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“Vergogna per il sangue innocente versato, Signore rendici capaci d’amare”

La preghiera, poi, si è fatta invocazione al Signore: «Perché trasformi i nostri cuori induriti - auspica il Santo Padre - in cuori capaci di perdonare e di amare e, per il dono della speranza, che consenta alla Chiesa di essere fedele e di continuare a portare la sua testimonianza nel corpo della nostra umanità ferita, per continuare ad essere voce che grida nel deserto dell’umanità, per preparare la strada del tuo ritorno trionfante"

Lo ha affermato ieri sera Papa Francesco, recitando la preghiera finale al termine della Via Crucis svoltasi al Colosseo

Papa Francesco, ieri sera, durante la Via Crucis al Colosseo

«O Cristo lasciato solo e tradito perfino dai tuoi e venduto a basso prezzo. O Cristo giudicato dai peccatori, consegnato dai Capi. O Cristo straziato nelle carni, incoronato di spine e vestito di porpora. O Cristo schiaffeggiato e atrocemente inchiodato. O Cristo trafitto dalla lancia che ha squarciato il tuo cuore».

È cominciata con questa serie d’invocazioni la preghiera, quasi sussurrata, con cui Papa Francesco ha concluso il rito della Via Crucis al Colosseo, alla quale hanno partecipato 20 mila fedeli: «Vergogna – afferma il Papa – per il sangue innocente quotidianamente versato da donne, bambini, immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle oppure per la loro appartenenza etnica e sociale e per la loro fede in Te. Vergogna, per le troppe volte che, come Giuda e Pietro, ti abbiamo venduto e tradito e lasciato solo a morire per i nostri peccati. Vergogna per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelli altrui. Vergogna per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati sulla vita del bene. Vergogna anche per tutte le volte che noi vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa».

La croce al centro della Via Crucis del Colosseo

La preghiera, poi, si è fatta invocazione al Signore: «Perché trasformi i nostri cuori induriti – auspica il Santo Padre – in cuori capaci di perdonare e di amare e, per il dono della speranza, che consenta alla Chiesa di essere fedele e di continuare a portare la sua testimonianza nel corpo della nostra umanità ferita, per continuare ad essere voce che grida nel deserto dell’umanità, per preparare la strada del tuo ritorno trionfante».

Infine, l’invocazione finale: «Ricordati – conclude il Pontefice – dei nostri fratelli stroncati dalla violenza, dall’indifferenza e dalla guerra. Insegnaci a non vergognarci mai della Croce, a non strumentalizzarla».

Questo il testo integrale della preghiera recitata da Papa Francesco ieri sera, al termine della Via Crucis al Colosseo:

“O Cristo lasciato solo e tradito perfino dai tuoi e venduto a basso prezzo.

O Cristo giudicato dai peccatori, consegnato dai Capi.

O Cristo straziato nelle carni, incoronato di spine e vestito di porpora. O Cristo schiaffeggiato e atrocemente inchiodato.

O Cristo trafitto dalla lancia che ha squarciato il tuo cuore.

O Cristo morto e seppellito, tu che sei il Dio della vita e dell’esistenza.

O Cristo, nostro unico Salvatore, torniamo a Te anche quest’anno con gli occhi abbassati di vergogna e con il cuore pieno di speranza:

Di vergogna per tutte le immagini di devastazioni, di distruzioni e di naufragio che sono diventate ordinarie nella nostra vita;

Vergogna per il sangue innocente che quotidianamente viene versato di donne, di bambini, di immigrati e di persone perseguitate per il colore della loro pelle oppure per la loro appartenenza etnica e sociale e per la loro fede in Te;

Vergogna per le troppe volte che, come Giuda e Pietro, ti abbiamo venduto e tradito e lasciato solo a morire per i nostri peccati, scappando da codardi dalle nostre responsabilità;

Vergogna per il nostro silenzio dinanzi alle ingiustizie; per le nostre mani pigre nel dare e avide nello strappare e nel conquistare; per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelle dell’altrui; per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati su quella del bene;

Vergogna per tutte le volte che noi Vescovi, Sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa; e abbiamo dimenticato il nostro primo amore, il nostro primo entusiasmo e la nostra totale disponibilità, lasciando arrugginire il nostro cuore e la nostra consacrazione.

Tanta vergogna Signore ma il nostro cuore è nostalgioso anche della speranza fiduciosa che tu non ci tratti secondo i nostri meriti ma unicamente secondo l’abbondanza della tua Misericordia; che i nostri tradimenti non fanno venir meno l’immensità del tuo amore; che il tuo cuore, materno e paterno, non ci dimentica per la durezza delle nostre viscere;

La speranza sicura che i nostri nomi sono incisi nel tuo cuore e che siamo collocati nella pupilla dei tuoi occhi;

La speranza che la tua Croce trasforma i nostri cuori induriti in cuore di carne capaci di sognare, di perdonare e di amare; trasforma questa notte tenebrosa della tua croce in alba folgorante della tua Risurrezione;

La speranza che la tua fedeltà non si basa sulla nostra;

La speranza che la schiera di uomini e donne fedeli alla tua Croce continua e continuerà a vivere fedele come il lievito che da sapore e come la luce che apre nuove orizzonti nel corpo della nostra umanità ferita;

La speranza che la tua Chiesa cercherà di essere la voce che grida nel deserto dell’umanità per preparare la strada del tuo ritorno trionfale, quando verrai a giudicare i vivi e i morti;

La speranza che il bene vincerà nonostante la sua apparente sconfitta!

O Signore Gesù, Figlio di Dio, vittima innocente del nostro riscatto, dinanzi al tuo vessillo regale, al tuo mistero di morte e di gloria, dinanzi al tuo patibolo, ci inginocchiamo, invergognati e speranzosi, e ti chiediamo di lavarci nel lavacro del sangue e dell’acqua che uscirono dal tuo Cuore squarciato; di perdonare i nostri peccati e le nostre colpe;

Ti chiediamo di ricordarti dei nostri fratelli stroncati dalla violenza, dall’indifferenza e dalla guerra;

Ti chiediamo di spezzare le catene che ci tengono prigionieri nel nostro egoismo, nella nostra cecità volontaria e nella vanità dei nostri calcoli mondani.

O Cristo, ti chiediamo di insegnarci a non vergognarci mai della tua Croce, a non strumentalizzarla ma di onorarla e di adorarla, perché con essa Tu ci hai manifestato la mostruosità dei nostri peccati, la grandezza del tuo amore, l’ingiustizia dei nostri giudizi e la potenza della tua misericordia. Amen”

About Davide De Amicis (2390 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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