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Cambiamenti climatici: “Disinvestire da fonti fossili e investire su rinnovabili”

"La nostra casa comune - ribadisce il cardinale Turkson - non deve diventare un posto dove si produce solo anidride carbonica da scaricare nell’atmosfera. Si tratta di riconoscere la necessità dell’abbandono progressivo dei combustibili fossili. Anche se il progresso sarà lento l’importante è non restare fermi accettando passivamente le fonti che inquinano"

È stato l’appello lanciato dal cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per la promozione per lo sviluppo umano integrale, al convegno su “Laudato sì e gli investimenti cattolici”

Un impianto per l'estrazione di petrolio

Fa discutere, suscitando polemiche anche all’interno della Chiesa, la svolta negazionista del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump in riferimento ai cambiamenti climatici.

Se n’è parlato venerdì durante il convegno internazionale sulla “Laudato sì e gli investimenti cattolici”, svoltosi presso la Pontificia Università Lateranense per iniziativa di molte realtà della società civile europea e nordamericana tra cui Focsiv, Cidse, le Unioni dei superiori generali e delle Superiori generali, Cafod, Trocaire: «Usare il nostro denaro – esordisce il cardinale Peter Turkson, prefetto del nuovo Dicastero per la promozione per lo sviluppo umano integrale – per disinvestire dalle fonti fossili e investire in energie rinnovabili, rompendo il legame perverso tra finanza e cambiamenti climatici. Le banche, coinvolte da questi tempi in scandali finanziari, evasioni, operazioni speculative, facciano le cose in maniera diversa ed agire in funzione del bene comune».

Questa la proposta della Santa Sede, che ha già ospitato tre incontri sull’impatto degli investimenti sul clima e molti istituti religiosi e organizzazioni cristiane stanno adottando queste buone pratiche, seguendo le indicazioni del movimento “Divestment” lanciato nel 2011 da un gruppo di studenti americani: oggi 680 istituzioni in tutto il mondo (università, istituti religiosi, compagnie di assicurazione), si sono impegnate a ritirare i propri investimenti da quei soggetti che operano nel settore dei combustibili fossili.

Cardinale Peter Turkson

Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per la promozione per lo sviluppo umano integrale

In Italia è attiva la campagna #DivestItaly: «Dopo le chiare indicazioni contenute nell’enciclica di Papa Francesco la Santa Sede – precisa il cardinale Turkson ai giornalisti – non ha ancora formulato una strategia. Il carattere della dottrina sociale è lanciare i principi, poi l’applicazione va lasciata alle varie Chiese, perché le situazioni sono diverse. Quest’evento ci dà l’occasione e la possibilità di esprimere questa intenzione. Quando investiamo soldi dobbiamo chiedere come verrà usato il nostro denaro. Abbiamo l’obbligo di realizzare una sorta di giustizia ecologica. È in gioco la nostra coerenza e dignità. Il Papa nell’enciclica cita le posizioni di tantissime Conferenze episcopali riguardo al clima e questa è una novità. È ora che le Chiese locali agiscano. Questa è la sussidiarietà della Chiesa».

A chi contesta che togliere finanziamenti alle imprese di combustibili fossili possa provocare la perdita di posti di lavoro, il porporato ha fatto notare che il carbone, ad esempio, può essere utilizzato per la produzione di altri materiali, come i cruscotti delle automobili: «La nostra casa comune – ribadisce – non deve diventare un posto dove si produce solo anidride carbonica da scaricare nell’atmosfera. Si tratta di riconoscere la necessità dell’abbandono progressivo dei combustibili fossili. Anche se il progresso sarà lento, l’importante è non restare fermi accettando passivamente le fonti che inquinano».

Ma, al contrario, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non crede agli effetti negativi del riscaldamento globale e ha già dato il via alla costruzione di oleodotti, tra cui quello sulle terre sacre dei Sioux in Nord Dakota, che Obama aveva bloccato per la gravità dell’impatto ambientale. Questi provvedimenti e la sua posizione potranno condizionare gli Accordi di Parigi sul clima?: «Sì ma l’America è solo un Paese tra tanti Paesi – replica il prefetto del Dicastero per la promozione per lo sviluppo umano integrale, rivolgendosi ai giornalisti -. Certo, con una sua importanza, ma è sempre un Paese. Se si mettono insieme Cina, Russia e Ue si può procedere. Noi stessi da quando il Papa ha annunciato il desiderio di fare l’enciclica, abbiamo ricevuto tantissime osservazioni: qualcuno ci diceva che noi stavamo trasformando una bugia in dottrina. Ci sono ancora gruppi che pensano che i cambiamenti climatici non siano reali. Speriamo che le persone intorno a Trump gli facciano vedere la gravità della situazione».

Christiana Figueres

Christiana Figueres

Da qui, l’interrogativo su come sia possibile ridurre le emissioni di gas serra prima che sia troppo tardi: «Anche accompagnando il nostro impegno morale – spiega Christiana Figueres, già segretario esecutivo della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici e ora a capo di “Mission 2020” per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi – con decisioni finanziarie, spostando gli investimenti di capitale dai combustibili fossili all’energia verde».

Secondo l’esperta è necessario, auspicabile e realizzabile invertire la curva di emissioni di gas serra entro il 2020: «Se non si ridurranno – avverte la Figueres -, avremo uno spostamento epocale di persone a causa dell’impatto sul clima, che crescerà in intensità e frequenza. I Paesi in via di sviluppo dovranno investire risorse per ricostruire le infrastrutture essenziali, togliendole ai servizi di base come la sicurezza alimentare, la sanità, l’istruzione».

Christiana Figueres ha inoltre ricordato che il 2016 è stato l’anno più caldo nella storia della terra: «Eppure – accusa la responsabile di “Mission 2020” per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi -, nonostante le evidenze scientifiche, c’è stata una politicizzazione del tema dei cambiamenti climatici. Non dovrebbe essere un tema politico ma sociale. La mia speranza è data dal fatto che per tre anni di seguito le emissioni di gas serra sono rimaste tali, nonostante la crescita del Pil dei Paesi in via di sviluppo. Forse riusciremo a svincolare i gas serra dal Pil. Poi dal 2008 abbiamo avuto una crescita inarrestabile delle energie rinnovabili e progressi tecnologici vertiginosi, perché le giovani generazioni stanno concentrando le loro energie su questo».

A proposito degli investimenti, l’esperta ha poi auspicato che tutti gli operatori economici e finanziari capiscano questa necessità: «Invito – aggiunge – ognuno di noi ad agire, perché è necessario per generazioni future e per i più vulnerabili del pianeta».

Card. John Ribat

Card. John Ribat, presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Oceania

E un monito è arrivato anche dai vescovi dell’Oceania: «La pretesa di far pagare il conto dei cambiamenti climatici alle generazioni future – attacca il cardinale John Ribat, presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Oceania – è da irresponsabili. Chiediamo ai leader mondiali di attuare gli Accordi di Parigi immediatamente perché più aspettiamo, più i costi sociali, economici e politici saranno alti».

Il primo cardinale della Papua Nuova Guinea, ha raccontato gli effetti devastanti del riscaldamento globale sulle isole del Pacifico: «La situazione – lamenta – è urgentissima. Sempre più isole stanno scomparendo. Abbiamo inondazioni, siccità, stagioni imprevedibili, acidificazione degli oceani. Tutta la regione è minacciata dall’aumento del livello del mare. In molte isole stanno costruendo dei frangiflutti contro l’alta marea, ma sono inefficaci. I campi vengono distrutti, l’acqua potabile è sempre più salata».

Il cardinale Ribat ha infine lanciato un ulteriore appello per la salvaguardia di oceani e foreste pluviali: «Ci vogliono – esorta – governi coraggiosi e lungimiranti. Il modello economico attuale nei prossimi decenni dovrà essere cambiato, altrimenti il prezzo sarà pagato dalle generazioni future. I leader economici e politici devono ricordare che il dibattito sul clima riguarda la sopravvivenza». Il cardinale Ribat ha infine chiesto alle Chiese locali di agire concretamente per contribuire al bene della nostra casa comune, la Madre terra, e di tutti».

About Davide De Amicis (2702 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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