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“Guardate al Beato Nunzio e costruite la vita sulla roccia che è Cristo”

"Si dice - osserva l’arcivescovo di Napoli - “Voi siete il futuro”. Macché, voi siete il presente o non siete niente, perché il futuro lo si costruisce oggi. Sapete perché questo giovane, Nunzio, ce l’ha fatta? Perché non si è fatto prendere dalla tentazione di chi pensa che solo la ricchezza materiale può risolvere i problemi della vita. Ha accolto Cristo, ha imparato a vedere nell’eucaristia un cibo spirituale che poteva sostenerlo in quelle difficoltà immani. Anche voi, evitate la tentazione evanescente delle gioie effimere e costruite la vostra vita sulla roccia, che è Cristo poiché dice la verità"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, aprendo le celebrazioni per il bicentenario della nascita del Beato a Pescosansonesco

Il cardinale Crescenzio Sepe insieme all'arcivescovo Tommaso Valentinetti

Sarà un vero e proprio gemellaggio quello che si stringerà tra Pescara e Napoli, e le loro rispettive diocesi, unite dalla devozione per il Beato Nunzio Sulprizio: il giovane operaio, nato a Pescosansonesco (Pescara) e morto a Napoli, che nella sua vita ha vissuto il lavoro e la malattia esprimendo una fede non comune che l’ha elevato e sta continuando ad elevarlo all’onore degli altari.

Il Santuario del Beato Nunzio Sulprizio

Il Santuario del Beato Nunzio Sulprizio

Un gemellaggio aperto dalla visita illustre dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, che ieri si è fatto pellegrino al Santuario del Beato Nunzio Sulprizio (che conserva tre quarti delle reliquie, mentre un’altra parte è conservata nella parrocchia di San Domenico Soriano a Napoli), eretto nella roccia di Pescosansonesco proprio ai piedi della fonte dove il giovane Nunzio si recava a lavare la piaga sulla caviglia, aprendo le celebrazioni del bicentenario della nascita del beato operaio, che avvenne il 13 aprile 1817 nella piccola località dell’entroterra pescarese: «L’essere qui – esordisce il porporato -, diventa un momento di profonda comunione ecclesiale tra le nostre due Chiese, quelle di Napoli e Pescara. Due pastori si incontrano insieme, per rendere lode al Signore del beneficio enorme che ha dato nell’aver donato questo giovane, parte ormai dell’una e dell’altra diocesi».

Il cardinale Sepe e l‘arcivescovo Valentinetti con don Gianni Caldarelli e il sindaco Nunzio Di Donato

Il cardinale Sepe e l‘arcivescovo Valentinetti con don Gianni Caldarelli e il sindaco Nunzio Di Donato

Infatti ad accogliere e accompagnare il cardinale Sepe durante la sua giornata pescarese, c’era l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti insieme al rettore del santuario don Gianni Caldarelli e al sindaco di Pescosansonesco Nunzio Di Donato: «Siamo felici della sua presenza – sottolinea il presule, portando i saluti della Chiesa pescarese -. Il Beato Nunzio è nato, è cresciuto e ha vissuto la sua fanciullezza qui a Pescosansonesco e poi, a causa del male di cui era afflitto, è morto ed è stato sepolto a Napoli. Da qui il legame tra la città partenopea e la nostra diocesi, in particolare Pescosansonesco, dove per la prima volta arriva in visita il cardinale di Napoli».

Centinaia i giovani giunti a Pescosansonesco dall‘intera diocesi

Centinaia i giovani giunti a Pescosansonesco dall‘intera diocesi

Una visita, culminata in una Santa messa solenne presieduta dal cardinale all’interno del santuario gremito da centinaia di giovani, accorsi per celebrare il Giubileo diocesano a loro dedicato attraversando la Porta santa: «Uniti nel nome, nello spirito e nella santità di questo giovane – esordisce il cardinale Sepe, pronunciando l’omelia -, voi giovani siete venuti qui per celebrare il vostro Giubileo. Guardate a Nunzio: un giovane povero, ma ricco di Dio. Uno che a 200 anni dalla nascita è ancora un personaggio. Quale cosa più bella, quale testimonianza più forte e diretta, quale maturità interiore più sentita, nel vedere in questo giovane un esempio e un testimone di come si può e si deve vivere la giovinezza».

Una vita, quella del Beato Nunzio, vissuta in povertà estrema da quando in tenera età restò orfano di madre e padre, venendo quindi affidato alla nonna materna: «Che ha cercato di educarlo e formarlo – ricorda l’arcivescovo di Napoli -, trasmettendogli quella fede semplice, umile, ma vera e autentica in quanto radicata nella carità. Ma poi, dopo, Nunzio ha avuto bisogno di lavorare ed è stato mandato da uno zio, che io chiamerei “ziastro” perché non rispetta quel vincolo di parentela che pure poteva essere un motivo per far crescere dignitosamente questo ragazzo, che invece umilia anche umanamente».

Il cardinale Crescenzio Sepe pronuncia l‘omelia sull‘altare che custodisce le reliquie del Beato

Il cardinale Crescenzio Sepe pronuncia l‘omelia sull‘altare che custodisce le reliquie del Beato

E dalla vita del Beato Nunzio, a partire dal quadro familiare, il cardinale Crescenzio Sepe ha preso spunto per fare un paragone e una riflessione sullo stato di salute attuale delle famiglie italiane: «Per fortuna – osserva il cardinale – non a tutti capita di crescere orfani e poveri, però quante difficoltà che i nostri bambini, i nostri giovani, hanno nel crescere all’interno di una famiglia che, forse, ha perso i valori autentici, i valori fondanti della dignità umana prima che cristiana. Famiglie allo sbando, famiglie inconsistenti, famiglie come luogo di disvalori. Genitori che rinunciano ad educare i propri figli, perché non basta concepire un figlio, o una figlia, per dire che si è compiuto il proprio dovere genitoriale. I figli vanno generati ogni giorno, attraverso la donazione di sé dei genitori che gli trasmettono educazione e formazione. Bisogna costruire sulla roccia, così com’è stato costruito il paese di Pescosansonesco e così come ha costruito l’educazione di Nunzio sua nonna materna».

Anche la condizione lavorativa del beato operaio, ha successivamente consentito un’ulteriore riflessione: «Lo zio di Nunzio – afferma il porporato – è la dimostrazione plastica di cos’è lo sfruttamento minorile e di cos’è il diritto negato allo studio. Lo vedeva, lo toccava con mano questo ragazzo che nella sua officina di fabbro ferraio era costretto a respirare un’aria inquinata. E questa fontana dove andava a lavarsi la piaga e la gente che lo allontanava, perché avevano paura che potesse inquinarla. Tutto ciò negato a un giovane che, in fondo, chiedeva di sopravvivere e di vivere dignitosamente. Ma a quanti giovani, oggi, viene negato il diritto e la dignità del lavoro e quanti si vedono sbattuta la porta in faccia in nome di un egoismo che tende al dio denaro?».

L'arcivescovo Valentinetti e il cardinale Crescenzio Sepe durante la Santa messa

L’arcivescovo Valentinetti e il cardinale Crescenzio Sepe durante la Santa messa

Da qui un’esortazione rivolta ai giovani presenti, affinché possano prendere effettivamente le redini della loro vita: «Si dice – ironizza l’arcivescovo di Napoli – “Voi siete il futuro”. Macché, voi siete il presente o non siete niente, perché il futuro lo si costruisce oggi».

E il cardinale Sepe, nella sua terra martoriata dalla crisi, ha voluto mettersi concretamente a disposizione dei giovani del territorio istituendo un gruppo di lavoro, formato dai vescovi campani, lucani, calabresi, siciliani e sardi, per stimolare l’elaborazione di nuovi progetti di inclusione lavorativa: «Vogliamo dare delle risposte – precisa il cardinale Crescenzio Sepe -, un impulso forte, morale, elaborando dei progetti a favore dei giovani che ricevano risposte concrete dai governanti».

Ma il modello da seguire, per sopravvivere alle sofferenze e alle ingiustizie del mondo del lavoro e del mondo d’oggi, resta sempre il Beato Nunzio Sulprizio: «Sapete perché questo giovane ce l’ha fatta? – chiede l’arcivescovo Sepe ai giovani pescaresi – Perché non si è fatto prendere dalla tentazione di chi pensa che solo la ricchezza materiale può risolvere i problemi della vita. Ha accolto Cristo, ha imparato a vedere nell’eucaristia un cibo spirituale che poteva sostenerlo in quelle difficoltà immani. Anche voi, evitate la tentazione evanescente delle gioie effimere e costruite la vostra vita sulla roccia, che è Cristo poiché dice la verità. Dice la via che ci riporta all’autentica affermazione di noi stessi».

Il borgo antico di Pescosansonesco, che ancora conserva la bottega dove lavorava il giovane Nunzio Sulprizio

Il borgo antico di Pescosansonesco, che ancora conserva la bottega dove lavorava il giovane Nunzio Sulprizio

L’evento di venerdì è stata l’occasione per fare il punto sul processo che potrebbe portare presto alla canonizzazione del beato di Pescosansonesco. A Taranto, infatti, di recente avrebbe compiuto il miracolo decisivo con la guarigione inspiegabile di un giovane in fin di vita vittima di un incidente stradale: «Terminato il processo diocesano in Puglia – conclude il porporato -, ora la documentazione è al vaglio di teologi e medici a Roma che dovranno riconoscere l’avvenuto miracolo, oltre le attuali leggi fisiche e chimiche, quindi potremo acclamarlo santo».

Al termine dell’omelia, il cardinale Crescenzio Sepe ha rivolto un ultimo auspicio ai giovani pescaresi, con la sua proverbiale simpatia, in dialetto campano: «A Maronn v’accumpagna». Giovani entusiasti, che già si apprestano a ricambiare in tempi brevi la visita presto il capoluogo campano, siglando il gemellaggio tra le diocesi di Pescara e Napoli.

About Davide De Amicis (2361 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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