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“Amarsi senza farsi male”: la Caritas pescarese torna in campo contro l’Aids

"Il contagio dell’Hiv - spiega Gabriele Celiberti, infermiere professionale presso la Casa famiglia e formatore del progetto Aids 2016 - avviene per scambio diretto di sangue (da ferita a ferita, per un ago scambiato o nell’ambito di un rapporto sessuale non protetto), ma oltre il 60% dei giovani tra i 15 e i 30 anni d’età non sanno nulla dell’Hiv e spesso vivono una sessualità inconsapevole. Anche per questo, al di là dell’Hiv, oggi assistiamo a una recrudescenza di diverse malattie sessualmente trasmissibili come la sifilide"

Questo lo slogan del progetto pescarese, promosso da Caritas Italiana, mirato ad aumentare e migliorare la conoscenza della malattia fra la popolazione

Sensibilizzare, informare e formare l’opinione pubblica, in particolare i giovani, sul tema dell’Aids: una malattia che anche a causa degli stereotipi e dei pregiudizi che la circonda, in base agli ultimi dati diffusi dall’Unicef, rappresenta ancora la seconda causa globale di morte per i ragazzi dai 10 ai 19 anni.

Stereotipi e pregiudizi persistenti che Caritas Italiana si prefigge di abbattere attraverso il progetto Aids 2016, cui la Caritas diocesana di Pescara-Penne ha aderito per il secondo anno consecutivo rilanciandolo con lo slogan “Amarsi senza farsi male”: «Abbiamo deciso di proseguire con la seconda annualità – premette Erminio Di Filippo, coordinatore del progetto per la Caritas pescarese – perché al termine della nostra prima partecipazione, lo scorso anno, ci siamo resi conto di quanto all’interno delle nostre parrocchie si faccia difficoltà ad accettare l’esistenza del problema, tanto fra gli adulti quanto fra i più giovani».

Erminio Di Filippo, coordinatore pescarese del progetto Caritas Aids 2016

Erminio Di Filippo, coordinatore pescarese del progetto Caritas Aids 2016

Proprio questi ultimi, tra l’altro, hanno mostrato le maggiori lacune sul fenomeno Aids: «Sempre lo scorso anno – racconta Di Filippo -, lanciammo un concorso fotografico sul tema in alcune scuole pescaresi credendo, anche attraverso un semplice scatto fatto per strada attraverso uno smartphone, di ricevere un buon riscontro dai ragazzi. Al contrario, la loro risposta è stata inconsistente. I giovanissimi che attualmente frequentano la scuola secondaria, non si rendono conto dell’esistenza della malattia oppure non la considerano tale».

Altre forti motivazioni, queste, che hanno indotto la Caritas diocesana di Pescara-Penne a proseguire l’esperienza del progetto, che alla ripresa del prossimo anno scolastico tornerà a varcare i cancelli delle scuole locali, per stimolare e coinvolgere nuovamente i giovani, attraverso la somministrazione di test conoscitivi, l’organizzazione di incontri formativi e informativi e ancora una volta l’indizione di un concorso, che li porti a realizzare del materiale utilizzando al meglio le loro specifiche competenze (dal disegno alla danza, passando per la musica). Materiale che poi sarà selezionato per la campagna pubblicitaria del progetto e dell’evento finale che lo concluderà,

Tuttavia, prima di passare alla fase realizzativa del progetto, gli operatori hanno partecipato a due incontri formativi presso la Casa famiglia “Il Samaritano”: la struttura che la Caritas ha aperto a Pescara nel 1999, in collaborazione con la Asl di Pescara e il reparto di Malattie infettive dell’Ospedale Civile, per ospitare e assistere fino a dieci malati di Aids.

Il primo dei due incontri è stato incentrato sull’aspetto clinico della patologia, da come si contrae il virus dell’Hiv, per poi approfondire il decorso e l’impatto della malattia sullo stile di vita della persona: «Il contagio dell’Hiv – spiega Gabriele Celiberti, infermiere professionale presso la Casa famiglia e formatore del progetto Aids 2016 – avviene per scambio diretto di sangue (da ferita a ferita, per un ago scambiato o nell’ambito di un rapporto sessuale non protetto), ma oltre il 60% dei giovani tra i 15 e i 30 anni d’età non sanno nulla dell’Hiv e spesso vivono una sessualità inconsapevole. Anche per questo, al di là dell’Hiv, oggi assistiamo a una recrudescenza di diverse malattie sessualmente trasmissibili come la sifilide».

Da questa considerazione bisogna ripartire per invertire questa pericolosa tendenza: «Le parole chiave – osserva l’infermiere – sono informazione, prevenzione, igiene e soprattutto ricostruzione di una moralità pubblica».

Un’esperienza concreta, come quella di un infermiere al lavoro tra i malati di Aids, è stata anche utile per fare chiarezza e confutare alcune false credenze sulla malattia e quindi sul modo di relazionarsi con un malato: «Sapendo chi si ha di fronte – precisa Celiberti -, bisogna mettere in pratica le basilari norme d’igiene e profilassi nell’avere un contatto con loro. Ciononostante, sono persone che si possono tranquillamente abbracciare, afferrare per mano o invitare per un pranzo insieme».

Tornando alla Casa famiglia “Il samaritano”, oltre all’infermiere e a un cuoco, sono sette gli operatori che vi lavorano con il sostegno di molti volontari e il coordinamento di un responsabile di struttura: «La nostra – racconta Alessio Giansante, già responsabile della Casa famiglia – è l’unica struttura in Abruzzo che prende in carico persone di Hiv-Aids, cercando di elaborare un progetto su di loro. Si tratta di persone prive di una rete familiare a supporto, spesso con problemi economici, di tossicodipendenza o di disagio sociale essendo anche senza fissa dimora, che cerchiamo di portare a condurre una vita più dignitosa».

Questo percorso, parte comunque dalla cura della malattia per poi comprendere anche un iter di riabilitazione sociale: «Il principio – sottolinea Giansante – è quello di stabilire una terapia, somministrando ai malati farmaci efficaci, per curare la malattia. Laddove possibile, poi, si procede a un reinserimento nell’ambiente familiare e lavorativo».

Insomma, l’obiettivo è innanzi tutto quello di restituire dignità a questi utenti: «Sui quali – aggiunge l’ex responsabile della Casa famiglia “Il samaritano” – impostiamo un percorso individualizzato, volto a valutare le loro capacità residue. Non si tratta solo di tossicodipendenti, perché spesso abbiamo a che fare anche con psichiatrici con i quali anche aspetti quali la cura dell’igiene personale e la gestione del denaro devono essere vagliati».

Un percorso, quello della struttura pescarese, che frequentemente produce risultati positivi: «A volte ci siamo riusciti – ammette Alessio Giansante – e a volte no, ma la maggior parte di persone da noi seguite ha ottenuto buoni risultati. Chiaramente, il punto di arrivo ottimale è il reinserimento sociale di chi ha le capacità e le possibilità di poter vivere una vita autonoma».

Terminata la fase formativa, l’equipe di progetto con l’estate è passata subito alla fase operativa con la realizzazione di una serie di video-interviste a giovani pescaresi incontrati casualmente sul lungomare di Pescara o, in alternativa, contattati attraverso conoscenti. Tutto questo per tastare loro il polso sulla conoscenza dell’Hiv-Aids: un esperimento, che ha permesso di costatare come spesso i ragazzi confondano la sieropositività con la malattia conclamata, oppure non ne conoscano neanche la differenza, parlando comunque di prevenzione praticando rapporti sessuali protetti senza comunque avere le idee chiare sulle reali vie di contagio del virus.

Interviste significative che, fin dall’autunno, saranno utilizzate nei nuovi incontri che gli operatori Caritas terranno in otto parrocchie pescaresi. Infatti, dopo le difficoltà riscontrate nella prima annualità del progetto, per l’edizione 2016 si farà affidamento anche alle video-interviste, oltre che a testimonianze dirette, da proiettare nell’ambito di assemblee parrocchiali al fine di motivare i fedeli di almeno tre delle otto parrocchie a partecipare a un successivo percorso di confronto e approfondimento sul tema.

Anche l'arcivescovo Valentinetti, interverrà all'evento conclusivo del progetto Aids

Anche l’arcivescovo Valentinetti interverrà alla Giornata mondiale dell’Aids 2016

Intanto, il progetto prosegue anche presso la Casa famiglia “Il samaritano” dove la compagnia teatrale “Deposito dei segni” ha già avviato un laboratorio teatrale, con l’obiettivo di individuare eventuali “attori” da coinvolgere nella realizzazione di uno spettacolo teatrale che sarà portato in scena in occasione della serata conclusiva del progetto Aids 2016, il prossimo 1 dicembre, quando ricorrerà la Giornata mondiale dell’Aids.

Lo spettacolo teatrale, sarà anticipato da un momento di riflessione e da un dibattito, ampliamente pubblicizzato sul territorio, animato dalla presenza dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, del direttore della Caritas diocesana Pescara-Penne don Marco Pagniello, nonché dal personale del reparto Malattie infettive dell’Ospedale Civile di Pescara.

About Davide De Amicis (2686 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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