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Siria: migliaia di bambini rischiano la vita per il freddo, ma Aleppo è sicura

Dopo lunghe trattative fra esercito e milizie armate - annuncia padre Ibrahim Alsabagh, parroco latino di Aleppo, intervistato dall’agenzia di stampa Sir -, i gruppi militari hanno consegnato le armi e sono usciti dalla parte est della città. Allora, l’esercito ha annunciato la notizia di considerare Aleppo città sicura, È il regalo più bello che abbiamo mai immaginato. Solo Dio poteva realizzarlo…"

All’apice delle difficoltà per migliaia di bambini in fuga dalla guerra, raccolte da Save the children, nella città siriana i combattimenti sono finalmente terminati

L'esodo dei siriani in fuga dalla guerra

«Al punto di incontro dove gli autobus arrivano da Aleppo, i bambini sono in stato di shock totale quando vedono la frutta o i pasti caldi che vengono distribuiti. Alcuni di loro non hanno visto un pezzo di frutta da almeno sei mesi e sui loro volti, così come su quelli di tanti adulti, i segni della malnutrizione sono evidenti».

Con queste parole Muslem Essa, un operatore umanitario impegnato con l’organizzazione locale Violet a Idlib, ha raccontato a Save the children la drammatica situazione degli sfollati di Aleppo. Migliaia di bambini rischiano la vita per il freddo, a causa di una forte tempesta di neve che si è abbattuta in queste ore nella Siria nord-occidentale.

Negli ultimi giorni almeno 26 mila persone sono arrivate nelle aree rurali di Aleppo e Idlib: «Molti bambini – racconta l’operatore di Violet -, quando scendono di corsa dagli autobus, pur di accaparrarsi una mela o una banana, finiscono con il perdere i propri genitori e restano separati dalle loro famiglie. Per giorni, in attesa dell’evacuazione, i bambini hanno sofferto la fame, e ora sono esausti, alcuni di loro malati e ovviamente traumatizzati. Quando arrivano, i loro volti e le loro mani sono completamente neri e ricoperti di polvere di carbone, visto che negli ultimi giorni hanno bruciato mobili e qualsiasi altra cosa pur di riscaldarsi in qualche modo».

Almeno 750 mila persone vivono ancora sotto assedio, senza cibo a sufficienza e cure mediche: «Negli ultimi tre giorni, abbiamo ricevuto 30 bambini gravemente feriti in un ospedale che supportiamo – racconta il dottor Mounir Hakimi, presidente di Syria Relief -. Molti dei casi che stiamo assistendo riguardano infezioni da ferite che non sono state curate in maniera adeguata durante l’assedio. Per questo motivo, siamo spesso costretti ad amputare gli arti che purtroppo non possono essere salvati. Nei punti di accoglienza, vediamo gente scendere dagli autobus che è esausta e che sta letteralmente morendo di fame. Non avrei mai pensato, in vita mia, di vedere gente così disperata pur di mangiare un biscotto».

Intanto, i combattimenti sembrano essere davvero cessati: «Dopo lunghe trattative fra esercito e milizie armate – annuncia padre Ibrahim Alsabagh, parroco latino di Aleppo, intervistato dall’agenzia di stampa Sir -, i gruppi militari hanno consegnato le armi e sono usciti dalla parte est della città. Allora, l’esercito ha annunciato la notizia di considerare Aleppo città sicura».

Dunque, ad Aleppo si respira finalmente un’aria di festa: «Appena si è diffusa la notizia – riferisce il parroco -, tutte le moschee “hanno fatto sentire la propria voce” e tutte le chiese di Aleppo, quelle che hanno ancora il campanile, hanno suonato a lungo. Un sogno è stato realizzato… Due giorni prima della nascita del Re della pace. È il regalo più bello che abbiamo mai immaginato. Solo Dio poteva realizzarlo… Abbiamo chiesto a Lui questo dono ed Egli lo ha esaudito… “Magnificat anima mea…” Tutta la gente è in festa… È il frutto della preghiera dei bambini per la pace…».

About Davide De Amicis (2302 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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