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Catastrofe in Sud Sudan: “250 mila bambini malnutriti rischiano di morire”

"Se, come si prevede, - denuncia Andrea Iacomini, portavoce dell'Unicef Italia - il numero delle persone colpite da insicurezza alimentare a luglio raggiungerà il picco di 5,5 milioni, la cui metà saranno bambini, senza alcun intervento tempestivo, ci renderemo tutti colpevoli di aver contribuito alla prematura distruzione di un Paese che ha solo pochi anni di vita. Non si può morire ancora di fame nel 2017, è un fatto gravissimo"

Lo ha denunciato l’Unicef, diffondendo i dati relativi alla grave emergenza umanitaria che ha attanaglia milioni di persone in fuga dalla guerra

Papa Francesco

Papa Francesco

Papa Francesco, fin dall’udienza generale di mercoledì scorso, ha chiesto di non fermarsi solo alle dichiarazioni, ma di rendere concreti gli aiuti alimentari e permettere che possano giungere alle popolazioni sofferenti del Sud Sudan: «Destano particolare apprensione – sottolinea il Papa – le dolorose notizie che giungono da quella terra martoriata, dove ad un conflitto fratricida si unisce una grave crisi alimentare che condanna alla morte per fame milioni di persone, tra cui molti bambini. Il Signore sostenga questi nostri fratelli e quanti operano per aiutarli».

Un appello a cui ieri, in occasione della sua visita alla Chiesa anglicana di Roma, ha fatto seguito l’annuncio del Santo Padre di un possibile viaggio apostolico nel Paese africano, da compiere unitamente all’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, su richiesta delle autorità religiose locali.

In attesa che ciò avvenga parlano chiaro gli ultimi dati dell’Unicef, secondo i quali in Sud Sudan sono morte di fame 5 milioni e mezzo di persone, pari al 50% della popolazione, mentre nel Corno d’Africa 17 milioni di persone rischiano di morire di fame e per le conseguenze della malnutrizione: «Le parole del Santo Padre sul Sud Sudan – commenta Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia – arrivano in un momento drammatico e, sono certo, serviranno ad accendere i riflettori su una carestia che sta avendo effetti devastanti sulla popolazione del Paese».

A detta del funzionario, c’è il rischio di una repentina degenerazione delle condizioni di salute della popolazione che potrebbe produrre una catastrofe umanitaria senza precedenti: «I bambini da tre anni – denuncia Iacomini – vivono in situazioni a dir poco disumane stretti tra la guerra e una economia al collasso. Se non si interviene immediatamente, su un milione di bimbi affetti da malnutrizione 250 mila rischiano di morire subito, nelle prossime settimane. Occorre un massiccio intervento umanitario e il libero accesso per le organizzazioni a tutte le aree del paese interessate da questo fenomeno, in particolare nelle zone dello Unity State (una porzione di territorio che fino al 2015 rappresentava uno dei dieci stati del Sud Sudan)».

Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia

Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia

Per Iacomini, non è accettabile che la comunità internazionale lasci letteralmente morire di fame un numero così grande di bambini, che negli ultimi anni, hanno subito di tutto: «Dal 2013 – aggiunge -, 17 mila innocenti sono stati reclutati come soldato, vivono in strutture fatiscenti senza servizi igienici di base, con enormi carenze alimentari e nutrizionali. Se, come si prevede, il numero delle persone colpite da insicurezza alimentare a luglio raggiungerà il picco di 5,5 milioni, la cui metà saranno bambini, senza alcun intervento tempestivo, ci renderemo tutti colpevoli di aver contribuito alla prematura distruzione di un Paese che ha solo pochi anni di vita. Non si può morire ancora di fame nel 2017, è un fatto gravissimo».

Intanto dal Sud Sudan giunge la toccante testimonianza, raccolta dall’agenzia di stampa Sir, del missionario comboniano fidei donum della diocesi di Bolzano-Bressanone Padre Erich Fischnaller: «Qui c’è un silenzio di tomba», esordisce. È rimasto solo lui nella missione di Lomin, a meno di 30 chilometri dal confine con l’Uganda. Dopo l’esodo di migliaia di persone verso i campi profughi allestiti dalle Nazioni Unite su territorio ugandese, a Moyo, nella regione sono rimasti solo gli animali e qualche piccolo gruppo di persone che cercano di restare, anche a rischio della propria vita.

La missione di Lomin e l’operato di Padre Fischnaller sono molto conosciuti e apprezzati dalla gente del posto e Padre Erich rappresenta, anche in questi giorni di grande emergenza, un punto di riferimento: «Qui ormai non c’è più nessuno – racconta al direttore dell’ufficio missionario diocesano Wolfgang Penn –, ogni tanto arriva qualcuno in cerca di cibo e beni di prima necessità. È arrivato qualcuno con una lunga lista di nomi chiedendo aiuto per tutto il gruppo. Io ho dato loro quello che avevo».

Per far fronte alle prime necessità, in questi giorni l’ufficio missionario altoatesino – che ha avviato una raccolta fondi straordinaria – ha inviato 5 mila euro per far fronte all’emergenza: «Vi ringrazio – replica il missionario – per quanto mi avete mandato, servirà per acquistare beni di prima necessità da distribuire a quanti arriveranno qui nella missione».

Erich Fischnaller, missionario comboniano

Erich Fischnaller, missionario comboniano

Il missionario comboniano, oltre che per garantire un punto di riferimento nella regione, è rimasto in zona anche per cercare di venire in soccorso ai capi di bestiame, abbandonati dalla popolazione in fuga: «Tengo acceso il generatore e la pompa per l’acqua – racconta –, così da garantire sia il funzionamento dell’officina che abbiamo qui nella missione a Lomin che l’approvvigionamento idrico. Ogni giorno, infatti, vado a portare da bere al bestiame che la gente della zona è stata costretta ad abbandonare per mettersi in salvo al di là del confine con l’Uganda».

In questi giorni la situazione nel Paese è drammatica. Oltre alla fame, acuita dal conflitto interno tra forze governative e ribelli, la gente deve fare i conti anche con la mancanza di comunicazioni: «Il telefono non funziona – spiega Padre Fischnaller –, qualche volta funziona il collegamento via internet. Per sapere quello che accade qui nella regione, ricevo delle notizie da quanti sono sfollati in Uganda. Nei giorni scorsi, a una ventina di chilometri dalla missione, a Jale, c’è stata una sparatoria. Non so chi ha avuto la meglio, se le forze governative o i ribelli. Andare a vedere è troppo rischioso. Io resto qui nella missione. Sto bene, resto per portare aiuto a chi è ancora nella regione e per impedire che il bestiame lasciato in queste terre muoia di sete».

Il missionario Fischnaller sa bene, infatti, che quegli animali rappresentano il futuro per le famiglie di contadini che dopo anni di guerra civile, hanno fatto ritorno in Sud Sudan cercando di ricostruirsi una vita. E anche oggi, che quel futuro è seriamente messo a rischio dagli scontri tra esercito governativo e ribelli, essi sono un segno di speranza in un futuro rappacificato. Quando terminerà questa nuova emergenza nessuno può attualmente dirlo. Padre Fischnaller, intanto, continua a mantenere accesa la luce della speranza.

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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