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Bagnasco: “Unioni civili in attesa del colpo finale con l’utero in affitto”

"Il matrimonio - denuncia ancora Bagnasco - tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva, che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Senza contare che la complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia, per cui occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con papà e una mamma capaci di creare insieme un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva"

Questo il duro atto di condanna rivolto dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nel secondo giorno di Assemblea generale dei vescovi italiani

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, interviene all'Assemblea generale dei vescovi italiani

Famiglia e lavoro sono stati i temi principali al centro della relazione odierna del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, all’Assemblea generale dei vescovi italiani che si svolge fino a giovedì in Vaticano.

Particolarmente deciso l’affondo sulle unioni civili, definitivamente approvate dalla Camera la scorsa settimana: «Non si comprende – afferma Bagnasco – come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze, già per altro previste dall’ordinamento giuridico, ma a schemi ideologici».

Legge sulle unioni civili che: «Sancisce di fatto – accusa il presidente della Cei – un’equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse. In realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà».

A questo punto, il porporato ha ricordato come la famiglia si fondi sul matrimonio, citando il messaggio congiunto di Papa Francesco e del Patriarca russo Kirill: «Un atto libero e fedele – sottolinea il cardinale Bagnasco – di amore di un uomo e una donna. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità, come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, viene estromesso dalla coscienza pubblica».

E ancora, ricordando le parole del Papa, il presidente dei vescovi italiani ha ribadito come la famiglia sia fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale: «Il matrimonio – denuncia ancora Bagnasco – tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva, che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Senza contare che la complementarietà sta alla base del matrimonio e della famiglia, per cui occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con papà e una mamma capaci di creare insieme un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio».

Quindi un rimando alla teoria del gender: «È sempre alle porte in modo strisciante – ribadisce -, Francesco ha più volte ripetuto che è uno sbaglio della mente umana, esprimendo anche il dubbio se non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa confrontarsi con essa. Non si comprende come queste affermazioni, tanto chiare di Papa Francesco, e ribadite a più riprese dai vescovi passino costantemente sotto silenzio, come se mai fossero state pronunciate o scritte».

I vescovi italiani all'iterno dell'aula del Sinodo

I vescovi italiani all’iterno dell’aula del Sinodo

Ma il contesto difficile che sta affrontando attualmente la famiglia italiana non vede solo ombre, ma anche luci: «Si vedono – constata il cardinale – segnali positivi di sostegno e promozione della famiglia che, oltre ad essere il grembo naturale della vita, è palestra di umanesimo, di virtù civili, di socialità e di educazione nell’intreccio di generazioni e di generi, primo ammortizzatore sociale. Ma tali segnali hanno bisogno di essere incentivati e, soprattutto, di diventare strutturali».

È la ricetta della Chiesa italiana per la famiglia, che va sostenuta rilanciando dapprima la natalità: «Finalmente – constata il presidente della Cei -, dopo anni che lo richiamiamo, oggi perlomeno si parla di inverno demografico. L’immagine, seppur efficace, non suscita però ancora la necessaria coscienza della gravità».

I dati Istat, infatti, rimangono impietosi: quelli del 2015 sono i dati peggiori dall’unità d’Italia. E Bagnasco li ha snocciolati: «Lo scorso anno – ricorda -, a fronte di 653.000 decessi, le nascite sono state 488.000, mentre 100.000 italiani hanno lasciato il Paese. La demografia è un indicatore decisivo dello stato di salute di un Paese, specialmente occidentale, dove lo sviluppo economico e lavorativo, insieme ad una cultura densa di ideali e valori, suscitano speranza nel domani e coraggio nel generare nuove vite, assumendo con fiducia la missione educativa dei figli».

Questa l’analisi del presidente dei vescovi italiani, che si è chiesto: «Che cosa sta facendo lo Stato perché si possa invertire la tendenza? Di qui l’urgenza di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico». La messa in atto del cosiddetto “fattore famiglia”, per la Cei, sarebbe già un passo concreto e significativo.

E poi la perenne carenza di lavoro, che appesantisce il nostro Paese: «Vorremmo poterlo vedere più sereno – auspica il cardinale Angelo Bagnasco -, occupato nel lavoro, proiettato con fiducia verso il futuro, incoraggiato dalle prospettive dei giovani, lieto nell’intreccio di generazioni che si guardano con simpatia, fiducia, solidarietà. Gli indicatori che si leggono, purtroppo, non sembrano andare in questa direzione».

Questo il suo grido d’allarme: «Dall’inizio della crisi – ricostruisce il porporato – l’occupazione è caduta del 4,8%, una delle contrazioni più rilevanti in Europa. I dati ricorrenti dicono che la fascia tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro è prossima al 40%, contro il 22% della media europea. In termini percentuali siamo i peggiori, subito prima della Bulgaria».

Il cardinal Bagnasco ha espresso, inoltre, forte preoccupazione anche per gli adulti che, una volta perso il lavoro, si trovano nella difficoltà a rientrarvi: «Con grave danno per le proprie famiglie – ribadisce – oltre che per la propria dignità».

Di conseguenza, l’altro dramma della povertà: «Il peso della vita quotidiana – riflette Bagnasco -, alla ricerca dei beni essenziali, diventa sempre più insostenibile, compreso il bene primario della casa. La povertà assoluta investe 1,5 milioni di famiglie, per un totale di 4 milioni di persone, il 6,8 per cento della popolazione italiana! Mentre la platea dei poveri si allarga, inglobando il ceto medio di ieri, la porzione della ricchezza cresce e si concentra sempre più nelle mani di pochi, purtroppo a volte anche attraverso la via della corruzione personale o di gruppo. Le nostre parrocchie vedono le file di coloro che cercano un pasto alle nostre mense: sono stati ben 12 i milioni di pasti distribuiti nel 2015».

Per questo, il cardinale ha posto richieste importanti alla politica: «I responsabili della cosa pubblica – s’interroga -, i diversi attori del mondo del lavoro, che cosa stanno facendo che non sia episodico ma strutturale? La Chiesa, da parte sua, continuerà a fare tutto quanto le è possibile per stare accanto alla gente, mettendo in campo ogni risorsa. Dalle forze di tantissimi volontari alle risorse dell’8 per mille che, oltre a permettere un clero totalmente disponibile, consente di venire incontro alle enormi richieste della carità e del mantenimento delle opere pastorali».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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