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“Una parrocchia missionaria metta al primo posto preghiera e informazione”

"Essere cattolici - afferma Padre Giulio Albanese - significa affermare la globalizzazione intelligente e perspicace di Dio, ovvero la solidarietà in contrasto con l’indifferenza. La parrocchia deve interpretare i segni dei tempi e per farlo, come paradigma di riferimento, dovrà assumere una visione “glocal” avendo una visione globale e agendo localmente"

Lo ha affermato lunedì Padre Giulio Albanese, missionario e giornalista comboniano, intervenendo all’incontro diocesano “Il volto missionario della parrocchia”

Padre Giulio Albanese, missionario e giornalista comboniano

Una parrocchia per essere sale delle terra e luce del mondo, realizzando la Chiesa in uscita al centro del magistero di Papa Francesco, dovrà andare oltre i luoghi comuni e intraprendere una sfida culturale volta alla conoscenza.

Parola di Padre Giulio Albanese, missionario, giornalista comboniano e direttore della rivista “Popoli e missione”, che ieri e lunedì sera è intervenuto a Pescara in qualità di relatore al ritiro mensile del clero diocesano, nonché all’incontro pubblico dal tema “Il volto missionario della parrocchia”, svoltosi nel teatro parrocchiale della chiesa di San Giovanni Battista e San Benedetto Abate alla presenza di un nutrito gruppo di fedeli: «Se la parrocchia vuole essere davvero missionaria – esordisce Padre Albanese – bisogna che, oltre alla preghiera che è la prima forma di apostolato, metta al prima posto l’informazione. Perché informarsi è un dovere, essere informati è un diritto e la loro negazione è dittatura».

Ma questa consapevolezza, nel nostro Paese, è ancora lontana da divenire tale: «L’Italia – denuncia il giornalista comboniano  – è il fanalino di coda nella lettura di quotidiani e settimanali, perfino di quelli su internet. Non a caso, da noi, il giornale più letto è l’edizione del lunedì della Gazzetta dello sport, mentre la rivista più letta è Tv sorrisi e canzoni. Se una persona legge solo queste cose non dovrebbe andare a votare perché, si può essere di sinistra, di centro o di destra, ma una persona ignorante è una persona pericolosa».

Un’ignoranza che, a detta dell’esperto, verrebbe alimentata ad arte dagli stessi mezzi di comunicazione e dalla televisione, attraverso una programmazione che svuota la mente creando un pensiero debole: «Trasmissioni come il Grande fratello e gli altri reality – accusa -, servono proprio ad azzerare la massa celebrale della gente, perché altrimenti se si inizia a pensare e a riflettere si diventa destabilizzanti per il sistema».

I presenti all'incontro nella parrocchia di San Giovanni Battista e San Benedetto

I presenti all’incontro nella parrocchia di San Giovanni Battista e San Benedetto

Un sistema che in Italia è contraddistinto da una disaffezione nei confronti del bene comune, mentre come diceva San Giovanni Bosco “essere bravi cristiani significa essere bravi cittadini”, ma spesso questi due aspetti non coincidono: «Prendiamo la logica del condono – attacca Padre Giulio Albanese -, il condono è un peccato mortale, significa violare le leggi scendendo a patti con la Pubblica amministrazione mancando di rispetto a quanti rispettano le regole. Infatti con il condono, la situazione viene sanata dal punto di vista giurisprudenziale, ma il danno ambientale contro la comunità rimane. Quanti cristiani si confessano, perché hanno costruito in flagrante violazione della legge».

È così che la parrocchia, partendo proprio dall’etica, dalla morale e dal rispetto del bene comune, dovrebbe dare per prima il buon esempio: «In quanto – sottolinea il giornalista comboniano – per essere sale della terra e luce  del mondo, i gesti devono venire prima delle parole».

Così come, alla luce della presenza di Cristo in un mondo che cambia, la parrocchia non può prescindere dall’osservare dapprima il contesto generale in cui si colloca, che è quello della globalizzazione: «Cos’è in fondo il cattolicesimo, se non una fede senza confini. – osserva il missionario -. Essere cattolici significa, infatti, affermare la globalizzazione intelligente e perspicace di Dio, ovvero la solidarietà in contrasto con l’indifferenza. La parrocchia deve interpretare i segni dei tempi e per farlo, come paradigma di riferimento, dovrà assumere una visione “glocal” avendo una visione globale e agendo localmente».

Un obiettivo non facile da raggiungere, che incontra resistenze: «Siamo istintivamente portati a pensare – ammette Padre Giulio – che l’alterità rappresenta una disgrazia ma, come diceva don Tonino Bello, “la pace è la convivialità delle differenze non solo perché differenti, ma benché differenti”».

Questa è la grande sfida culturale che siamo chiamati a realizzare, vivendo un cristianesimo in grado di imprimere un cambiamento: «Essere cristiani – ribadisce Albanese -, vuol dire affermare un atto di fede e capire non solo che Dio agisce misteriosamente nella vita degli uomini, ma che il cambiamento è possibile e non possiamo permetterci di tirare i remi in barca. Essere cristiani è una questione di qualità della fede, significa di essere capaci di dare sapore alla società di cui siamo parte integrante».

Per questo la parrocchia e la Chiesa, in generale, devono essere il vivaio di ministeri a servizio del bene comune: «Devono essere in uscita – precisa Padre Giulio Albanese -, vivendo al tempo stesso la dimensione dell’accoglienza, perché il cristianesimo sia inclusivo e non respingente, attraverso la presenza e l’azione di uomini e donne di buona volontà che sappiano uscire fuori dalle mura».

About Davide De Amicis (2466 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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