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Un Paese ben raccontato

Il nuovo libro di Giorgio Boatti ci mostra il lato bello del nostro Paese. Un viaggio alla scoperta di chi guarda avanti.

«Chiudi gli occhi, e immagina una gioia …», così canta Niccolò Fabi in una delle sue canzoni più belle. Alla fine della lettura del nuovo libro di Giorgio Boatti, Portami oltre il buio. Viaggio nell’ Italia che non ha paura (Laterza, 2016), è proprio questo che si è tentati di fare: chiudere gli occhi e immaginare qualcosa che in realtà pare non esserci più, ossia la possibilità di sognare una vita diversa, sfruttando poi -nel realizzare quanto sognato- la fantasia, quest’ultima attributo peculiare dell’uomo. Boatti ci dimostra che questo non solo è ancora possibile ma che ci sono realtà in giro per l’Italia che con determinazione – ed entusiasmo- sono riuscite ad andare oltre la crisi, a trasformare la negatività in positività, a ricostruire la speranza sulle macerie della sofferenza. A concretizzare in buona sostanza quanto il termine greco krisis lascia intendere: un’ottima occasione per ricominciare, col piede giusto.

G. Boatti

Il libro è un piacevole racconto del viaggio compiuto dal nostro in giro per il Bel Paese, e col suo essere «curioso di tutto, esperto di niente»,  ci racconta di come sia possibile, ad esempio, trovare un’amministrazione comunale che anziché fare la guerra con l’opposizione, decide di cooperare con essa e mettere davanti agli interessi politici quelli del Comune e dei cittadini (tutti …), creando un orizzonte condiviso: è il caso del Comune di Seggiano (GR) che in tempo di «crisi» è riuscito a crescere valorizzando il proprio territorio e poi trovando, tra l’altro, strutture per accogliere immigrati, modi nuovi di pensare la scuola (si veda il progetto «scuola senza zaino»), e ottenere il massimo rendimento dai prodotti locali come l’olio; questo mantenendo comunque l’occhio rivolto al futuro (si legga dell’ulivo sospeso…).

E ancora più significativo è quanto successo a Bagno di Romagna (FC): una mulattiera, via di collegamento esistente da secoli tra il paese e il Santuario di Corzano, ridotta in rovina dal tempo, attraverso la nascita di un’associazione (Il Faro), frutto della collaborazione fra tutte le realtà locali, è riportata a nuova vita e torna ad essere, oltre che percorribile, il simbolo – come dice lo stesso Boatti- di «un’identità, vale a dire qualcosa in cui  tutti coloro che vivono in un posto […], si riconoscono». L’episodio racconta di un territorio che in questa situazione non si limita ad aspettare che la soluzione arrivi dall’ alto (Comune? Provincia? Regione? Soldi?), o meglio «davanti a una difficoltà non […] si limita ad affrontarla e a risolverla, la […] trasforma in un’opportunità, […] alza la posta, […] mette in gioco un cambiamento che può far andare lontano». Infatti, oltre a sistemare la strada si è data prova di esemplare cura collettiva del paesaggio, e si è dimostrato come «non sempre i soldi misurino le cose che più contano».

L’ ulivo sospeso

I due episodi qui rievocati non bastano ad evidenziare la ricchezza di spunti che dà il testo, l’autore ci fa fare il suo viaggio, mettendoci comodi, non avendo fretta di giungere subito alla mèta, ma facendoci assaporare ogni singola divagazione (testuale, così come geografica), col giusto equilibrio, perché come ci dice lui stesso «Imbocco strade traverse, giro attorno, divago […]. E come se solo smarrendomi potessi arrivare alla meta: fare mio un luogo». Col suo singolare modo di procedere Boatti ci fa cogliere in pienezza le sue esperienze, invogliandoci a visitare de visu le coltivazioni di viti ad alberello di Giovanna Morganti; l’azienda di Enrico Loccioni che fa impresa attraverso la conoscenza, coi suoi «2 km di fiume»; di soggiornare all’ Hotel Etico di Asti gestito dallo chef Antonio De Benedetto con l’ esemplare professionalità di ragazzi con la sindrome di Down; di visitare il Parco dei Paduli in Salento, dove è nato il primo grande centro culturale agricolo grazie alla collaborazione fra dieci Comuni e varie associazioni locali; e magari, durante il tragitto fare sosta a Pennabilli ove Tonino Guerra ha lasciato divampare il suo -oramai proverbiale- ottimismo.

Tutte queste realtà e tutte le relazioni che Boatti pian piano ricorda nel libro, fanno trasparire un’Italia affatto diversa da come ce la raccontano, un’ Italia dove è possibile guardare al futuro con fiducia e dove l’uomo con tutte le sue capacità torna al centro della scena, capace di bellezze ineguagliabili.

Un invito alla lettura che vuole essere anche un invito a guardare con occhi nuovi l’alba di un nuovo giorno.

About Luca Mazzocchetti (17 Articles)
Nato il 2 luglio del 1985. Studia Lettere moderne all'Università "G. D'Annunzio"di Chieti e poi Didattica dell'italiano come L2 e LS presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere nella sede di Pescara della stessa Università. Ora alla Scuola vaticana di biblioteconomia. Docente e bibliotecario presso l' ISSR "G. Toniolo" di Pescara.