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“La misericordia è la bellezza che salverà il mondo e la Chiesa”

"In base alle nostre statistiche - rivela Padre Roberto Di Paolo, direttore dell'Istituto "Toniolo" -, l’età di molti studenti si assesta sui 20 anni. Si tratta di neo-diplomati che vogliono intraprendere l’insegnamento della religione come una vera professione. Questo avviene anche grazie alla recente riforma europea, che mira a qualificare gli insegnanti di religione al pari di ogni altro insegnante di scuola di ogni ordine e grado, alla quale la Santa sede ha deciso di far rientrare anche la formazione teologica dei laici"

Lo ha affermato giovedì il professor Amedeo Cencini, docente di Psicologia, aprendo l’anno accademico 2016-2017 dell’Istituto “Toniolo” di Pescara

Il professor Amedeo Cencini, docente di Psicologia durante la sua prolusione

È stato il professor Amedeo Cencini, docente di piscologia di fama nazionale, ad inaugurare giovedì sera l’anno accademico 2016-2017 dell’Istituto superiore di Scienze religiose “Giuseppe Toniolo” di Pescara, con una prolusione sul tema “Il ladrone graziato: la beatitudine dell’uomo riconciliato”: «La misericordia – esordisce il professor Cencini – è la bellezza che salverà il mondo e la Chiesa».

Un argomento, quest’ultimo, perfettamente in sintonia con l’anno santo della misericordia che sta per chiudersi e che intende ricostruire rappresentare l’identità del credente in quella beatitudine, evangelica e cristiana, dell’uomo riconciliato. Una riconciliazione che arriva accedendo al sacramento della confessione: «Di cui – constata Cencini – si parla troppo spesso guardando soltanto dalla parte del confessore che la misericordia la deve amministrare e di chi il perdono lo deve dare a nome di altri. Da qui l’impressione che abbiamo interpretato quest’anno santo molto più sul piano professionale del nostro essere sacerdoti e confessori, che non del nostro essere semplicemente anzitutto penitenti e che i cosiddetti semplici cristiani si sentano anch’essi più direttamente impegnati circa il perdono da dare che da chiedere».

Un modo di pensare legittimo che, però, finisce con l’indebolire lo spirito originario che doveva caratterizzare quest’evento della misericordia: «Il versante esperienziale del proprio peccato – spiega il docente di psicologia -, del proprio cammino penitenziale, della propria esigenza personale di perdono da Dio, dagli altri e anche da noi stessi. Il problema non è di poco conto. Si tratta di rispettare una gerarchia naturale o una successione ordinata di momenti esperienziali in un itinerario che è psicologico e teologico, che inizia con la scoperta di quel peccato accovacciato alle porte del nostro cuore. Una scoperta complessa e dolorosa che conduce all’abbraccio misericordioso del Padre, un abbraccio profondamente gioioso e riconciliante, e si ha la beatitudine dell’uomo riconciliato. È solo da questo vissuto esperienziale che, poi, può venire la libertà e il coraggio di regalare il perdono».

La sede dell'Istituto superiore di Scienze religiose "Toniolo" di Pescara

La sede dell’Istituto superiore di Scienze religiose “Toniolo” di Pescara

A questo punto, viene da chiedersi se l’esperienza della misericordia di Dio sia legata semplicemente al nostro peccato: «Se così fosse – riflette il professor Amedeo Cencini -, chi ha meno peccati avrebbe già in partenza un minore accesso ad un’esperienza di misericordia. Chi di peccati ne ha pochi, dovrebbe sperimentarne pochi, di misericordia dovrebbe sperimentarne poca. E se così fosse, la stessa misericordia di Dio sarebbe qualcosa che entra in scena solo in occasione della trasgressione dell’uomo, come un attributo divino d’emergenza grazia al quale siamo assolti, ma che in ogni caso costituisce una risposta con cui Dio neutralizza l’iniziativa sciagurata dell’uomo, cioè qualcosa che ha luogo dopo».

Ma le cose non stanno così: «Anzitutto – continua lo psicologo -, perché la misericordia non è semplicemente un attributo divino, ma è il modo d’essere di Dio, è la sua identità più profonda. È venuto il tempo di renderci conto che quando si affronta questo argomento, si sta tentando di accostarsi con riverenza al suo stesso mistero, alla sua natura più profonda. Dio non è misericordioso, Dio è misericordia. E la misericordia non è un attributo a cui Dio ricorre quando l’uomo sbaglia, ma è costantemente presente in Lui proprio perché è misericordia».

Da qui si può dedurre che tutto è misericordia, compresa la creazione. E il primo cammino penitenziale della storia della redenzione, è stato compiuto proprio ai piedi della croce in colui nel quale possiamo vedere la nostra identità di ladrone graziato. È dunque un parallelismo, quello tra l’uomo e il ladrone, che il professor Cencini divide in tre passaggi. Il primo è quello del ladrone pentito, che viene a conoscenza del proprio peccato e al suo collega posto alla sinistra dice “Noi riceviamo quello che abbiamo meritato”.

In questa fase emerge la sinceritàdifferente dalla verità: «Quando diciamo la verità – ricorda Cencini – noi diamo un nome ai sentimenti che stiamo provando, scopriamo da dove provengono. Il problema è proprio questo, compiere il “pellegrinaggio” dalla sincerità alla verità, ovvero quel discernimento che è la condizione fondamentale per scoprire il peccato accovacciato alle porte del nostro cuore, se avessimo il coraggio di interrogarci davanti ai nostri sentimenti».

E un altro passaggio da fare, sarebbe quello dai comportamenti alla sensibilità, la cui assenza è alla base della scarsa qualità delle nostre confessioni: «Noi – denuncia l’esperto -, confessiamo solo delle trasgressioni comportamentali guardando ignorando quello che c’è nel nostro cuore. Questo è un atteggiamento infantile, banale, che non ci fa vivere bene la confessione. Occorre passare dai comportamenti alla sensibilità, al nostro mondo interiore, alla realtà presente nel nostro cuore anche se non la si è espressa in gesti».

Inoltre, bisogna passare dall’esame di incoscienza all’esame di coscienza: «Lo strumento – ricorda Amedeo Cencini – che ci consente di vigilare sul nostro cuore per non essere pilotato da forze interiori che non conosco. Indagare su cosa ho fatto, su come l’ho fatto e perché l’ho fatto. E l’esame di coscienza va fatto davanti alla parola, è un atto orante, si fa davanti a Dio, alla croce, alla parola del giorno, in ordine a questo processo conoscitivo di sè».

A questo punto, c’è la seconda fase con l’esperienza del dolore del peccato del ladrone orante: «Uno si conosce – approfondisce lo psicologo -, entra nel mistero del proprio io, scopre quel peccato accovacciato alle porte del cuore e se uno è onesto con se stesso, dovrebbe scoprire non solo che è fragile, ma anche impotente (da soli non ci si salva)».

Affollato l'Auditorium Petruzzi di Pescara per seguire l'apertura dell'anno accademico 2016-2017

Affollato l’Auditorium Petruzzi di Pescara per seguire l’apertura dell’anno accademico 2016-2017

In questo momento deve avvenire il passaggio dal senso di colpa alla coscienza di peccato: «Un conto – osserva il docente di psicologia – è vedere che ho sbagliato, un conto è vedere che io ho mancato davanti a colui che mi ama. Il senso di colpa è psicologico, la coscienza di peccato è teologica. Il senso di colpa ce l’ho davanti allo specchio, la coscienza dei peccati è relazionale e avviene solo davanti a Dio».

Quando quest’ultima avviene, tra l’altro, è più semplice aprirsi alla speranza e alla consapevolezza del non potersi salvare da soli: «La coscienza di peccato – ribadisce Cencini – è scuola di fede e di preghiera, genera nel credente la sensazione che solo Dio può salvarlo. Un’esperienza di impotenza che apre alla fede vera e orante, piena di speranza».

Infine, c’è la terza ed ultima fase della sapienza della misericordia, con il ladrone salvato da Gesù che gli annuncia “Oggi sarai con me in Paradiso”: «Qui – afferma il professor Cencini – nasce la capacità di essere misericordiosi e non dovrebbe essere uno sforzo. Essere misericordiosi dovrebbe essere la conseguenza naturale e logica della misericordia sperimentata. C’è stato un percorso che, dalla conoscenza all’esperienza, è ormai approdato a una sapienza nuova che sta creando un gusto nuovo, ovvero la beatitudine dell’essere misericordioso che è il contrario della sforzo. È come qualcosa di profondamente appagante e umanizzante, che libera e riconcilia fuori e dentro l’io».

Una beatitudine dal carattere auto-liberatorio: «Il perdono – aggiunge l’esperto di psicologia – è forse l’espressione più alta di libertà. Perdonare è come liberare un prigioniero, scoprendo che quel prigioniero eri tu. Quando uno perdona si libera dentro, sperimenta la beatitudine. Il perdono è una bellissima grazia, innanzi tutto per chi perdona».

Così si ottiene il Paradiso in terra, che è l’aspetto che si riferisce alla salvezza che Gesù offre e assicura al ladrone, il quale gli ha chiesto di essere ricordato nel suo regno: «La salvezza – puntualizza il docente – non è e non può essere un fatto passivo, ricettivo. La salvezza, perché legata a qualcosa di straordinario come il gesto redentivo di colui che muore per noi sulla croce, è una grazia, è un dono tale da metterci nella condizione di fare la stessa cosa, rendendoci capaci di portare la salvezza. Noi otteniamo la salvezza della nostra vita, nella misura in cui ci facciamo carico della salvezza di un altro. Finché non faremo questo, non ci saremo salvati. Siamo cristiani quando ci facciamo carico della salvezza di un altro, altrimenti continuiamo a predicare un cristianesimo per infanti».

E Dio, infine, ci ha amati e perdonati fino al punto di renderci capaci del suo stesso amore misericordioso, di quell’amore che ama al di là del merito: «Siamo nati – conclude il professor Amedeo Cencini – da un atto di misericordia e siamo subito stati pensati per un progetto misericordioso. Nulla come la misericordia ci realizza nella nostra identità e verità, come una vocazione universale. E se al ladrone Gesù promette il Paradiso subito, questa è la stessa promessa per qualsiasi ladrone salvato che, in forza della misericordia ricevuta, non solo perdona il proprio fratello, ma si fa carico della sua salvezza. Questa è la promessa del Paradiso in terra, il Paradiso laddove uno si fa carico di un altro».

il professor Cencini insieme all'arcivescovo Valentinetti

il professor Cencini insieme all’arcivescovo Valentinetti

Un intervento, quello del professor Cencini, apprezzato dagli studenti dell’Istituto “Toniolo” e dal suo moderatore, l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti: «Sarà un buon viatico – ricorda il presule – per vivere il momento clou di quest’anno santo della misericordia, con la chiusura delle porte sante diocesane che avverranno il 13 novembre, mentre Papa Francesco chiuderà il 20 novembre quelle di Roma. Ma questa porta santa, più che in altri giubilei, ci ha fatto fare una riflessione ad intra, per tuffarci sempre di più in questo Dio che è misericordia. Una misericordia che non è conseguente, ma preveniente perché l’abbondanza della misericordia del Signore si riversa su di noi 24 ore su 24».

Per questo, anche se non fisicamente, la porta santa rimarrà spalancata: «Perché ci ha fatto prendere coscienza – riconosce monsignor Valentinetti -, in maniera molto più incisiva, che Dio è misericordia e che noi dobbiamo essere misericordia. Perché le due realtà, salvarsi per salvare, passano per la misericordia ricevuta e donata. Pertanto, alla luce di questo momento così intenso di riflessione e approfondimento, perché questa teologia possa ridondare abbondantemente anche nel cuore di tutti gli studenti del nostro istituto teologico “Toniolo”, dichiaro aperto l’anno accademico 2016-2017 con i più cari auguri di proficuo lavoro a docenti e discenti».

Un anno accademico che, rispetto a quello scorso, vede mantenere pressoché inalterato il numero degli studenti, 180 provenienti dalla fascia costiera abruzzese e dal Molise, che si apprestano a frequentare il corso di laurea triennale in Scienze religiose e quella biennale specialistica in Scienze religiose, con indirizzo pedagogico didattico rivolto ai futuri insegnanti di religione: «Chi si iscrive – racconta Padre Roberto Di Paolo, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose “Toniolo” – non spera solo in una formazione accademico-universitaria, ma spera anche in uno sbocco lavorativo».

Padre Roberto Di Paolo, direttore Istituto Toniolo

Padre Roberto Di Paolo, direttore Istituto Toniolo

Infatti, negli ultimi anni è scesa l’età media degli studenti: «In base alle nostre statistiche – rivela Padre Di Paolo -, l’età di molti studenti si assesta sui 20 anni. Si tratta di neo-diplomati che vogliono intraprendere l’insegnamento della religione come una vera professione. Questo avviene anche grazie alla recente riforma europea, che mira a qualificare gli insegnanti di religione al pari di ogni altro insegnante di scuola di ogni ordine e grado, alla quale la Santa sede ha deciso di far rientrare anche la formazione teologica dei laici».

L’Istituto superiore di Scienze religiose “Giuseppe Toniolo” di Pescara, continua dunque ad affermare il proprio ruolo guida, in materia, sul territorio regionale anche grazie alla collaborazione dei 35 insegnanti: «Che svolgono la loro mansione come un servizio – riconosce il direttore dell’Istituto -, vissuto nei termini della missione a titolo volontario».

About Davide De Amicis (2411 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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