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Preferirei di no!

Il raggiungimento della maggiore età e la relazione adulti-giovani. Consigli di lettura e non solo.

Con leggerezza, partendo da Papa Francesco passando per Umberto Curi e Melville si prova a fare un po’ di ordine nel disordine del rapporto giovane-adulto.

A. Zadorine - Open door (2004)

Nella rivoluzionaria esortazione apostolica Evangelii gaudium, precisamente al numero 64, Papa Francesco osserva:«Il processo di secolarizzazione […], ha prodotto […] un progressivo disorientamento generalizzato, specialmente nella fase dell’adolescenza e della giovinezza».

Ovviamente il problema è generalmente avvertito anche da altre figure di rilievo, ma la riproposizione da parte del Pontefice va letta, probabilmente, come un segnale di un allarme che si fa sempre più forte vista la mancanza di un vero dibattito sulla questione; nell’ ultimo periodo ci si è “limitati” a concentrare l’attenzione sull’ adolescente e sul giovane tralasciando, invece, le radici di quel disorientamento che i ragazzi vivono e che sono anch’ esse investite dal processo di secolarizzazione suddetto: le figure genitoriali e gli adulti in genere.

U. Curi -La porta stretta -

U. Curi -La porta stretta –

Facendo una passeggiata per una qualsiasi città si nota sempre più una tendenza da parte degli adulti – non solo dei ragazzi, purtroppo – a rimanere isolati, ognuno per conto proprio fissi sullo schermo di uno smartphone, o semplicemente immersi nei loro pensieri, poco vigili su quello che li circonda. Come giudicare un tale atteggiamento? Sono già state molte le ipotesi avanzate per spiegarlo e non è mia intenzione né ricordarle né tantomeno fornire soluzioni alternative. Vorrei semplicemente provare ad avanzare una proposta prendendo spunto da un libro che val la pena di leggere: La porta stretta. Come diventare maggiorenni (Bollati Boringhieri, 2015). L’autore, Umberto Curi, è professore emerito di Storia della Filosofia all’Università di Padova e nel saggio, tramite vari testi letterari, filosofici e religiosi cerca di dimostrare come il cammino per giungere all’adultità sia irto di ostacoli e non preveda una vera tappa conclusiva. Diventare maggiorenni è per Curi un processo sostanzialmente inconcludibile, fatto di andate e ritorni.

I primi capitoli del libro sono dedicati all’interpretazione del Sofista platonico come una guerra compiuta dai protagonisti per liberarsi dal giogo del Padre (la figura di Socrate) e così emanciparsi e affermare il proprio io; all’opposto, Curi pone la totale obbedienza al Padre e lo svuotamento del proprio essere compiuto da Abramo e san Francesco, percorso scelto come via per uscire dalla minorità.

Hermann Melville

Hermann Melville

Una delle figure “di mezzo”, a equa distanza dall’ approccio guerresco di cui il filosofo legge in Platone e quello di totale abbandono tipico dei personaggi cristiani, è quella di Bartleby lo scrivano, presente in un racconto omonimo di Melville e così descritto dallo stesso autore statunitense: «[una figura] sbiadita nella sua decenza, miserabile nella sua rispettabilità, disperata nella sua solitudine». Nel racconto lo scrittore sottolinea come il ruolo di Bartleby all’interno dello studio dell’Avvocato per il quale lavora (non è possibile qui ripercorrere le tappe della vicenda, se ne consiglia la lettura) è semplicemente quello di copiare degli atti «silenziosamente, pallidamente, meccanicamente». Svolgere questo compito senza aggiungere nulla di suo, ed è solo ed esclusivamente questo che lui vuole fare; il momento di crisi è evidente nel momento in cui gli si propone di fare altro: esaminare e giudicare un documento. Di fronte a questa prospettiva Bartleby risponde con un «Preferirei di no»; a detta di Curi così facendo lo scrivano: «infrange la compattezza della non contraddizione, mostra concretamente la possibilità di andare oltre […] la secca alternativa fra il parricidio e la “kénosis”, fra la ribellione e l’obbedienza», compie la cosiddetta «mossa del cavallo», aggira l’ostacolo, non creando però fratture.

La chiave di lettura di Bartleby proposta dal filosofo potrebbe essere paragonata (e qui si va oltre e fuori da quanto il saggista veronese vuole proporre), al ruolo dell’adulto nel mondo odierno: è padre/madre, educatore che sente il più delle volte la responsabilità verso i più piccoli (difficilmente i ragazzi rimangono privi dei bisogni essenziali), ma nella relazione raramente aggiunge qualcosa di suo. Il compito educativo diventa una piatta riproposizione di schemi che però non sono più applicabili con la stessa efficacia in un mondo oramai secolarizzato. Per provare a raggiungere la maggiore età l’adolescente (e il giovane) ha bisogno non di adulti perfetti che rispondano a qualsiasi loro esigenza meccanicamente, ma di figure che siano specchi nei quali possano guardarsi e identificarsi. Il vero adulto è quello che ha raggiunto la libertà necessaria per mostrare anche i suoi difetti, le sue difficoltà, i suoi sforzi. E inoltre è capace di guardare con creatività al compito educativo che egli è chiamato a svolgere, ripensando, se necessario, anche gli spazi e i tempi.

In conclusione, l’adulto è colui che alle domande di senso, di presenza efficace, dei giovani che oggi vivono la situazione di disorientamento, evita di rispondere con un «Preferirei di no», optando invece per un deciso «Eccomi!».

About Luca Mazzocchetti (13 Articles)
Nato il 2 luglio del 1985. Studia Lettere moderne all'Università "G. D'Annunzio"di Chieti e poi Didattica dell'italiano come L2 e LS presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere nella sede di Pescara della stessa Università. Ora alla Scuola vaticana di biblioteconomia. Docente e bibliotecario presso l' ISSR "G. Toniolo" di Pescara.