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“La fede deve essere il motore dello sviluppo sostenibile”

Molti indicatori di inquinamento e consumo di risorse continuano a crescere in modo preoccupante, nonostante gli ultimi anni di crisi economica: "Qualche esempio - riporta il senior researcher al Worldwatch Institute -, l’impatto della pesca ha raggiunto livelli insostenibili tanto che appena il 10% delle zone ittiche ha pesce sufficiente, la concentrazione di rifiuti plastici in mare sta aumentando tanto che entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci in acqua, il livello di estrazione di minerali non si è mai arrestato e così pure la produzione energetica"

Lo ha sostenuto ieri Martin Palmer, direttore generale Alliance of Religions and Conservation di Londra, al 13° Forum internazionale per l’informazione ambientale di Greenaccord

«La fede religiosa può e deve essere il motore dello sviluppo sostenibile». Lo ha sostenuto ieri Martin Palmer, direttore generale Arc, Alliance of Religions and Conservation di Londra, intervenuto al 13° Forum internazionale per l’informazione ambientale organizzato a Frosinone da Greenaccord, in collaborazione con il ministero dell’Ambiente: «Le religioni – ricorda Palmer – detengono il 20% dei terreni agricoli e oltre il 15% del Pianeta è considerato sacro. Numeri imponenti che il movimento ambientalista ha gravemente ignorato e ridicolizzato, privilegiando nell’analisi il presupposto miope del capitalismo».

Martin Palmer, direttore

Martin Palmer, direttore generale Alliance of Religions and Conservation

Il direttore dell’Arc ha sottolineato l’importanza, quando si parla di ambiente, di partire dalla ricerca e dalla valorizzazione della diversità: «Per superare – spiega il direttore generale dell’Arc – l’idea che esista una soluzione univoca, un unico modello che ci aiuterà a trovare risposte ai cambiamenti climatici».

Anche il concetto di cambiamento va ribaltato secondo Palmer: «Privilegiando – precisa – il recupero di tradizioni e comportamenti religiosi che possono portare grandi risultati anche se ci vuole molto tempo».

Ma il limite più grande degli ambientalisti è, per il teologo, l’incapacità di raccontare una storia in cui chi ascolta può trasformarsi in uno strumento di cambiamento: «Il vero problema quindi – sottolinea Martin Palmer – non è il cambiamento climatico ma è il comportamento umano, che ha perso il linguaggio positivo. Basta leggere gli obiettivi di Cop21 (la conferenza sul clima di Parigi): ciò che manca di più è proprio la componente emotiva».

Michale Renner,

Michale Renner, senior researcher al Worldwatch Institute

Critiche agli sforzi legati al tema della sostenibilità realizzati finora sono arrivati da Michael Renner, senior researcher al Worldwatch Institute, che nella sua relazione Renner ha evidenziato come molti indicatori di inquinamento e consumo di risorse continuano a crescere in modo preoccupante, nonostante gli ultimi anni di crisi economica: «Qualche esempio – riporta il senior researcher al Worldwatch Institute -, l’impatto della pesca ha raggiunto livelli insostenibili tanto che appena il 10% delle zone ittiche ha pesce sufficiente, la concentrazione di rifiuti plastici in mare sta aumentando tanto che entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci in acqua, il livello di estrazione di minerali non si è mai arrestato e così pure la produzione energetica. Questi sono tutti fenomeni che provocano una destabilizzazione del clima e mostrano come nessun traguardo ambizioso sia stato ancora raggiunto. Le politiche attuali stanno solo facendo diminuire la crescita delle emissioni nocive, ma non stiamo invertendo la rotta».

Carlo Ubertini

Carlo Ubertini, assessore all’Ambiente del Comune di Rieti

Il dialogo tra etica laica e religiosa è stato al centro, invece, dell’intervento di Carlo Ubertini, assessore all’Ambiente del Comune di Rieti, il quale ha lanciato il progetto di un centro di etica ambientale tra comune e diocesi per creare cultura che rompa barriere e che si indirizzi sulla costituzione di nuovi stili di vita e nuovi modelli di sviluppo: «Con la Laudato si di Papa Francesco – osserva Ubertini -, la religione cattolica si apre alla scienza con due novità: da una parte l’attribuzione di valore intrinseco alla natura, alle specie e agli ecosistemi, dall’altra il ridimensionamento del ruolo dell’uomo in rapporto a un antropocentrismo deviato. L’unica strada da percorrere è quella di unire l’etica laica e quella religiosa, spingendo l’uomo ad abbandonare questo delirio di autosufficienza».

About Davide De Amicis (2411 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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