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“Siamo una civiltà che non fa figli e chiude la porta ai migranti: un suicidio”

"Se ci sono dei dubbi - precisa monsignor Giancarlo Perego - è necessario fare chiarezza, proprio per salvaguardare il lavoro di tutte le Ong e per la dignità dei richiedenti asilo e rifugiatiCiò su cui non bisogna togliere l’attenzione, è che finché non si creeranno canali legali di ingresso, l’opinione pubblica farà l’equazione più grave, cioè che viaggi e tratta delle persone stanno finanziando il terrorismo e la morte in Europa"

Lo ha detto sabato Papa Francesco, prima di lasciare la Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina dove si è svolta la preghiera per i nuovi martiri

Papa Francesco nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina

«Pensiamo alla crudeltà, la crudeltà che oggi si accanisce sopra tanta gente, lo sfruttamento della genteLa gente che arriva in barconi e poi restano lì, nei Paesi generosi, come l’Italia, la Grecia, che li accolgono, ma poi i trattati internazionali non lasciano… Se in Italia si accogliessero due migranti per municipio, ci sarebbe posto per tutti». Lo ha detto sabato Papa Francesco, prima di andare via dalla basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, dove si è svolta la preghiera per i nuovi martiri promossa dalla Comunità di Sant’Egidio: «Questa generosità del Sud – aggiunge il Papa -, di Lampedusa, della Sicilia, di Lesbo, possa contagiare un po’ il Nord. È vero, noi siamo una civiltà che non fa figli, ma anche chiudiamo la porta ai migranti. Questo si chiama suicidio».

Durante la visita alla basilica di San Bartolomeo all’Isola, luogo memoriale dei “Nuovi Martiri”, Papa Francesco ha anche benedetto una piccola scultura di legno dipinto, raffigurante una colomba, che proviene dall’iconostasi di un’antica chiesa di Aleppo, bombardata durante l’assedio della città. A porgerla al Pontefice, un rifugiato siriano di Aleppo, giunto in Italia attraverso i corridoi umanitari.

Dopo la benedezione del Papa, la colomba è stata posta sull’altare della cappella che custodisce le memorie dei martiri dell’Asia e del Medio Oriente. Al termine della sua visita alla basilica di San Bartolomeo all’Isola, il Santo Padre ha incontrato un gruppo di rifugiati accolti dalla Comunità di Sant’Egidio. Tra questi, Tadese Fisaha, giovane eritreo sopravvissuto di Lampedusa, che ha donato al Papa una cartolina raffigurante i volti delle vittime del terribile naufragio del 3 ottobre 2013.

Monsignor Giancarlo Perego, direttore generale Fondazione Migrantes

Intanto, a riguardo delle indagini della Procura di Catania sulle organizzazioni non governative (Ong) che salvano i migranti in mare con le loro navi, si susseguono le reazioni a partire dagli ambienti ecclesiali: «Fare chiarezza se ci sono dei dubbi – si appella monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, intervistato dall’agenzia di stampa Sir – e non polemiche strumentali. Se ci sono dei dubbi è necessario fare chiarezza, proprio per salvaguardare il lavoro di tutte le Ong e per la dignità dei richiedenti asilo e rifugiati. Ciò su cui non bisogna togliere l’attenzione, è che finché non si creeranno canali legali di ingresso, l’opinione pubblica farà l’equazione più grave, cioè che viaggi e tratta delle persone stanno finanziando il terrorismo e la morte in Europa». Monsignor Perego, inoltre, auspica che le indagini non diventino strumentali e non distraggano l’attenzione dal problema vero: Che è – ricorda – salvaguardare le vite di tanti richiedenti asilo e rifugiati».

A proposito delle polemiche politiche, il direttore della Migrantes dice che l’ipocrisia e la vergogna, come ha detto Papa Francesco recentemente, è di chi strumentalizza tutto ciò per non salvaguardare un diritto fondamentale in democrazia e soprattutto le vite umane: «Perché – sottolinea l’arcivescovo – stanno morendo sempre più donne, uomini e bambini durante il viaggio e non solo nel Mediterraneo. Non è altro che una polemica strumentale, per portare lontano dall’impegno vero che dovrebbe essere di tutti i Paesi europei e i cittadini di fronte a un dramma che sta crescendo e chiede più accoglienza, più Europa aperta, più capacità di fare un salto di qualità, ovvero organizzare canali umanitari e ricollocamento dei migranti nel contesto europeo, per dare un segnale di responsabilità».

Oliviero Forti, responsabile area immigrazione Caritas Italiana

La Caritas, invece, ha rivolto un invito a coloro che dubitano sull’operato delle Ong impegnante a salvare i migranti in mare con le loro imbarcazioni: «Perché – propone Oliviero Forti, responsabile dell’area internazionale di Caritas italiana – non vi imbarcate sulle navi e verificate direttamente il loro operato? Altrimenti si fa solo una polemica sterile e senza prove. La polemica è fatta da chi non prospetta alcuna soluzione per salvare vite in mare. Ad oggi non è stata proposta alcuna alternativa credibile per evitare che questa gente muoia in mare, perché sappiamo che comunque continueranno a imbarcarsi».

Da qui un ulteriore invito a chi mette in discussione l’operato delle Ong e delle loro navi oggetto d’indagine, a salire a bordo per controllare per primi: «Credo che tutte le Ong – osserva Forti – sarebbero ben disposte ad accoglierli. Così sgombreremmo il campo da ogni dubbio e la polemica sarebbe meno sterile di come è stata finora». Inoltre, il funzionario Caritas si è espresso sulle stesse indagini: «Se c’è un valore giudiziario – afferma – se ne tireranno le conseguenze, ma ad oggi nessuno sa niente. Ci sono solo dichiarazioni presunte e dubbi, ma non ci sono prove. In questo modo si rischia di rovinare l’operato di tanta gente che sta lavorando in mare. A fronte di tutto ciò, noi continueremo a sostenere che per noi è prioritario salvare vite in mare. Se ci saranno responsabilità andranno accertate ma ad oggi non abbiamo avuto alcun riscontro. Quindi la cosa migliore è che salgano su queste navi, dopo di che se ne discuterà».

Loris De Filippi, presidente Medici senza frontiere

Dal fronte delle Ong, è Medici senza frontiere a reagire, con vigore e indignazione, per respingere al mittente ogni polemica: «Politiche e istituzioni – dichiara l’organizzazione umanitaria – hanno creato la crisi e fallito nel risolverla. Con vie legali e sicure, non ci sarebbe nessun bisogno di salvare vite in mare».

Medici senza frontiere esporrà il proprio punto di vista alle istituzioni il 2 maggio, in audizione alla Commissione Difesa del Senato. Nel frattempo valuterà in quali sedi intervenire a tutela della propria azione, immagine e credibilità: «Le accuse contro le Ong in mare sono vergognose – stigmatizza Loris De Filippi, presidente di Medici senza frontiere -, ed è ancora più vergognoso che siano esponenti della politica a portarle avanti, attraverso dichiarazioni false che alimentano l’odio e discreditano Ong che hanno come unico obiettivo quello di salvare vite. È una polemica strumentale che nasconde le vere responsabilità di istituzioni e politiche, che hanno creato questa crisi umanitaria lasciando il mare come unica alternativa e hanno fallito nell’affrontarla e nel fermare il massacro. Se ci fossero canali legali e sicuri per raggiungere l’Europa, le persone in fuga non prenderebbero il mare e si ridurrebbe drasticamente il business dei trafficanti. Se ci fosse un sistema europeo di aiuti e soccorsi in mare non ci sarebbe bisogno delle Ong».

In riferimento a quelle che l’organizzazione definisce false accuse sul lavoro in mare, ricorda: «Che i soccorsi – puntualizza Medici senza frontiere – avvengono secondo il diritto del mare e dei rifugiati sotto il coordinamento e le indicazioni della Guardia Costiera italiana; che non riceviamo telefonate dirette dai trafficanti; che le Ong lavorano in acque internazionali e solo in pochi casi eccezionali, in presenza di naufragi imminenti e sotto autorizzazione delle autorità competenti, sono entrate in acque libiche; che il lavoro di Medici senza frontiere in mare è sostenuto esclusivamente da fondi privati; che non ci sono prove che i soccorsi siano un fattore di attrazione; che persone disperate, torturate, afflitte da guerre, persecuzioni e povertà continueranno a partire; che fino a quando non verranno garantiti canali legali e sicuri per trovare sicurezza in Europa e un sistema europeo di aiuti e soccorsi in mare, quelle stesse persone continueranno a rischiare e perdere la propria vita nel Mediterraneo». Sul proprio sito Medici senza frontiere mette a disposizione le 10 domande e risposte più frequenti sui soccorsi in mare».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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