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“Sbattezzo? Impossibile, il battesimo è segno indelebile d’appartenenza a Dio”

"Vigilare - sottolinea l'oncologo Marco Lombardo, presidente della Lilt Pescara -. In questi momenti di grande difficoltà economica, per il Paese, per la nostra regione, per la Asl, per i cittadini, i malati e i loro parenti, ci dovremmo chiudere intorno a sostegno delle nostre strutture e non parlarne male sulla stampa ogni mattina, ma cercare di dare una mano. Se non c’è personale, perché non ci sono possibilità economiche, cerchiamo di sopperire alle carenze andando in ospedale a dare una mano. Tutto questo per essere vigilanti, affinché questa situazione di carenza non distrugga quello che abbiamo cercato di fare in questi 15 anni"

Lo ha affermato sabato l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la Santa messa nella Giornata del malato oncologico Lilt nel Santuario della Divina Misericordia

L'arcivescovo Valentinetti presiede la Santa messa nella Giornata del malato oncologico Lilt

È stata celebrata sabato, presso il Santuario della Divina Misericordia di Pescara, la Giornata del malato oncologico organizzata dalla sezione locale della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori).

Un evento caratterizzato dalla Santa messa, presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti e concelebrata dal co-rettore del Santuario della Divina Misericordia don Remo Chioditti: «Proprio con don Remo – ricorda il professor Marco Lombardo, presidente della Lilt Pescara -, 15 anni fa decidemmo di intitolare l’allora nascente reparto di Oncologia a San Giuseppe Moscati, con la volontà di celebrare annualmente la Giornata del malato oncologico».

Marco Lombardo, presidente Lilt Pescara

Marco Lombardo, presidente Lilt Pescara

Una Santa messa seguita dal concerto del Contemporary vocal ensemble del Conservatorio “Luisa D’Annunzio” di Pescara, diretto dal maestro Angelo Valori: «Una serata – ricorda Lombardo – dedicata ai nostri pazienti, quelli attuali e quelli che non ci sono più, e ai loro parenti. Loro sanno che con le cure attualmente esistenti, il 60% dei pazienti guarisce e la restante parte no».

A questo punto entra in gioco l’attività di prevenzione della Lega italiana per la lotta contro i tumori: «Ci occupiamo – illustra l’oncologo – di prevenzione primaria, agendo soprattutto nelle scuole per creare operatori di sanità fra i giovani, ma anche di prevenzione secondaria, facendo delle visite in modo tale da individuare la malattia quando è ancora al suo inizio, e di prevenzione terziaria offrendo un supporto ai malati e a coloro che sono entrati con la malattia. E sono tanti, se si pensa che una persona su 3 ha avuto un contatto con il problema cancro».

Un pensiero agli ammalati e agli operatori sanitari è stato rivolto anche dall’arcivescovo Valentinetti che, nell’omelia della seconda domenica di Avvento, ha esordito spiegando il vero significato di questo tempo d’attesa: «L’Avvento – spiega l’arcivescovo di Pescara-Penne – non è immediatamente collegabile al Natale, ma è collegabile a questa parola “Cristo tornerà nella gloria” che è l’immagine del precursore, del Battista, di colui che precede il Cristo. Sappiamo molto bene dal Vangelo che solo i cori angelici hanno preceduto la nascita di Gesù, nell’annuncio di quella nascita ai pastori a Betlemme. Ma l’immagine del Battista è l’annuncio di un precursore che viene a preparare la via al Cristo che torna nella gloria. “Un Cristo che vi battezzerà con Spirito Santo e fuoco”».

Infatti il Battista afferma “Io vi battezzerò con acqua, ma verrà uno che vi battezzerà con Spirito Santo e fuoco”: «Con un marchio indelebile – precisa l’arcivescovo di Pescara-Penne – che si stamperà sulla vostra vita, sulla vostra persona. E infatti noi diciamo che chi è battezzato riceve il carattere, che è un segno indelebile, un segno che non si cancella mai».

Eppure di questo sacramento, molti vorrebbero liberarsi: «Ultimamente – denuncia monsignor Tommaso Valentinetti – va di moda coloro che chiedono lo sbattezzo. È la richiesta da parte di persone che si dicono agnostiche e soprattutto contrarie alla fede cristiana, particolare alla fede cattolica, che ci scrivono dicendo che vogliono sbattezzarsi. Ma sapete, non è possibile sbattezzarsi, perché una volta battezzati c’è un segno indelebile dello Spirito Santo, c’è un segno di Dio nella vita di una persona, c’è un marchio a fuoco. Un marchio che segna la vita di una persona, che lo voglia o non lo voglia, che sia d’accordo o no, perché il sacramento del battesimo non è un’appartenenza sociologica alla Chiesa di Cristo, è un’appartenenza a Dio, al suo amore. E sono sicuro che il Dio della misericordia e della pace, riuscirà ad andare in contro anche a coloro che si vogliono sbattezzare, perché il Dio della misericordia e della pace non abbandona nessuno».

La seconda parola importante, che il presule ha estrapolato dalle letture, è conversione: «Convertitevi – esorta l’arcivescovo -, cambiate vita perché se viene Colui che deve venire dovete cambiare vita, tornare sui vostri passi. Se volete accogliere Lui, se volete seguire Colui su cui si poserà lo Spirito del Signore, spirito di sapienza e intelligenza, spirito di consiglio e fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore, dovete convertirvi. E quanto c’è bisogno di conversione, di cambiare registro di vita perché forse, molto probabilmente, la nostra esperienza di vita cristiana rimane sempre un po’ alla superficie, rimane sempre un po’ a galleggiare, non va ad investire la nostra profondità, la nostra interiorità, ma la vita cristiana deve trovare la capacità di dar spazio a quel battesimo che abbiamo ricevuto perché esso sia un seme che produce molto frutto».

Parole, queste, che non a caso il Battista rivolse ai sadducei e ai farisei, essendo loro quelle categorie di persone che vivono una fede galleggiante: «Che si accontentavano – ricorda monsignor Valentinetti – di dar spazio all’esteriorità, ma non all’interiorità. Una fede più dell’apparenza, più del formalismo e oserei dire più del perbenismo, che non della capacità di scoprire realmente i gesti dell’amore, i gesti della verità, i gesti della giustizia e i gesti della pace. Non basta dire “Abbiamo Abramo per padre”, non basta dire andiamo a messa a Natale e a Pasqua. E no fratelli, non basta, o ci convertiamo ad una fede più creativa e più fattiva, ad una fede più coerente e a una fede più rispondente a quelle che sono le leggi dell’amore di Dio o il Signore, quando tornerà nella gloria, purtroppo non ci troverà vigilanti».

I fedeli presenti nel Santuario della Divina Misericordia di Pescara

I fedeli presenti nel Santuario della Divina Misericordia di Pescara

Da qui l’appello che l’arcivescovo Valentinetti ha rivolto agli operatori della Lilt: «Siate vigilanti voi – invita -. Siate vigilanti perché, in fondo, il vostro è un volontariato della vigilanza che si esprime nel creare situazioni di benessere per coloro che, in qualche modo, ne hanno bisogno insieme alla serenità, alla pace, alla tranquillità e alla salute. Siate veramente un popolo vigilante e incarnate questo vostro servizio di volontariato come un autentico gesto d’amore, quando si dirà anche per voi “Ero malato e mi avete visitato”».

Un’opera di misericordia corporale, quest’ultima, che non è sufficiente attuare da sola: «L’ero ammalato e mi avete visitato – aggiunge l’arcivescovo -, significa anche operare fattivamente, concretamente, perché chi è ammalato non lo sia più e che non ci si ammali. Questo è il cammino che il Signore ci chiede di fare, perché ci ha creati per la vita e non per la morte. Ci ha creati per la bellezza, non per il dolore e la bruttezza. Ci ha creati per la sanità. Che sia per noi un impegno serio, profondo, che sia un impegno che, unito insieme agli altri desideri e impegni della vita cristiana, possa portare frutto».

Un appello alla vigilanza, questo, davvero apprezzato e condiviso dal presidente della sezione pescarese della Lega italiana per la lotta i tumori Marco Lombardo: «Vigilare – riprende il noto oncologo -. In questi momenti di grande difficoltà economica, per il Paese, per la nostra regione, per la Asl, per i cittadini, i malati e i loro parenti, ci dovremmo chiudere intorno a sostegno delle nostre strutture e non parlarne male sulla stampa ogni mattina, ma cercare di dare una mano. Se non c’è personale, perché non ci sono possibilità economiche, cerchiamo di sopperire alle carenze andando in ospedale a dare una mano. Tutto questo vuol dire essere vigilanti, affinché questa situazione di carenza non distrugga quello che abbiamo cercato di fare in questi 15 anni».

About Davide De Amicis (2232 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale "La Porzione.it", collabora con la redazione pescarese del quotidiano "Il Messaggero". In passato ha già collaborato con "Radio Speranza", la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale "Abruzzo Oggi".
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