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“I migranti sono figli di Dio che hanno diritto ad una vita dignitosa”

"Un nostro corridoio umanitario - ricorda Roberta Casalini, responsabile pescarese della Comunità di Sant’Egidio - che ha già permesso di far arrivare in sicurezza 280 profughi, in prevalenza siriani, dal Libano in Italia dove gruppi, associazioni e parrocchie si occupano della loro permanenza e della loro integrazione. Un’accoglienza, questa, a sua volta apportata in sicurezza grazie ai controlli d’identità svolti sul nostro territorio dalle autorità"

Lo ha affermato giovedì monsignor Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro apostolo in Pescara, presiedendo la preghiera in memoria dei migranti morti in viaggio verso l’Europa

I migranti, ospiti delle strutture Caritas ed Eta beta, che hanno partecipato alla preghiera

Hanno acceso una candela e hanno marciato fino alla Nave di Cascella guardando il mare, affidando una preghiera a quel Mar Mediterraneo che è diventata la tomba per centinaia e centinaia di loro sfortunati connazionali.

Mons. Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro apostolo in Pescara

Mons. Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro apostolo in Pescara

Questi i gesti compiuti giovedì da una delegazione di migranti africani, ospiti nelle strutture di accoglienza pescaresi di Caritas e Cooperativa Eta Beta, che ha partecipato alla preghiera in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa intitolata “Morire di speranza”, svoltasi presso la chiesa di San Pietro apostolo in Pescara, presieduta dal parroco: «Questi migranti – esordisce monsignor Vincenzo Amadio – sono figli di Dio, che hanno diritto ad avere una vita dignitosa e mentre noi viviamo la malattia del ricambio, essendo tutti diabetici e grassi come porci, ci sono quelli che vivono di stenti. Ma come pensiamo di presentarci, un giorno, noi altri davanti a Dio?».

Infatti, il brano biblico su cui è stata incentrata la riflessione era proprio l’episodio in cui l’evangelista Matteo descrivo il giudizio di Dio sull’uomo: «Nel tesario che avremo alla fine della nostra vita – osserva il parroco di San Pietro apostolo – il Signore ci chiederà “Ma tu ti sei occupato di colui che aveva sete? Ti sei occupato di colui che aveva fame? Di chi non aveva le scarpe per camminare o il vestito per coprirsi?” A quel punto una risposta la dovremo dare e allora, non facciamo più questi distinguo sui migranti che sono anch’essi figli di Dio».

Roberta Casalini, responsabile pescarese Comunità di Sant'Egidio

Roberta Casalini, responsabile pescarese Comunità di Sant’Egidio

Un momento di ricordo e raccoglimento, quello organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nella parrocchia di San Pietro apostolo a Pescara così come in altre 29 città italiane, ma anche di giubilo e condivisione per quanto concretamente realizzato a favore dell’accoglienza dalla nota organizzazione religiosa internazionale, con il sostegno della Comunità Papa Giovanni XXIII, della Tavola valdese, della Federazione delle Chiese evangeliche d’Italia e dell’Otto per mille, sotto l’egida dei Ministeri degli Esteri e degli Interni: «Un corridoio umanitario – ricorda Roberta Casalini, responsabile pescarese della Comunità di Sant’Egidio – che ha già permesso di far arrivare in sicurezza 280 profughi, in prevalenza siriani, dal Libano in Italia dove gruppi, associazioni e parrocchie si occupano della loro permanenza e della loro integrazione. Un’accoglienza, questa, a sua volta apportata in sicurezza grazie ai controlli d’identità svolti sul nostro territorio dalle autorità».

Paolo Todaro, pastore avventista

Paolo Todaro, pastore avventista

Non a caso, alla preghiera ha partecipato anche il pastore avventista Paolo Todaro, volendo anch’egli ricordare i migranti morti o dispersi durante i viaggi verso l’Europa: «I morti in questo mondo – riflette – diventano ogni giorno di più e il nostro cuore muore, morire di speranza. È vero che dobbiamo aiutare, che dobbiamo dare il pane e l’acqua, ma non basta perché abbiamo fatto troppo male in questo mondo che non ci appartiene, perché appartiene a Dio. Noi stiamo qui a ricordare tutti questi morti, inutilmente, perché erano vite che potevano vivere, erano persone che potevano dare il loro contributo alla vita, però c’è questa bella speranza che il Signore richiamerà questi morti dal mare e dalle tombe. Il Signore li farà rivivere questi morti. Ecco perché la nostra non è una memoria vana, perché queste persone e tante altre di cui non sappiamo il nome, sono scritte nel libro della vita, il Signore le richiamerà e chi di noi ha perduto una persona cara potrà riaverla, riabbracciarla».

Tornando all’iniziativa dei corridoio umanitario, attivato dalla Comunità di Sant’Egidio e dai suoi partner, esso, legalmente e pacificamente, ha permesso di salvare soprattutto i più fragili come anziani e bambini. Un risultato, quest’ultimo, rilanciato dalla Chiesa locale affinché funga da stimolo risolutivo nel dibattito politico-istituzionale sull’accoglienza: «Che meraviglia questi corridoi umanitari – conclude monsignor Amadio – e coloro che si mettono a servizio dei poveri».

About Davide De Amicis (3022 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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