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“Sposi, armatevi della corazza della fede e nessuna difficoltà vi spaventerà”

"Volete una famiglia bella? - interroga il presule - Rendetela accogliente, gioite con chi gioisce, esultate con chi esulta, piangete con chi piange, accogliete, state accanto così come Gesù è stato accanto"

Lo ha affermato domenica l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la Festa diocesana dei fidanzati all’Oasi dello Spirito di Montesilvano colle

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, pronuncia l'omelia

Sono state 60 le coppie che domenica scorsa, all’Oasi dello spirito di Montesilvano colle, hanno partecipato alla Festa dei fidanzati dal tema “Amore in corso”, organizzata dall’Ufficio diocesano di Pastorale familiare con l’obiettivo di elaborare linee guida utili a tutti i fidanzati e soprattutto a coloro che si preparano al matrimonio.

don Pierluigi Pistone, vice direttore Pastorale familiare

don Pierluigi Pistone, vice direttore Pastorale familiare

La giornata è stata aperta dalla relazione dell’arcivescovo di Pescara-Penne, dedicata all’Inno alla carità presente al capitolo quarto dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia, a cui sono seguiti i gruppi di lavoro all’interno dei quali i fidanzati hanno riflettuto lasciandosi ispirare dal significato dei segnali stradali: «Abbiamo voluto – spiega don Pierluigi Pistone, vice direttore della Pastorale familiare – fornire una “segnaletica” per la vita di coppia, affinché si evitino incidenti, facendo elaborare direttamente a loro un prontuario ripreso dalla cartellonistica stradali».

I fidanzati si sono dapprima confrontati in coppia, per poi riportare gli esiti nel gruppo di lavoro che ha sintetizzato il tutto: «La segnaletica – osserva don Pierluigi – le coppie se la ritroveranno davanti anche semplicemente viaggiando in auto insieme e magari, per loro, potrà essere un modo per ricordarsi il lavoro fatto».

I segnali stradali analizzati sono stati 10:

  1. Divieto di sosta: “Continuare a camminare insieme anche nelle difficoltà”;
  2. Strada sdrucciolevole: “O Signore, rendici sempre vigili nel saper riconoscere le insidie che minacciano il nostro matrimonio, come la mancanza di tempo, pazienza, perdono e i problemi della famiglia d’origine, per collaborare insieme e giungere a destinazione rimanendo in carreggiata con i nostri figli”;

    I segnali stradali portati in offertorio dai fidanzati

    I segnali stradali portati in offertorio dai fidanzati

  3. Stop: “Il limite dello stop come risorsa per darsi tempo, ringraziare, condividere, chiedere aiuto e ripartire”;
  4. Divieto di sorpasso: “Alla stessa velocità arriviamo prima e insieme”;
  5. Divieto di accesso: “Superare il limite con equilibrio e apertura, crescita e rispetto”;
  6. Pericolo caduta massi: “Gestiamo insieme il masso che è in noi, per affrontare e superare le vicissitudini che incontreremo”;
  7. Restringimento di carreggiata: “Quando la strada si strige, approfittiamo per dialogare”;
  8. Dare la precedenza: “Io e te colonne libere sempre in dialogo”;
  9. Limite di velocità: “Rallentare per godersi il percorso”;
  10. Circolazione rotatoria: “Centralità del Signore a protezione della famiglia dai pericoli esterni”.

Al termine della giornata, i segnali stradali accompagnanti dai relativi slogan sono stati condivisi e portati in offertorio durante la Santa messa presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti: «Più volte nel cammino di preparazione al matrimonio – esordisce il presule – vi è stato detto che questo sacramento non è un affare tra due persone, ma tra tre e la terza persona è il Signore che agisce attraverso lo Spirito Santo, che è spirito di vita, spirito di accoglienza e spirito d’amore. Ma tutto questo, senza la fede, diventa un discorso monco».

Traendo spunto dal Vangelo domenicale che poneva al centro la vicenda di Lazzaro, monsignor Valentinetti ha ad esempio ricordato il ruolo che può assumere la fede nell’affrontare l’evento più difficile nella vita di una persona: «La morte – ricorda – e tutto ciò che ne deriva. Le malattie, le sofferenze, le difficoltà, le inquietudini e tutto ciò che, in negativo, nella vita delle persone è morte. Solo la fede riesce ad attraversare le prove della vita e la prova suprema della vita, che è la morte. Voi state per sposarvi e non vorrei mettervi in angoscia, ma sapete prima o poi questa prova la dovremo e la dovrete affrontare tutti. E con questa prova suprema, le altre prove e fatiche. Farete appello all’amore che vi tiene uniti, dovete fare appello all’amore che vi tiene uniti. L’amore umano, l’amore bello, il reciproco aiuto, il reciproco sostegno con la forza che vi fa appoggiare l’uno all’altra che sicuramente vi sosterrà. Ma attenzione, nei momenti più difficili come in quelli più belli la chiave d’interpretazione di tutto è la fede».

Nelle Scritture lo dimostrano le figure di Maria, nella guarigione di Lazzaro, del cieco nato che torna alla vista perché crede in Gesù e la samaritana, la scartata che viene accolta da Gesù e crede e, con lei, credono anche i suoi concittadini: «Allora, cari fratelli, cari amici – esorta l’arcivescovo di Pescara-Penne -, volete affrontare seriamente questo matrimonio che state per celebrare? Armatevi di questa corazza, perché la fede è una corazza, affrontate questo cammino e sarete poggiati sulla roccia. Nessuna difficoltà vi farà paura, nessuna difficoltà sarà d’impedimento al progresso del vostro amore, quando dovrete mettere al mondo dei figli, quando dovrete affrontare  – Dio non voglia –  le malattie che potranno bussare alla porta della vostra casa, quando dovrete condividere le gioie più belle che il Signore potrà riservare alla vostra vita».

Ma la fede è possibile solo quando ci si pone alla sequela di Gesù: «Sapete – osserva l’arcivescovo -, si pensa sempre che dobbiamo essere noi preti alla sequela di Gesù. No, anche voi siete alla sequela di Gesù, anche voi siete chiamati a mettere i vostri passi dietro i suoi passi. E quel Maestro non vi deluderà, non vi deluderà nell’amore e non vi deluderà nella fede».

I fidanzati presenti alla Santa messa conclusiva

I fidanzati presenti alla Santa messa conclusiva

E oltre alla fede, il secondo e importante valore per una coppia dev’essere quello dell’accoglienza: «Perché Gesù va da Lazzaro? – s’interroga il presule – Perché Gesù a casa di Lazzaro, Marta e Maria si era trovato spesso, andava spesso da loro. Quando passava, si fermava a riposare, dormiva, mangiava qualcosa. Ecco la bellezza di questa umanità, la quale si esprime da parte di Gesù oltre che di Lazzaro, Marta e Maria, che è l’accoglienza. Una bella umanità, un’umanità che si incontra. Volete rendere bella la vostra famiglia? Abbiate il coraggio di rendere la famiglia aperta a un’umanità che s’incontra, un’umanità che è capace di emozionarsi, di gioire, di soffrire».

Del resto, anche Gesù si turbò, scoppiò in pianto, si commosse: «Gesù – sottolinea monsignor Tommaso Valentinetti – non è colui che vola sopra le nostre teste, lontano da noi, Gesù si è incarnato, ha vissuto le nostre stesse esperienza umane. E allora, volete una famiglia bella? Rendetela accogliente, gioite con chi gioisce, esultate con chi esulta, piangete con chi piange, accogliete, state accanto così come Gesù è stato accanto».

Questo perché il segno della resurrezione di Lazzaro è stato bello, in quanto è potuto tornare alla vita: «Ma guardate – conclude l’arcivescovo – che si può tornare alla vita non solo con i segni grandi, ma anche con quelli piccoli come una carezza, un sorriso, una lacrima condivisa, un turbamento guardato dentro il cuore a tu per tu, fra voi due e con gli altri. Lì entra l’amore di Dio, lì entra Gesù con tutta la sua divinità e la sua umanità».

About Davide De Amicis (2487 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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