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Suicidio assistito dj Fabo: “È la vita il valore da affermare, non la morte”

"Il disegno di legge (ddl) sul fine vita in discussione a Montecitorio - precisa Francesco D'Agostino, presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani - meriterebbe molti utili emendamenti, ma non riguarda l’eutanasia né il suicidio assistito. Tra questi - avverte Umberto Gambino, presidente dell'associazione Scienza&Vita - la possibilità di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali, che non costituiscono atti terapeutici bensì presidi vitali. Se una persona non può sostenersi autonomamente, la loro sospensione non è accettabile e si configura a tutti gli effetti come una forma di eutanasia passiva"

Lo ha affermato il filosofo Giuseppe Savagnone, intervenuto sul quotidiano Avvenire dopo il caso di suicidio assistito che ha riacceso le polemiche

Si susseguono numerose le reazioni dal mondo scientifico, filosofico, giuridico, cattolico e politico, in seguito alla morte di Fabiano Antoniani (dj Fabo), rimasto tetraplegico e cieco da tre anni in seguito ad un incidente stradale, avvenuta ieri in una clinica svizzera in seguito alla sua stessa scelta di ricorrere al suicidio assistito con il supporto di Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni.

Un evento che il filosofo Giuseppe Savagnone ha commentato su Avvenire, denunciando innanzi tutto la sua strumentalizzazione mediatica: «Nel circuito mediatico-politico – esordisce Savagnone -, in cui tutte le forme di pudore sono sistematicamente travolte dalla logica dello spettacolo, anche questa dolorosa fine è diventata, prima ancora di verificarsi, una notizia, un evento pubblicizzato a gran voce su tutti i mezzi di comunicazione e strumentalizzato ideologicamente per sostenere una tesi precostituita, la legittimità del suicidio assistito e, in ultima istanza (perché è a questo che esplicitamente si tende), dell’eutanasia».

Giuseppe Savagnone, filosofo

Giuseppe Savagnone, filosofo

Esaminando i toni indignati che traboccano dai titoli e dalle argomentazioni di diversi giornali, Savagnone sottolinea poi che: «In essi – continua – si insiste con incredula costernazione sul fatto che il nostro Paese è rimasto l’unico, del “civile Occidente”, a giudicare illecita l’interruzione artificiale della vita di una persona, probabilmente – si dice – per il persistere di una tradizione di matrice cattolica. Ma l’Italia è rimasta anche l’unica a non alzare muri per bloccare l’ingresso dei migranti e a continuare a spendere soldi per cercare di salvare vite umane dalla morte per annegamento. Sono davvero sicuri quegli opinionisti e quei politici che l’essere rimasti gli unici a fare queste scelte (entrambe volte all’estrema difesa della vita) sia una prova di inciviltà?».

Inoltre, Savagnone constata come per legittimare e trasformare in teorema quello che ai nostri occhi è innanzi tutto il dramma dell’uomo Fabo si citano, a sproposito, i casi di Welby e di Eluana Englaro: «Nella discussione sulle Dat (Disposizioni anticipate di trattamento) – sottolinea -, è necessario un leale confronto delle opinioni da cui nascono le decisioni e, sottolinea, di opinioni ve ne sono dall’una e dall’altra parte, che meritano di essere prese in considerazione. Ma quelle che abbiamo appena esaminato non rientrano in questa categoria sono solo chiasso, volto a frastornare e suggestionare l’uomo della strada. Si tratta di una questione oggettivamente problematica, da affrontare senza preventive demonizzazioni di chi non la pensa come noi e avendo ben chiaro che è la vita il valore da affermare e da difendere e non la morte. Uno stile che costituirebbe una buona pratica di rispetto, ormai divenuta rara, verso i vivi, oltre che verso i morti».

Fabrizio D'Agostino, presidente Ugci

Fabrizio D’Agostino, presidente Ugci

Una vicenda, quella di dj Fabo, strumentalizzata anche secondo il presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) Francesco D’Agostino: «Una tragedia lacerante – commenta all’agenzia di stampa Sir -, sulla quale sarebbe doveroso far calare un velo di silenzio rispettoso e riflessivo, perché ogni parola appare inadeguata e invece viene strumentalizzata dal punto di vista politico e ideologico».

Dal punto di vista mediatico, D’Agostino parla di vistosa disinformazione nella quale si sono mescolati in modo confuso suicidio assistito, eutanasia, rifiuto delle cure e dell’accanimento terapeutico e testamento biologico, con il risultato di un gran pasticcio che lascia l’opinione pubblica confusa e disorientata: «Il disegno di legge (ddl) sul fine vita in discussione a Montecitorio – precisa il giurista – meriterebbe molti utili emendamenti, ma non riguarda l’eutanasia né il suicidio assistito. Purtroppo in questo momento si biasima da tutte le parti la lentezza con cui il Parlamento dibatte il provvedimento, che tocca tematiche limitrofe a quelle della vicenda in questione ma diverse e da tenere ben separate e distinte».

Anche su questo punto, a detta del presidente dell’Ugci, l’indice di confusione dell’opinione pubblica è salito alle stelle: «Non si fanno buone leggi su casi eccezionali come questo – avverte il presidente dell’Ugci -. Il vero messaggio da mandare alla gente è che le ipotesi di morte dolorosa e straziante causate da malattie terribili come quella che aveva colpito Fabo, sono sempre meno numerose e sempre meglio trattabili dalla medicina». Al Parlamento D’Agostino chiede di valutare con serenità e con freddezza ideologica: «L’aumento della dimensione emotiva e patetica del dibattito – osserva – non fa bene a nessuno, né a noi né alla qualità della politica italiana».

Alberto Gambino, presidente associazione Scienza&Vita

Alberto Gambino, presidente associazione Scienza&Vita

Invita ad un rispettoso silenzio, evitando strumentalizzazioni ideologiche, anche il presidente dell’associazione Scienza&Vita Umberto Gambino: «Compassione e rispetto assoluti per una vicenda dolorosissima – ribadisce il giurista -, ma anche un fermo no alla strumentalizzazione ideologica del caso, fatta dai radicali per tentare di accelerare l’approvazione del disegno di legge sul fine vita pendente alla Camera».

L’attuale testo, non ancora approdato in Aula, secondo l’esperto non prevede alcuna forma di eutanasia attiva: «È totalmente falso e pretestuoso – lamenta il presidente dell’associazione Scienza&Vita – collegare le due vicende, affermando che una rapida approvazione del provvedimento avrebbe consentito a dj Fabo di sottoporsi al suicidio assistito nel nostro Paese senza dover “emigrare” all’estero. Questa possibilità nel ddl non esiste».

Ma pur non aprendo in alcun modo al suicidio assistito, per il professor Gambino, l’attuale testo presenterebbe tuttavia diversi profili problematici: «Tra questi – ammonisce – la possibilità di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali, che non costituiscono atti terapeutici bensì presidi vitali. Se una persona non può sostenersi autonomamente, la loro sospensione non è accettabile e si configura a tutti gli effetti come una forma di eutanasia passiva, anche se non sarebbe stato questo il caso di dj Fabio. Se il testo venisse approvato nella forma attuale, farebbe inoltre passare l’idea molto insidiosa che di fronte a una disabilità complessa si possa legittimare la richiesta e la pratica eutanasica. Verrebbe insomma trasposta in una legge la convinzione, inaccettabile, che il valore e la dignità della vita in queste condizioni vengano meno».

Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita

Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita

Sul fronte politico è il parlamentare di “Democrazia solidale-Centro democratico, nonché presidente del Movimento per la vita, Gianluigi Gigli ad attaccare l’operato dell’associazione Luca Coscioni: «Ancora una volta – denuncia – l’associazione si dimostra un esperto imbattibile nell’opera di sciacallaggio. È sotto gli occhi di tutti il tentativo di sfruttare l’umana tragedia di dj Fabo, per condizionare il dibattito parlamentare sul consenso informato e sulle Dat. L’uso strumentale del caso è ancor più evidente se si pensa che, a differenza di quanto avviene in Svizzera, la legge in discussione in Italia avrebbe consentito di lasciar morire Dj Fabo di stenti, ossia per disidratazione e denutrizione, e non certo per suicidio assistito farmacologico. Ma per i radicali, la morte di Dj Fabo è solo l’occasione giusta per far approvare intanto questa legge e usarla poi come grimaldello per arrivare all’obiettivo di sempre: l’eutanasia attiva. Sarebbe auspicabile che le forze politiche tenessero responsabilmente conto di ciò al momento di andare in Aula».

E, ultimamente, sul dibattito per la legge sul fine vita è intervenuta anche la Conferenza episcopale abruzzese e molisana (Ceam), esprimendo le sue perplessità partendo dai principi ispiratori di questo disegno di legge, che sarebbero da ricercare in un’interpretazione dell’articolo 32 della Costituzione, secondo il quale “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”: «Nessuno – ammonisce monsignor Bruno Forte, presidente della Ceam e arcivescovo di Chieti-Vasto – dovrebbe agire senza tener conto della ricaduta prossima o remota delle sue azioni in rapporto agli altri, ma, soprattutto, perché nessuno può disporre a suo piacimento di un bene/valore per sua natura originario e indisponibile, quale è quello della vita». Un concetto che, secondo il presule, vale per credenti e non: «Perché – osserva – se la vita non fosse un valore indisponibile, tutti saremmo esposti all’arbitrio di chi volesse farsene padrone».

Mons. Bruno Forte, presidente Ceam

Mons. Bruno Forte, presidente Ceam

Bruno Forte ha poi esaminato uno dei punti più divisivi, quello che afferma la possibilità che il consenso del paziente riguardi non solo l’attivazione, ma anche l’interruzione di ogni cura, anche nel caso che sia ritenuta proporzionata dal medico, comprese l’idratazione e l’alimentazione (articolo 1), considerate come terapie e non come forme di sostegno vitale: «Ciò – ammonisce – potrebbe equivalere a un vero e proprio via libera all’opzione di rinuncia alla vita».

Inoltre, il presidente della Ceam lamenta come nel testo unifico manchi qualunque riferimento al concetto di cure proporzionate o sproporzionate, all’accanimento terapeutico, considerate non obbliganti dal punto di vista morale: «Il paziente – aggiunge monsignor Forte – , pertanto, potrebbe non solo rifiutare l’attivazione, ma anche chiedere l’interruzione di terapie del tutto proporzionate, obbligando il medico ad agire in senso non terapeutico. Ciò renderebbe assai problematico distinguere tali interventi da un atto di vera e propria eutanasia». Da qui l’invito del presule ai parlamentari ad agire con coscienza informata.

About Davide De Amicis (2488 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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