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Siria: “Persone torturate perché cristiane, perché possiedono una croce”

"Penso - osserva il religioso italiano - che quello che mi hanno raccontato e quello che ho visto, dovrebbe essere letto nelle nostre chiese come testimonianza di fede al giorno d’oggi. Persone che sono state torturate perché sono cristiane, perché possiedono una croce… Torturate... Oggi! Mi rendo conto che oggi, con tante difficoltà, con tante devastazioni, la Siria può essere un grande esempio di fede per il mondo"

Lo ha denunciato padre Bruno Varriano, guardiano e rettore della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, di ritorno da un viaggio in Siria

È stato un viaggio alla scoperta di ciò che resta della Siria, insanguinata e distrutta dalla guerra, quello compiuto nei giorni scorsi da padre Bruno Varriano, guardiano e rettore della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, in Terra Santa: «Abbiamo trovato una Siria totalmente devastata – racconta -, Aleppo è totalmente distrutta, la città di Homs, tra Aleppo e Damasco, è distrutta al 70%. Il famoso mercato di Aleppo, il centro storico di questa che è una delle città più antiche del mondo, totalmente distrutto. Dinanzi a tanto dolore, la Chiesa cerca di essere vicina alla popolazione».

Nell’ambito del suo viaggio in Siria, padre Varriano ha incontrato il parroco di Aleppo, padre Ibrahim Alsabagh. Inoltre, il religioso ha potuto incontrare i cristiani e i frati che si trovano lì: «Ai quali – sottolinea il rettore della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth – abbiamo detto che non sono stati abbandonati, così come non lo è stata la Siria e che la loro vita non è meno importante della nostra».

padre Bruno Varriano, rettore e guardiano della Basilica dell'Annunciazione a Nazareth

padre Bruno Varriano, guardiano e rettore della Basilica dell’Annunciazione a Nazareth

E malgrado tutto, la Chiesa siriana è apparsa più unita e compatta che mai: «Ho trovato un popolo cristiano e una comunità cristiana molto uniti – conferma Padre Bruno Varriano -. I sacerdoti, i frati, i religiosi, i salesiani, i francescani, sono molto vicini ai cristiani. I nostri conventi sono diventati case per rifugiati».

Ma i racconti che emergono dai cristiani siriani ancora una volta, purtroppo, sono storie di ordinaria e crudele persecuzione: «Penso – osserva il religioso italiano – che quello che mi hanno raccontato e quello che ho visto, dovrebbe essere letto nelle nostre chiese come testimonianza di fede al giorno d’oggi. Persone che sono state torturate perché sono cristiane, perché possiedono una croceTorturate… Oggi! Mi rendo conto che oggi, con tante difficoltà, con tante devastazioni, la Siria può essere un grande esempio di fede per il mondo».

Dal 2011 la popolazione della Siria è vittima del conflitto tra il governo e i gruppi ribelli e gli estremisti islamici. I dati dell’Onu, divulgati l’anno scorso, indicano che più di 400 mila persone hanno perso la vita e che in quasi 5 milioni sono stati costretti a lasciare il paese. Il 70% della popolazione non ha accesso all’acqua potabile. Mancano medicine, elettricità, cibo, scuole e alloggi.

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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