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Prostituzione: “Alimentata da solitudine e problemi relazionali con l’altro sesso”

A prostituirsi, il più delle volte, sono vittime della tratta di essere umani o, comunque, persone provenienti da realtà di forte disagio sociale ed economico: "Non vengono da noi - precisa Mirta Da Pra Pocchiesa - con l’idea di delinquere, mettono in gioco semplicemente l’unica capitale che hanno, il corpo, trovando molte persone disposte a trattarlo come una merce"

Lo ha affermato Mirta Da Pra Pocchiesa, responsabile del Progetto Vittime del Gruppo Abele, intervenuta a Pescara per un incontro sul tema

Mirta Da Pra Pocchiesa, responsabile Progetto Vittime Gruppo Abele

È un tema delicato e scivoloso quella della prostituzione al quale, nei giorni scorsi, la Caritas diocesana ha dedicato un incontro volto ad approfondirne le cause reali, andando oltre stereotipi e luoghi comuni.

Non a caso l’appuntamento, svoltosi presso la parrocchia della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa a Montesilvano, è stato intitolato “Senza pregiudizi” e a guidarlo è stata Mirta Da Pra Pocchiesa, responsabile del Progetto Vittime del Gruppo Abele: «Parlare di prostituzione – premette – vuol dire parlare di qualcosa che è molto vicino a noi, come la nostra affettività e sessualità, e per questo i pregiudizi li abbiamo un po’ tutti in base a quello che è stato ed è il nostro vissuto, la nostra educazione, la nostra cultura e ciò che leggiamo».

Attualmente le prostitute presenti in Italia sono soprattutto straniere, anche se non mancano le italiane, e qui già emerge un primo pregiudizio da superare: «La maggior parte delle straniere – sottolinea la Pra Pocchiesa – non fa la prostituta, ma molto altro, eppure le donne nigeriane, in quanto tali, si sentono appioppare questa etichetta come se lo facessero tutte».

A prostituirsi, il più delle volte, sono vittime della tratta di essere umani o, comunque, persone provenienti da realtà di forte disagio sociale ed economico: «Molte donne – spiega la responsabile del Progetto Vittime del Gruppo Abele – arrivano da Paesi dove la donna vale pochissimo, meno di una capra, e il maschile è l’assoluto. Ci sono donne, ad esempio, che arrivano da noi attraversando il deserto del Sinai – dove avviene il traffico d’organi -, mentre le donne dell’Est spesso fuggono a casi di violenza familiare. Non vengono da noi con l’idea di delinquere, mettono in gioco semplicemente l’unica capitale che hanno, il corpo, trovando molte persone disposte a trattarlo come una merce».

Alcuni operatori Caritas intervenuti

Alcuni operatori Caritas intervenuti

In effetti, la prostituzione resta sempre in auge perché continua a persistere una forte domanda: «C’è un grande desiderio di donne accondiscendenti – rivela l’esperta -. Gli uomini italiani, che cercano sesso a pagamento, desiderano donne che non li mettano in crisi. Quindi, sicuramente non vogliono donne italiane, ma donne accondiscendenti, se parlano poco e sono giovani ancora meglio».

Tra l’altro, a detta dell’operatrice, il 70% dei clienti delle prostitute sono uomini sposati, anche se non mancano i giovani. Dati apparentemente sorprendenti che, però, sono la conseguenza di problematiche ben precise che derivano dal contesto sociale attuale: «L’incapacità di rapportarsi con l’altro sesso – elenca Mirta Da Pra Pocchiesa -, la solitudine, l’emancipazione femminile, il continuare a dividere le “donne per bene” dalle “donne per male”, oltre alla pornografia che induce a una sessualità immaginata, impossibile da chiedere alla propria moglie».

Da qui il ricorso alla prostituzione che, dunque, va analizzata soprattutto nelle cause che ne generano la domanda: «Gli uomini – osserva la Pra Pocchiesa – hanno pochi luoghi per parlare delle loro insoddisfazioni e delle loro paure. La sfera maschile è molto sola da questo punto di vista e un grande aiuto deriva dal fatto di parlarne nelle sedi giuste, prima che questi problemi scadano in semplificazioni come può essere considerata la stessa prostituzione».

Eppure in Italia, un tempo, la prostituzione era quasi completamente svanita: «Con l’approvazione della legge Merlin, nel 1958, – ricorda la responsabile del Progetto Vittime del Gruppo Abele – le donne non erano più schedate come prostitute e da quel momento ebbero la scelta di poter fare altro, trovando più lavori e soprattutto lavori migliori».

Inoltre, con la chiusura delle case chiuse anche le malattie sessualmente trasmissibili, come la sifilide, tornarono sotto controllo: «A fare le prostitute restarono in pochissime – ricorda l’esperta – , per lo più donne anziane nei centri storici e tossicodipendenti, fin quando in Italia non arrivarono dapprima le albanesi e poi le nigeriane».

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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