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“Non è umano chiudere le porte, ma accogliere con prudenza”

"Non è un cambio di passo del Papa - commenta Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana, intervistato dall’agenzia di stampa Sir -, ma è ciò che la Chiesa dice da sempre. L’accoglienza va fatta in maniera seria, la prudenza è necessaria perché si ha a che fare con delle persone e non dei pacchi. La cautela è necessaria, per evitare accoglienze indiscriminate in realtà che non sono oggettivamente in grado di rispondere, impegnando di più, invece, chi ha la possibilità di accogliere. Ciò significa pianificare e fare una politica sostenibile per tutti, bisogna saper leggere il territorio e mettere in campo tutte le forze necessarie"

Lo ha affermato ieri Papa Francesco nel viaggio di ritorno dalla Svezia, rispondendo alle domande dei giornalisti

Papa Francesco parla ai giornalisti, durante il volo

Sempre il cuore aperto: «Non è umano chiudere le porte, non è umano chiudere il cuore, e alla lunga questo si paga, ma bisogna anche fare attenzione alla imprudenza nei calcoli nel ricevere più di quelli che si possono integrare».

Ha risposto così ieri papa Francesco di ritorno dalla Svezia, nella consueta conferenza stampa sul volo papale, alla domanda di una giornalista svedese sulla capacità di accoglienza dei Paesi europei nei confronti di profughi e migranti.

Il Papa ha fatto subito una distinzione: «Si deve distinguere tra migrante e rifugiato – afferma -. Il migrante dev’essere trattato con certe regole perché migrare è un diritto, ma è un diritto molto regolato. Invece, essere rifugiato viene da una situazione di guerra, di angoscia, di fame, di una situazione terribile e lo status di rifugiato ha bisogno di più cura, di più lavoro».

Il Santo Padre ha anche espresso stima per quanto ha fatto finora la Svezia ed ha invitato l’Europa a non avere paura: «Perché l’Europa – sottolinea – è stata fatta con una continua integrazione di culture, tante culture».

Riguardo quindi ai Paesi che chiudono le frontiere, il Pontefice ha aggiunto: «Credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma occorre anche la prudenza dei governanti. Devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché non solo a un rifugiato lo si deve ricevere, ma lo si deve integrare. Credo che il più cattivo consigliere per i Paesi che tendono a chiudere le frontiere sia la paura e il miglior consigliere sia la prudenza».

Oliviero Forti, responsabile Immigrazione di Caritas Italiana

Oliviero Forti, responsabile Immigrazione di Caritas Italiana

Dichiarazioni, queste ultime, che hanno sorpreso visto l’approccio più prudente: «Non è un cambio di passo del Papa – commenta Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana, intervistato dall’agenzia di stampa Sir -, ma è ciò che la Chiesa dice da sempre. L’accoglienza va fatta in maniera seria, la prudenza è necessaria perché si ha a che fare con delle persone e non dei pacchi. Tutto questo richiede un impegno ancora maggiore per fare accoglienza bene, in maniera intelligente. In maniera molto responsabile il Papa ha ribadito la necessità di dare protezione a queste persone, un elemento che non viene messo minimamente in discussione. È consapevole della difficoltà dell’Europa nell’affrontare questo tema, viste le tante resistenze».

Ma, a detta dell’esperto, non è da leggere nel senso “Ne abbiamo accolti troppo ora dobbiamo avere cautela”: «Assolutamente no – ribadisce Forti -. Il messaggio è chiaro, accogliere in un contesto difficile richiede prudenza, perché non ci siamo dimostrati un continente aperto come era auspicabile. Ci sono molte resistenze, allora c’è bisogno di prudenza perché l’accoglienza avvenga nel migliore dei modi. La cautela è necessaria, per evitare accoglienze indiscriminate in realtà che non sono oggettivamente in grado di rispondere, impegnando di più, invece, chi ha la possibilità di accogliere. Ciò significa pianificare e fare una politica sostenibile per tutti, bisogna saper leggere il territorio e mettere in campo tutte le forze necessarie».

Lo sforzo dell’Italia va proprio in questa direzione: «Siamo stati molto prudenti – osserva il responsabile dell’area immigrazione di Caritas italiana  –, perché stiamo garantendo soccorso e salvataggio a centinaia di migliaia di persone e tentando di mettere a sistema, con fatica, un’accoglienza che veda coinvolti tutti i territori. È quindi una politica dei piccoli passi, senza imposizioni. Questa politica intelligente della prudenza ci ha portato a non registrare alcuna situazione di tensione, tranne il caso di Gorino, nel quale c’è stato un cedimento delle istituzioni, per fortuna isolato. Non si risponde alla paura con la paura, facendo un passo indietro. Come dice il Papa, non è la paura che deve governare questi fenomeni altrimenti non ne usciamo più. La prudenza è sempre sinonimo di una politica intelligente, perché non è di pancia ma è fatta di piccoli passi. Non si può governare tutto con l’emergenza».

About Davide De Amicis (2413 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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