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Apologia di Sgarbi

Sgarbi è esibizionista, provocatore, "senza famiglia"? A noi fa venire in mente Socrate: chi vive la vita come un cómpito, fino all'ultimo.

sgarbi baraNon so quanti lettori abbiano avuto una colica renale, comunque tutti saprete che trattasi di dolore acutissimo, che dicono essere addirittura superiore a quello del parto. E Vittorio Sgarbi, ieri, che fa? Ricoverato proprio per una colica renale, seduto su un letto dell’ospedale di Bergamo, ha trovato la voglia di rilasciare un’intervista video al Corriere della Sera, guarda caso in zona, per stroncare l’installazione “The floating pears” di Christo – la passerella colorata sul lago d’Iseo, per intenderci. Non è la prima volta: qualche mese fa, dopo aver subito un’operazione d’urgenza per ischemia cardiaca, steso sul letto con tanto di camice operatorio d’occasione, Sgarbi ha voluto registrare un video nel quale annunciava deciso:«Tornerò a rappresentarmi». In un momento di dolore, di paura per la propria salute, quando l’istinto di sopravvivenza dovrebbe avvinghiare a sé, perché un uomo preferisce registrare interviste invece di gustare lo scampato pericolo? “Esibizionismo” rispondono alcuni; “solitudine” ribattono molti; “è un raccomandato” sentenziano altri. Insomma: Sgarbi sarebbe un uomo senza famiglia, narcisista e privilegiato fino alla terapia intensiva, capace di sentirsi vivo solo davanti ad un “pubblico”. Sarà questo, solo questo, in parte questo?

Riflettendo, la vicenda di Sgarbi ci ha richiamato alla memoria l’Apologia di Socrate e il Fedone, opere di Platone dedicate alla morte di Socrate. Una bella morte, a pensarci bene. Condannato alla pena capitale dopo un processo ingiusto, Socrate è prossimo a bere la cicuta. Non è solo: è circondato dai suoi discepoli, insieme a Santippe, la moglie, che accompagna i figli. Socrate dopo essersi intrattenuto a parlare con i familiari, fatte le raccomandazioni dovute, invita le donne e i figlioli ad andare via, e torna a parlare con i discepoli. Che fare del suo ultimo giorno, aspettando la morte con i discepoli? Semplicemente quello che vuole, con chi vuole, e che in sostanza ha sempre fatto per tutta la vita: «Mi sembra cosa assai naturale, per chi sta per andarsene all’altro mondo, indagare e fantasticare su questo viaggio e su come egli se lo immagina. E poi, cosa potremmo fare di meglio, in tutto questo tempo, fino al tramonto?» (Fedone,V). Dunque Socrate passerà le ultime ore a parlare con gli amici discepoli, dedicandosi completamente alla conversazione filosofica, sola ed unica passione della sua vita. Morirà svolgendo con dedizione ciò per cui era vissuto: vagare a piedi nudi lungo le strade di Atene, sotto un mantello sdrucito, per insegnare agli altri a concatenare ragionamenti invece che vuoti sofismi. Anche l’ultimo giorno della propria vita diventa per Socrate occasione per applicarsi al “dialogo filosofico”, la maieutica, ragionando sulla morte e l’immortalità dell’anima. Se far da levatrice agli altri, far partorire le menti, era il compito che aveva ricevuto dal dio, Socrate muore confortando i discepoli, parlando del destino dell’anima, fino a spiegare loro cosa avviene al corpo devastato dal veleno: «E così risalendo via via con la mano, ci fece vedere come egli si raffreddasse e irrigidisse. E ci disse che quando il freddo sarebbe giunto al cuore egli sarebbe morto» (Fedone, LXVI). La morte è la separazione dell’anima dal corpo, quindi, nulla da temere: liberata dalla servitù del corpo, l’anima sarebbe entrata in contato diretto con la verità. Conoscere se stesso e gli altri: questo era il compito di Socrate, e questo fece fino all’ultima ora.

E tutto ciò con Sgarbi cosa c’entra? In momenti di grave pericolo per la vita, vedere un uomo con ostinazione, coraggio, prestanza, perfino spavalderia, restare fedele al proprio lavoro e a sé stesso – compreso essere un comunicatore e un provocatore – ci dà un buon insegnamento. Occuparsi di se stesso e degli altri, compiendo la propria vocazione – qualunque essa sia, purché sia buona – con amore e passione, è un modo bello di vivere fino alla morte. Non lasciarti sopprimere dagli eventi dolorosi. Giocaci, provocali, inventa, fantastica: cerca fino all’ultimo di imparare dalla vita qualcosa, facendo quello che meglio sai fare per te e le persone che scegli. Questo insegna un uomo che promette in un video di tornare presto, per parlare di arte in un altro, perché lo sente come cómpito per sé e gli altri. Con ironia. Ed io che scrivo su di lui sono chiaramente: “capra!”.