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“Cerchiamo fra i poveri i segni dell’avvento del regno di Dio”

Segni del regno che oggi siamo chiamati a vivere come fossero gesti di misericordia, amore e condivisione nei confronti di quelle persone che oggi vivono queste esperienze difficili: "Che oggi - puntualizza monsignor Valentinetti - non si chiamano più zoppi, ciechi, sordi, lebbrosi, ma si chiamano malati di Sla, malati di Alzheimer, malati di Parkinson, malati di Hiv-Aids, tossicodipendenti. Gesù è andato in mezzo ai ciechi, agli zoppi, agli storpi e ai lebbrosi perché quelli erano veramente gli ultimi, ma se venisse ora andrebbe insieme a queste persone"

Lo ha affermato mercoledì sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la Lectio divina d’Avvento nel Santuario della Divina misericordia

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, presiede la Lectio divina d'Avvento

La figura biblica di San Giovanni Battista, narrato dall’evangelista Luca al capitolo 7, ha fatto da sfondo mercoledì sera alla tradizionale Lectio divina d’Avvento presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, nel Santuario della Divina misericordia a Pescara. Una figura, quella del profeta, presente fin dal tempo della sua annunciazione a Elisabetta: «Giovanni Battista – esordisce il presule -, attraverso una simbologia molto bella, viene definito l’amico dello sposo, colui che all’epoca di occupava di condurre lo sposo dalla sposa dinanzi a lui. Il bambino che sussulta di gioia nel grembo di Elisabetta, è l’amico dello sposo che danza di gioia perché finalmente lo sposo dell’umanità sta arrivando, sta venendo».

Non a caso, in tempi recenti, il Battista veniva nominato anche all’inizio della messa ripetendo la formula del “Confesso”: «Anche nella liturgia – spiega monsignor Valentinetti – era una presenza significativa, sempre perché è l’amico dello sposo che prepara la via allo sposo stesso, alla Chiesa che deve incontrare il suo sposo, alla Chiesa che si deve purificare deve incontrare finalmente lo sposo e la sposa deve diventare bella. Ecco perché veniva chiamato il Battista, perché aveva predicato un battesimo di penitenza, di purificazione dei peccati e di conversione».

Da qui, l’importante considerazione che il tempo di Avvento non è un tempo di attesa del Natale: «Ma – continua l’arcivescovo di Pescara-Penne – è un tempo di attesa del ritorno del Cristo, mentre ci parlano del Natale solo i testi biblici che vanno dal 17 al 24 dicembre, invece l’Avvento deve prepararci al ritorno del Signore nella gloria, all’instaurazione definitiva del regno di Dio. Questo ritorno di un regno d’amore, di giustizia e di pace. Quel regno che si è avvicinato».

Per questo, dunque, non siamo in attesa della nascita di Gesù: «Anche perché – precisa monsignor Valentinetti -, Gesù e già nato e non nascerà un’altra volta. Tutt’al più, siamo in preparazione e in attesa di della memoria liturgica e storica del primo ingresso del Messia nel mondo». Un ingresso e un’instaurazione del regno, che dovevano essere preceduti da Giovanni il Battista: «Dunque – precisa Valentinetti – un regno di giustizia dove, finalmente, i poveri venivano riconosciuti come tali e prediletti dal Signore, dove i peccatori finalmente venivano puniti e dove i giusti, finalmente, si ritenevano salvati».

Ma il Battista, ad un certo punto della sua storia, viene arrestato: «E come tutte le persone che vivono un momento di crisi – continua il presule -, un momento in cui perdono le coordinate della loro esistenza, si pone la domanda “Ma è costui che doveva venire o ne dobbiamo aspettare un altro?” Anche perché tutto sembrava che Cristo facesse, eccettuato quello che lui aveva predicato. Attraverso episodi come quello della guarigione del sevo del centurione o quello della risurrezione del figlio della vedova, quel Messia si faceva promotore di una predicazione di misericordia e non di vendetta o di giustizia punitiva. Una predicazione totalmente diversa da quella che il Battista si aspettava e dunque questo regno si faceva attendere, non si vedeva».

Una situazione, quella di Giovanni il Battista, in cui prima o poi tutti noi ci troviamo: «Quando smarriamo le coordinate della fede – ricorda l’arcivescovo Valentinetti -, smarriamo le coordinate della vita pur essendo legati a questa parola “Il Signore tornerà, il Signore verrà nella gloria, verrà a fare il giudizio, il Signore verrà, ma quando verrà?”. Sono 2017 anni che diciamo che il Signore verrà, ma quando verrà ad instaurare definitivamente questo regno? Tant’è vero che ogni tanto sentite qualcuno che vi dice “Il Regno di Dio, la fine del mondo, arriverà, sta per arrivare, l’ha detto questa o quella Madonna”. Attenti, quando tornerà il Regno dei cieli nessuno lo sa, nemmeno il Figlio, solo il Padre perché così è scritto nella Scrittura».

E allora viene da chiedersi che fare quando, come accaduto al Giovanni il Battista, veniamo messi alla prova smarrendo le coordinate della fede? A cosa aggrapparsi?: «Non posso scendere nei particolari – precisa l’arcivescovo -, perché ognuno porta con sé, qualche volta, il buio della fede. Sapete, anche Santa Madre Teresa di Calcutta per tanti anni ha sperimentato il buio della fede. Ma non solo lei, tanti santi hanno sperimentato il buio della fede. Anzi, il buio della fede è proprio una prova che si sta sulla strada buona, sulla strada che il Signore vuole».

Nel frattempo, tornando alla vicenda biblica successiva all’arresto di Giovanni Battista, Gesù continua a fare quello che aveva fatto fino a poco prima guarendo molti da malattie, infermità e spiriti cattivi e restituendo la vista ai ciechi, fino a dare una risposta “Andate a riferire a Giovanni ciò che avete visto e udito”: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi si sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia”.

E poi Gesù aggiunge “Beato colui che non trova in me motivo di scandalo. Io non vi posso dire nient’altro se sono io il Messia o ne dovete aspettare un altro. Dite a Giovanni cosa avete visto”: «E cosa hanno visto? – si chiede l’arcivescovo di Pescara-Penne – Hanno visto i segni del regno, perché quel regno sarà un regno dove non ci saranno ciechi, non ci saranno zoppi, non ci saranno morti, ma sarà un regno definitivo di amore e di pace e sarà un regno di trasfigurazione. Hanno visto i segni del regno che si sono manifestati in quelli che ne avevano più bisogno, si sono manifestati in quelli che erano ciechi, sordi, zoppi, lebbrosi, morti. Si sono manifesti nella povera gente, quelli che Papa Francesco chiamerebbe gli scarti della società, è lì che si manifestano i segni del regno. E, cari fratelli e care sorelle, è lì che noi dobbiamo ricercare i segni del regno ed è lì che noi dobbiamo vivere i segni del regno».

Nutrita la partecipazione alla Lectio divina d‘Avvento

Nutrita la partecipazione alla Lectio divina d‘Avvento

Segni del regno che oggi siamo chiamati a vivere come fossero gesti di misericordia, amore e condivisione nei confronti di quelle persone che oggi vivono queste esperienze difficili: «Che oggi – puntualizza monsignor Valentinetti – non si chiamano più zoppi, ciechi, sordi, lebbrosi, ma si chiamano malati di Sla, malati di Alzheimer, malati di Parkinson, malati di Hiv-Aids, tossicodipendenti. Gesù è andato in mezzo ai ciechi, agli zoppi, agli storpi e ai lebbrosi perché quelli erano veramente gli ultimi, ma se venisse ora andrebbe insieme a queste persone che vi ho appena citato. Anzi, vi aggiungerebbe una categoria già esistente al tempo di Gesù: le prostitute, quelle che sono a passeggiare lungo i viali della nostra Pescara e che passeggiano anche sotto l’Episcopio. Fratelli, il Signore ci dice “Andate a vedere e a ricevere i segni del regno, ma soprattutto ascoltate i poveri che sono i destinatari della buona notizia”. Cioè quelli che sanno aprire il cuore, la vita, quelli che non hanno le sovrastrutture e le pre-comprensioni, quelli che non hanno il cervello annacquato da tante idee strane e soprattutto quelli che riescono a rimettersi in discussione».

A differenza dei farisei e dei sommi sacerdoti i quali, invece, non si mettono mai in discussione. Ma Gesù aggiunge quella frase finale enigmatica e importante “Beato colui che non trova in me motivo di scandalo e perché Giovanni sta per precedermi nella fine che farò anch’io”: «Cioè lui – spiega monsignor Tommaso Valentinetti – morirà martire. Questo è lo scandalo, perché un regno dei cieli che deve venire con potenza non prevede un martire, così come un regno dei cieli che viene con potenza non prevede che il suo instauratore vada a finire in croce, assolutamente no, è inconcepibile. E allora, “Dite a Giovanni di non scandalizzarsi per quello che sta per succedere a lui e poi, quando succederà a me lui non mi vedrà, ma i miei discepoli mi vedranno e anch’essi non dovranno scandalizzarsi”. San Paolo dirà, “Io non sono venuto in mezzo a voi a predicare con la potenza della parola. Io non ho saputo nient’altro, se non Cristo e Cristo crocifisso scandalo per i giudei e ignominia per i paganti, ma per quelli che si salvano potenza e gloria di Dio”. Ecco dove comincia il regno di Dio. D’altra parte, se il seme caduto in terra non muore resta solo, se invece muore porta molto frutto».

Ecco dunque il regno di cui Giovanni è stato il precursore, andando a morire anch’egli per questo. E a questo punto, Gesù fa l’elogio di Giovanni “Che cosa siete andati a vedere? Una canna sbattuta dal vento”: «Siete andati a vedere una persona da nulla? – parafrasa il presule – No, siete andati a vedere un profeta, l’erede di Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Amos… Se andate a fare l’analisi grammaticale e logica della vita di questi personaggi, troverete che tutti questi personaggi hanno avuto dei grossi problemi con i re e con il Tempio di Gerusalemme. Ma anche oggi, i profeti è difficile che li si accolga. Ora parliamo tutti bene di don Primo Mazzolari, ma quando lui diceva alcune cose tutti a criticare, così come avvenuto anche con Ernesto Balducci. Profeti che decenni fa sono stati calunniati, perseguitati anche dalla Chiesa, e che invece oggi hanno ragione. Avevano detto delle cose serie, avevano precorso i tempi e la storia, ci avevano dato delle ottime indicazioni. E ancora oggi tutti leggono i testi di don Lorenzo Milani, ma quando lui dovette affrontare il processo perché aveva parlato male dei cappellani militari, tutti erano contro di lui».

Dunque, Giovanni Battista è un profeta di cui sta scritto “Davanti a Te, Egli preparerà la Sua via”, ma poi appare un’altra frase enigmatica “Io vi dico che fra i nati di donna, non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui”: «E chi è – s’interroga ancora monsignor Tommaso Valentinetti – il  più piccolo nel regno di Dio? È Gesù, perché Lui si è fatto piccolo fino in fondo, fino all’annientamento. E qui ricordate, perché San Paolo ci deve venire in contro sempre “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma divenne come gli uomini e apparso in forma umana umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Cioè la morte più ignominiosa. Tutta la piccolezza del regno di Dio fatto carne, che manifesta tutta la sua piccolezza dai primissimi istanti della sua esistenza. In fondo la seconda persona della Santissima Trinità, il Verbo che come dice San Giovanni nel prologo “Per mezzo del quale tutte le cose sono state fatte e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”, che cosa ha fatto? Si è incarnato nell’utero di una donna. Ma sapete quanto è piccolo il seme che si annida nell’utero di una donna? Duemila volte meno di un centimetro e Gesù si è fatto duemila volte più piccolo del centimetro per entrare nella storia dell’umanità, per entrarci senza nessuno sconto sulla sua umanità, perché la grande missione importante (oltre alla salvezza universale) era l’umanizzazione di quest’uomo che si era disumanizzato».

E qui accade qualcosa che sa di giudizio, perché erano determinate categorie di persone come i pubblicani, i pubblici peccatori e i ladri che hanno ricevuto il battesimo di Giovanni ad ascoltare Gesù: «Questi – sottolinea l’arcivescovo – lo hanno riconosciuto giusto e si sono salvati, ma i farisei e i dottori della legge che non si sono fatti battezzare, perché non si sono rimessi in discussione, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro?».

Qui si entra in un’altra dimensione che l’arcivescovo ha spiegato citando la parabola dei due figli, in cui il primo dei due si è lasciato toccare dall’amore del padre, ma il secondo ha fatto lo stesso?: «Non lo sappiamo – replica Valentinetti – perché la parabola rimane aperta e non sappiamo se quel figlio sia entrato o meno alla festa. Il Signore ci parla e ci indica la via della salvezza, a noi aprire il cuore ed essere pronti sempre a rimetterci in discussione, perché prima o poi Gesù verrà a trovarci come fece con Simone il fariseo. Ebbene, se ci viene a trovare circondiamolo d’amore come ha fatto la peccatrice. Lei, in fondo, non ha fatto nient’altro che quello che sapeva fare. Chissà a quanti uomini aveva toccato i piedi, ungendoli con l’unguento e asciugandoli con i capelli. Ma questo è un uomo speciale, un uomo unico, e allora la donna peccatrice gli riserva tutto il suo amore diverso, non un amore libidinoso, un amore puro, semplice e coinvolgente che Simone il fariseo non era riuscito a dargli».

Da qui l’augurio finale dell’arcivescovo Valentinetti, in vista del Natale: «Gesù ci visita in questo tempo – conclude -, speriamo la sua presenza e sperimentiamo anche i segni del suo regno che viene. Cerchiamo di andare nei luoghi dove il suo regno viene in mezzo a noi».

About Davide De Amicis (2232 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale "La Porzione.it", collabora con la redazione pescarese del quotidiano "Il Messaggero". In passato ha già collaborato con "Radio Speranza", la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale "Abruzzo Oggi".
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