usando, in questi ultimi tempi, nel suo ministero: “Un popolo che evangelizza un altro popolo”.

Grazie o Signore, pensando proprio a Papa Francesco, a Papa Giovanni Paolo II che mi ha voluto vescovo. Grazie a Papa Benedetto, che mi ha inviato qui a Pescara, grazie Signore per Papa Francesco a cui dobbiamo tutti preghiera per lui e gratitudine, perché ci sta dicendo non solo gli insegnamenti della fede e della misericordia, ma anche la testimonianza della sua vita. Non finirò mai o Signore di ringraziarti, di benedirti, di lodarti perché Tu sei ed eri, sei e sarai sempre il Signore della mia vita. Amen».

About Davide De Amicis (2487 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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