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“Dio non può dimenticare le sue creature, nonostante il peccato”

"Dio - sottolinea monsignor Valentinetti - tocca l’umanità attraverso l’umanità di Maria che si rende disponibile a questo evento d’amore, di assoluta gratuità. Lasciamoci toccare anche noi da questo mistero d’amore. Ognuno di noi può sperimentare la storia di essere toccato dal peccato, ma se sperimentiamo questa storia possiamo allargare il cuore e lasciarci toccare dalla storia dell’amore di Dio"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la Santa messa dell’Immacolata concezione della Beata Vergine Maria a Pescara

Monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, pronuncia l'omelia

L’avventura del peccato nella vita umana a partire dal peccato originale di Adamo ed Eva. Sulla base del Vangelo e delle letture proposte nella solennità dell’Immacolata concezione della Beata Vergine Maria di ieri, è partita da questo punto l’omelia dell’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, che ha presieduto la Santa messa nella chiesa di Sant’Andrea apostolo a Pescara: «L’uomo accusa la donna – ricorda il presule -, la donna accusa il serpente e accade ciò che accade sempre dopo un peccato, la divisione, la separazione, l’impossibilità di comunicare. Dio e Adamo parlavano liberamente nel paradiso terrestre, ma il peccato aveva già messo una barriera, una separazione. Ma alla fine di questo dramma, abbastanza scarnificante se uno lo interpreta anche dentro la propria vita (perché nessuno è indenne dal peccato e tutti ne abbiamo fatto la triste esperienza), arriva una promessa».

I fedeli presenti ieri nella chiesa di Sant'Andrea

I fedeli presenti ieri nella chiesa di Sant’Andrea

Una promessa, all’apparenza anche molto vaga e difficile da interpretare, che diventa una verità per una semplice ragione: «Perché Dio – spiega monsignor Valentinetti – non può dimenticare le sue creature, nonostante il peccato. Dio non può abbandonare l’opera nelle sue mani in balia del peccato. Dio che aveva creato, per amore e solo per amore, non può rinnegare il suo amore, non può rinnegare l’evento di partenza del suo svolgersi nel tempo e nella storia, del suo manifestarsi, del suo farsi conoscere».

Questo in ragione del fatto che il primo atto della conoscenza di Dio è proprio la creazione dell’uomo e della donna, la creazione dell’umanità. Ed ecco che quella promessa, a differenza di quanto si legge nella Genesi “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”, si concretizza attraverso la parola del Vangelo ascoltata ieri: «Accade tutto il contrario – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne -. Accade un atto di disponibilità, un atto di adesione al progetto di Dio. Una fanciulla di circa 15 anni, Miriam di Nazareth, preservata dal peccato (perché la festa dell’Immacolata concezione non è della verginità di Maria, ma della sua preservazione dal peccato) che riceve un messaggio, un invito. Lei non è dentro la logica del peccato, ma doveva essere così. L’amore di Dio, doveva toccare nuovamente l’umanità e la tocca in Maria, perché accettasse di vivere dentro la sua carne un mistero d’amore molto più grande di lei».

Un mistero d’amore che la sovrastava, di cui inizialmente non comprendeva la portata: «Ma nel suo utero materno – osserva l’arcivescovo Valentinetti – lì accade l’inverosimile, lì accade l’impensabile, lì accade l’imponderabile, perché Dio tocca l’umanità attraverso l’umanità di Maria che si rende disponibile a questo evento d’amore, di assoluta gratuità».

Un’adesione che si è realizzata nell’affermazione “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la Tua parola”: «Questa frase – invita il presule – deve diventare la nostra storia. Lasciamoci toccare anche noi da questo mistero d’amore. Sapete la nostra vicenda personale, così come tutte le vicende dell’umanità, le vicende dei popoli, le vicende della storia e la stessa vicenda della Chiesa, è una vicenda di santità e di peccato. Le marce trionfali, nella vita, non ci appartengono. Ognuno di noi, bene o male, prima o poi, può sperimentare la storia di essere toccato dal peccato. Ma se sperimentiamo questa storia, possiamo allargare il cuore e lasciarci toccare dalla storia dell’amore di Dio, che ci vuole riagguantare, che ci vuole riprendere perché Lui non può rinunciare alle sue creature, al suo amore».

La processione cittadina, presieduta dall'arcivescovo Valentinetti, verso la Madonnina

La processione cittadina, presieduta dall’arcivescovo Valentinetti, verso la Madonnina

Per questo, San Paolo ci ha fatto cantare “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo”: «È questa la storia – ribadisce, in conclusione, monsignor Tommaso Valentinetti -. In lui siamo stati fatti eredi, per essere a lode della sua gloria. Noi che già prima abbiamo sperato nel Cristo, lasciamoci toccare dalla mano dell’amore di Dio e, per intercessione di Maria, come lei, lasciamoci toccare dallo stesso amore, dalla stessa disponibilità».

Al termine della celebrazione eucaristica, come da tradizione, una processione guidata dall’arcivescovo Valentinetti ha raggiunto la Madonnina del Porto, protettrice delle genti di mare e delle genti di terra di Pescara, per donarle una corona di fiori issata sulla statua attraverso un’autoscala dei Vigili del fuoco.

About Davide De Amicis (2240 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale "La Porzione.it", collabora con la redazione pescarese del quotidiano "Il Messaggero". In passato ha già collaborato con "Radio Speranza", la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale "Abruzzo Oggi".
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