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Il Petrarca appassionato

La lettura della Senile XVI,1 ci fa conoscere un lato diverso del famoso poeta aretino.

Lo studio scolastico, si sa, è essenziale per la formazione delle nostre nuove generazioni, ma a volte è capace anche di produrre delle convinzioni errate che poi difficilmente paiono estirpabili. Una di queste convinzioni -facilmente riscontrabile negli studenti- è quella della noiosità del Petrarca: visto come distante e poco comprensibile, si fa di tutto per evitarne lo studio approfondito.

Petrarca era sì uomo colto, capace di altezze poetiche difficilmente avvicinabili oggi, ma anche un uomo che, come noi, era mosso dalla passione per quello che faceva e caparbio nel raggiungere i propri obiettivi. Elementi essenziali anche oggi, nella vita quotidiana.

La lettura dell’ epistola XVI,1 inviata all’uomo di legge Luca da Penne (sì, proprio di quella Penne…) presente tra le cosiddette Senili e datata 27 aprile 1373, tra le altre cose ci riporta un’immagine del poeta aretino diversa da quella diffusa spesso a scuola: quella appunto di un uomo capace di emozionarsi, per un’amicizia o per il raggiungimento di un traguardo come il possesso dei libri di Cicerone e lo studio della letteratura.

Il nostro Francesco racconta della sua passione per Cicerone nata durante l’infanzia: «Fin dalla prima mia fanciullezza, quando gli altri non studiano che in Prospero, o in Esopo, io tutto mi detti a Cicerone, vuoi per naturale simpatia, vuoi per impulso che me ne desse il padre mio», invece di studiare solo quello che gli si propone (Esopo e Prospero in questo caso), va oltre e comincia ad appassionarsi al filosofo latino i cui libri erano presenti in casa. Segue le sue inclinazioni. E continua nella lettera: «tanto era il diletto (il piacere, ndr) […] che qualunque altro libro mi venisse letto od udito parevami render suono ingrato o discorde», era tale l’amore per quell’autore che tutti gli altri gli parevano inutili e sgradevoli; sembra di sentire uno dei nostri ragazzi mentre racconta dei propri idoli.

Statua di Cicerone

Studiare e raccogliere i testi di Cicerone sono le principali occupazioni del giovane Petrarca: «[…] ed io non rifuggendo da qualunque fatica che giovasse il mio intento […], più non ristetti dal porvi ogni studio […] per darmi tutto a ricercare quanto più potessi de’ libri di Cicerone». E quando, grazie alla propria determinazione riesce a recuperare volumi rari egli dice: «Avutili, io mi tenni possessore di un tesoro».

Gli ostacoli da superare nel perseguire le proprie passioni sono molti, compreso il padre ser Petracco, che ha altri progetti per lui: «prevalendo ad ogni altro il desiderio di aprirmi una via alla ricchezza, si volle che io mi applicassi al giure civile». Per Francesco la via è quella dello studio della legge che gli permetterebbe, a detta del genitore, di vivere bene.

Questa situazione lo getta nello sconforto anche perché, per distoglierlo dai suoi propositi letterari, Petracco utilizza modi anche molto duri, come quello raccontato nella epistola: «Condannati come ostacolo ed impedimento a quello studio che reputavasi sicura fonte di grassi guadagni, io con questi occhi li vidi […], con ignobile disprezzo gettar nelle fiamme». I libri tanto amati vengono gettati nel fuoco.

La scelta di Petracco sembra non lontana da quella che molti genitori fanno oggi: progettare loro stessi un futuro per i propri ragazzi, convinti di sapere già le reali necessità e quindi non assecondando le inclinazioni che questi pian piano lasciano emergere con le conseguenze che -purtroppo- si conoscono.

Giacomo Colonna

Un valido aiuto durante i momenti di difficoltà Petrarca lo trova in quello che lui racconta essere uno dei suoi migliori amici, Giacomo Colonna: «uomo incomparabile, […] di cui non sarà che mi parta dal cuore la dolce ad un tempo ed amplissima rimembranza (il ricordo, ndr)». Costui, una volta diventato Vescovo vuole Francesco con lui, probabilmente anche per: «quel poco d’ingegno che io m’aveva, e il diletto ch’ei provava delle volgari poesie, alle quali […] volentieri io applicava la mente», l’amico diventa porto sicuro nei momenti di tristezza ma anche spinta decisiva nel mettere in gioco i propri talenti; e cosa dovrebbe fare  -anche oggi- un amico, se non questo?

La lettera continua narrando diffusamente alcune peripezie relative all’acquisizione di due libri dell’amato Cicerone e della loro perdita poco più avanti; il racconto è tra l’altro divertente e anche qui viene fuori un lato poco conosciuto del Petrarca, quello ironico. Ma qui non è possibile parlarne, e si rimanda alla lettura individuale.

Come si è visto anche per il nostro Francesco, tanti anni fa, sono state fondamentali due cose: la passione e gli amici. Cambiano i tempi ma non cambiano le necessità di vita. Soprattutto in età giovanile.

Quindi viva la passione … e viva Petrarca!

About Luca Mazzocchetti (14 Articles)
Nato il 2 luglio del 1985. Studia Lettere moderne all'Università "G. D'Annunzio"di Chieti e poi Didattica dell'italiano come L2 e LS presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere nella sede di Pescara della stessa Università. Ora alla Scuola vaticana di biblioteconomia. Docente e bibliotecario presso l' ISSR "G. Toniolo" di Pescara.