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“I migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie”

"L’Europa - ammonisce Papa Francesco - è la patria dei diritti umani, e chiunque vi metta piede dovrebbe poterlo sperimentare. Invece purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini"

Lo ha ricordato ieri Papa Francesco, che ha visitato l’isola greca di Lesbo da mesi luogo di sbarco e di ospitalità per migliaia di migranti in fuga dalla guerra

I migranti di Lesbo, commossi, salutano Papa Francesco

«I migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie». Lo ha affermato ieri Papa Francesco, nel discorso tenuto al presidio della guardia costiera nel porto di Mytilene incontrando con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e con l’arcivescovo di Atene Ieronymos le autorità, la cittadinanza e la comunità cattolica di Lesbo per fare memoria delle vittime delle migrazioni: «Da quando Lesbo è diventata un approdo per tanti migranti in cerca di pace e di dignità – esordisce il Papa, ringraziando il presidente Pavlopoulos per l’invito -, ho sentito il desiderio di venire qui ringraziando esprimendo ammirazione al popolo greco che, nonostante le gravi difficoltà da affrontare, ha saputo tenere aperti i cuori e le porte, mettendo a disposizione il poco che aveva per condividerlo con chi era privo di tutto».

Il Pontefice ha ricordato anche la generosità di altre nazioni circostanti, che fin dai primi momenti hanno accolto con grande disponibilità moltissimi migranti forzati e ha espresso apprezzamento per la presenza generosa di tanti volontari e di numerose associazioni che, insieme alle diverse istituzioni pubbliche, hanno portato e stanno portando il loro aiuto. Francesco ha quindi rinnovato un accorato appello alla responsabilità e alla solidarietà, di fronte a una situazione tanto drammatica.

Papa Francesco, Bartolomeo I e Ieronymos lanciano una corona di fiori in memoria delle vittime del mare

Papa Francesco, Bartolomeo I e Ieronymos lanciano una corona di fiori in memoria delle vittime del mare

Nel sottolineare le condizioni critiche, l’ansia, la paura, a volte la disperazione di molti profughi per i disagi e l’incertezza del futuro, ha definito comprensibili e legittime le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, qui in Grecia come in altri Paesi d’Europa; tuttavia, ha ammonito: «Non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie. L’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque vi metta piede dovrebbe poterlo sperimentare. Invece purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini».

Quindi il Santo Padre è tornato a rivolgersi agli abitanti di Lesbo: «Voi – sottolinea – dimostrate che in queste terre, culla di civiltà, pulsa ancora il cuore di un’umanità che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un’umanità che vuole costruire ponti e rifugge dall’illusione di innalzare recinti per sentirsi più sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anziché aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri».

Ne è convinto Papa Bergoglio: «Per essere veramente solidali con chi è costretto a fuggire dalla propria terra – il monito del Sommo Pontefice -, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realtà: non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali».

Per Francesco è anzitutto necessario costruire la pace: « – continua – dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove. Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte; vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza. Va invece promossa senza stancarsi la collaborazione tra i Paesi, le Organizzazioni internazionali e le istituzioni umanitarie, non isolando ma sostenendo chi fronteggia l’emergenza».

Il discorso di Papa Francesco a Lesbo

Il discorso di Papa Francesco a Lesbo

Di qui l’auspicio che abbia successo il primo vertice umanitario mondiale, in programma a Istanbul il mese prossimo: «Solo insieme – ribadisce il Papa – si possono e si devono cercare soluzioni degne dell’uomo alla complessa questione dei profughi. E in questo è indispensabile anche il contributo delle Chiese e delle Comunità religiose. La mia presenza qui insieme al Patriarca Bartolomeo e all’Arcivescovo Ieronymos, sta a testimoniare la nostra volontà di continuare a collaborare perché questa sfida epocale diventi occasione non di scontro, ma di crescita della civiltà dell’amore».

Di fronte alle tragedie che feriscono l’umanità, ha poi assicurato ancora il Pontefice, Dio non è indifferente, non è distante: «Egli è il nostro Padre – aggiunge -, che ci sostiene nel costruire il bene e respingere il male. Non solo ci sostiene, ma in Gesù ci ha mostrato la via della pace. Di fronte al male del mondo, Egli si è fatto nostro servo, e col suo servizio di amore ha salvato il mondo. Questo è il vero potere che genera la pace».

Per Francesco, solo chi serve con amore costruisce la pace: «Il servizio fa uscire da sé stessi – conclude – e si prende cura degli altri, non lascia che le persone e le cose vadano in rovina, ma sa custodirle superando la spessa coltre dell’indifferenza che annebbia le menti e i cuori». Un ringraziamento, infine, in greco: «Eucaristw!».

About Davide De Amicis (2421 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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