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“Portiamo il lieto annuncio ai poveri, schiavi di libidine, potere e denaro”

"Giovani, siete la Chiesa di domani. Dateci famiglie sante - invita l’arcivescovo -, dateci uomini e donne che sappiano amarsi, che sappiano donare al mondo dei figli. Dateci coppie che preghino, dateci coppie che sappiano superare le legittime e inevitabili difficoltà. Dateci famiglie che siano attente al cammino di fede, personale e dei figli"

Lo ha affermato ieri l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la Santa messa crismale al Palasport Giovanni Paolo II di Pescara, gremito da 2 mila fedeli

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, consacra gli olii santi

I corti liturgici riuniti

Circa 2 mila fedeli, ieri sera, hanno gremito il Palasport Giovanni Paolo II di Pescara per la solenne messa crismale del mercoledì santo, concelebrata da tutti i sacerdoti e i diaconi dell’arcidiocesi di Pescara-Penne nonché dal vescovo emerito di Sulmona-Valva monsignor Giuseppe Di Falco, presieduta dall’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti che ha ripetuto l’affascinante e suggestivo rito della consacrazione degli olii santiLa Santa messa è stata animata dal Coro liturgico Pro Sancitate insieme ai cori parrocchiali di Santa Lucia a Cepagatti, della Visitazione della Beata vergine Maria, di San Pietro martire e della Madonna dei Sette dolori a Pescara, oltre ai cori riuniti di Loreto Aprutino e a un coro di Penne, diretti da Roberta Fioravanti.

Nell’ordine, il presule ha dapprima alitato sull’ampolla di colore viola, contenente l’olio per l’unzione degli infermi; quindi sull’ampolla di colore verde, contenente l’olio per ungere i catecumeni che stanno per ricevere il battesimo; infine l’ampolla di colore bianco, nella quale l’arcivescovo ha mescolato olii e profumi ottenendo il sacro crisma usato nei sacramenti del battesimo, della confermazione e dell’ordine sacro: «È la festa della nostra Chiesa diocesana – esordisce monsignor Valentinetti -, che ci riempie di allegria e gioia al pensiero della prossima Pasqua di risurrezione. Vogliamo particolarmente gioire con voi giovani, particolarmente convocati a questa celebrazione eucaristica per iniziare il cammino di avvicinamento al Sinodo che Papa Francesco ha pensato proprio per voi, per la vostra vita, quella dei vostri coetanei, per la vita, la fede e le scelte di tutti i giovani del mondo».

Una liturgia eucaristica nella quale la Chiesa pescarese ha espresso il ringraziamento e la lode a Colui che ci ha liberati dai peccati: «Cristo Gesù – sottolinea l’arcivescovo, rivolgendosi innanzi tutto ai suoi confratelli -. È Lui che stasera vogliamo celebrare, cantare, contemplare, perché ci ha fatto sacerdoti per il suo Dio e Padre, sacerdoti nella comune ordinazione episcopale, presbiterale e sacerdoti per il comune sacramento del Battesimo che ha fatto di noi un popolo sacerdotale, regale, un popolo profetico che sa testimoniare e annunziare la Parola del Signore. Ed è proprio come popolo che vogliamo raccogliere il mandato di Gesù, perché anche noi siamo chiamati a fare ciò che Gesù ha fatto, siamo chiamati a vivere come Gesù ha vissuto».

Da sinistra il vescovo emerito Giuseppe Di Falco, monsignor Tommaso Valentinetti e il vicario generale don Lucio Giacintucci

E Gesù ha vissuto, come Egli stesso ha detto leggendo la profezia del profeta Isaia, nella sinagoga di Nazareth, e poi lo ha detto lo stesso Isaia “Gesù è venuto a portare il lieto annuncio ai miseri”: «Ma chi sono i miseri? – s’interroga l’arcivescovo Valentinetti – Sicuramente i poveri, ma poveri perché economicamente non abbienti o forse, in quanto lontani dalla fede, lontani dalla speranza? Poveri perché peccatori, perché esclusi, perché emarginati, perché disprezzati, poveri perché chi per un verso e chi per un altro, si sente scartato come dice anche Papa Francesco. E allora raccogliamo il messaggio e il mistero di Gesù, ovvero “Mandati a portare il lieto annuncio ai miseri e a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, dei cuori contriti, di coloro che purtroppo hanno un cuore mesto; a proclamare la libertà a coloro che sono schiavi della corruzione, della libidine, del potere e del denaro e la scarcerazione di coloro che sono prigionieri di se stessi, incapaci di aprire la mente perché riversati solo sulla propria persona in un egocentrismo senza fine, che è l’inizio di tutti i peccati”».

Una missione, quest’ultima, che non può essere più rimandata: «Fratelli – esorta l’arcivescovo di Pescara-Penne -, non lasciamoci sfuggire l’oggi di Dio. L’oggi di Dio è qui, è il presente, non è il passato, non è quello che accadrà domani o fra un anno. L’oggi di Dio è il presente in questa storia personale di ciascuno di noi». La storia dell’umanità inquieta e bistrattata a causa di chi, molto facilmente, tira fuori le armi. Monsignor Tommaso Valentinetti ha spiegato bene questo concetto facendo riferimento al Vangelo di domenica scorsa, ambientato nell’orto del Getsemani dove Pietro vuole fare giustizia ed estrae la spada, ma Gesù gli dice di rimetterla a posto in quanto se avesse voluto avrebbe chiamato legioni di angeli con la spada a difenderlo, “Ma io – dice Gesù – non mi difendo con la spada”: «I potenti di questo mondo – denuncia il presule – stanno tirando fuori le spade, che forse si chiamano missili, portaerei, gas letale, terrorismo, distruzione, morte. Ma fratelli, sorelle, noi siamo quegli uomini e quei sacerdoti che quest’oggi vogliamo testimoniare che la spada va messa nel fodero».

Il Palasport Giovanni Paolo II di Pescara gremito da fedeli, sacerdoti e religiosi

Tutto questo, essendo testimoni di questa Chiesa, né di quella del passato, né di quella del futuro: «Noi – precisa Valentinetti – siamo un popolo santo di Dio, che cammina nel tempo, che si innesta e opera nella Chiesa locale di Pescara-Penne, ma che è docile, obbediente, sottomesso alla parola di Papa Francesco, che oggi è il Papa, il Pontefice di questa Chiesa, né il Pontefice di ieri, né quello di domani, ma il Pontefice di oggi. E allora, fratelli carissimi, lasciamoci invadere da questo vento dello Spirito e pieghiamo ancora una volta le nostre ginocchia, davanti a Colui che è il Signore che ci donerà ancora una volta, per la preghiera della Chiesa e per la preghiera consacratoria, l’olio santo per donare la grazia sacramentale. Sì, viene presto e tutti lo vedranno, anche coloro che lo trafissero, e per Lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto».

In vista dell’imminente Sinodo a loro dedicato, l’arcivescovo Valentinetti è poi tornato a rivolgersi ai giovani: «Vi abbiamo convocato – spiega – per pregare insieme, per rafforzare i nostri vincoli di unità. Siete la speranza di questa Chiesa, siete la speranza della Chiesa di domani. Sì, voi la Chiesa di domani la vedrete, il mondo di domani è vostro». Ciò premesso, sono importanti le richieste che il Sinodo 2018 rivolgerà ai giovani: «Dateci famiglie sante – invita l’arcivescovo -, dateci uomini e donne che sappiano amarsi, che sappiano donare al mondo dei figli. Dateci coppie che preghino, dateci coppie che sappiano superare le legittime e inevitabili difficoltà. Dateci famiglie che siano attente al cammino di fede, personale e dei figli».

Ma i giovani, non devono dimenticare un’altra chiamata fondamentale: «Dateci – sollecita monsignor Tommaso Valentinetti – anche vocazioni alla vita sacerdotale, alla vita religiosa maschile e femminile. Il Signore qualcuno di voi lo sta chiamando, non spegnete lo stoppino della fiamma. Aprite il cuore, la mente, l’anima, perché il Signore è vicino a voi, non allontanatelo. L’avventura dell’essere consacrato al Signore è meravigliosa. Io credo che se i miei confratelli sacerdoti e diaconi, il vescovo che concelebra e io potessimo raccontare la vostra vocazione, probabilmente vi diremo che se tornassimo indietro, rifaremmo la nostra scelta d’amore che abbiamo fatto per la nostra vita. Perché è belle, è entusiasmante l’avventura di servire il Signore».

L’arcivescovo Valentinetti incontra i giovani

Un’altra frontiera che i giovani sono chiamati a varcare è quella sociale e politica: «Guardate a questi due ambiti con la capacità del servizio – ammonisce il presule – , non guardate ai politici che purtroppo vivono l’esperienza dei compromessi falsi e della corruzione. Guardate e impegnatevi nella politica sana, impegnatevi perché abbiamo bisogno di costruire una società più giusta, più vera, più modellata sulla logica del Vangelo che ispira sempre il vivere comune».

L’ultima sfida è, infine, quella ecologica che i giovani sono e saranno chiamati a vincere: «Abbiate la possibilità e la capacità – esorta ancora monsignor Valentinetti – di costruire, di custodire il creato che ci è stato affidato dal Signore e che purtroppo, oggi, è così devastato. Non siate ecologisti per moda, né tantomeno per apparenza, siate custodi della casa comune che sarà dei vostri figli e dei figli dei vostri figli e loro dovranno viverci bene, come noi adesso ci viviamo bene, anche se stiamo raggiungendo spesso limiti insopportabili in questa casa comune».

Al termine della Santa messa, l’arcivescovo ha incontrato singolarmente ogni giovane presente consegnandogli l’invito alla veglia vocazionale diocesana, che si terrà giovedì 4 maggio allo ore 21 nella chiesa di Sant’Agostino a Città Sant’Angelo marina, e una guida introduttiva al prossimo Sinodo.

About Davide De Amicis (2335 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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