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“C’è una cultura della distruzione, le chiacchiere distruggono le persone”

"Io - sottolinea il Papa - mi sono vergognato del nome di una bomba “madre di tutte le bombe” (il riferimento è all'ordigno recentemente sganciato in Afghanistan dagli Stati Uniti contro i terroristi). La mamma dà vita, e questa dà morte, e diciamo mamma a quell’apparecchio? Che cosa sta succedendo. È vero, siamo in guerra, queste cose succedono, ma anche ci sono tante cose buone nascoste, gente che brucia la vita in servizio degli altri. Noi dobbiamo denunciare queste cose brutte, perché il mondo vada avanti per la strada che fa vedere questa gente che è nascosta in questo momento"

Lo ha affermato oggi Papa Francesco, incontrando gli studenti al Meeting nazionale delle scuole per la pace, la fraternità e il dialogo, sul tema “Proteggiamo la nostra casa”

Papa Francesco entra nell'Aula Paolo VI

Erano 7 mila gli studenti, provenienti da ogni parte d’Italia e accompagnati dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che Papa Francesco ha ricevuto oggi nell’Aula Paolo VI in Vaticano per l’incontro organizzato dal Coordinamento nazionale enti locali per la pace e i diritti umani, in collaborazione con il Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale della Santa Sede.

L’incontro odierno è stato il momento culminante del Meeting nazionale delle scuole per la pace, la fraternità e il dialogo, sul tema “Proteggiamo la nostra casa”: «Sta crescendo, è cresciuta e cresce fra noi una cultura della distruzione – esordisce il Papa, rispondendo a braccio alle domande che gli hanno posto quattro ragazzi e un insegnante -. Quando ero ragazzo, quella domanda la facevano i vecchi: a me piace che voi giovani capiate che c’è quella che non va, che distrugge, che non è normale».

Da qui il plauso del Papa alla domanda di Maria, che ha chiesto cosa stia succedendo nel mondo facendo un elenco di realtà concrete come la nuova strage degli innocenti, uomini trucidati, bambini affondati in mare, scuole bombardate, torture e differenze disumane: «Dio ha creato l’uomo per costruire – ricorda il Pontefice – ci ha dato il mondo per farlo crescere, per fare che vada avanti, ci ha dato l’intelligenza per fare tante invenzioni per il bene di tutti, ma a un certo punto – non so cosa è successo – è incominciata una cultura di distruzione: si distrugge tanto, tanto!».

Una cultura della distruzione iniziata fin dall’inizio, dalla gelosia di Caino nei confronti di suo fratello Abele: «Ma la differenza con allora – precisa Bergoglio – è che oggi la crudeltà la vediamo alla tv, la vediamo tutti i giorni. Abbiamo visto sgozzare i bambini in tv. Ieri su un giornale c’era la fotografia di bambini affamati, magri, magri, magri, si vedevano le costole. E il mondo è pieno di ricchezze per dare loro da mangiare. Cosa sta succedendo? È un allarme, ci fa bene ripeterlo e dirlo».

Tutte queste sono cattive notizie che, come ha fatto notare il Santo Padre, vediamo in Tv: «Perché le cose buone che ci sono non sono notizie – spiega -. Ci fanno vedere questo, perché questo si compra. Dio ci ha creato per costruire, per dare la vita, per andare avanti, per fare comunità, per vivere in pace. “Cosa sta succedendo” può essere una preghiera. Rimanete inquieti con questa domanda».

Un invito ai giovani, ai quali ha voluto comunque rimarcare che succedono anche cose buone: «C’è tanta gente – ricorda Papa Francesco – che dà la vita per gli altri, che spende tempo per aiutare gli altri , come la suora di 84 anni incontrata nella sua visita alla Repubblica centrafricana che era lì da quando aveva 23 anni e nessuno lo sa, perché questo non si vede alla tv. I sociologi oggi dicono che il problema migrazione è la tragedia più grande in Europa dopo la seconda guerra mondiale. C’è gente buona, ma il mondo è in guerra! Il mondo è in guerra».

Da qui un ulteriore invito agli studenti: «Ditelo – esorta il Papa -. Io mi sono vergognato del nome di una bomba “madre di tutte le bombe” (il riferimento è all’ordigno recentemente sganciato in Afghanistan dagli Stati Uniti contro i terroristi). La mamma dà vita, e questa dà morte, e diciamo mamma a quell’apparecchio? Che cosa sta succedendo. È vero, siamo in guerra, queste cose succedono, ma anche ci sono tante cose buone nascoste, gente che brucia la vita in servizio degli altri. Noi dobbiamo denunciare queste cose brutte, perché il mondo vada avanti per la strada che fa vedere questa gente che è nascosta in questo momento».

Quindi è stato il Pontefice a rivolgere una domanda i giovani: «Se oggi l’uomo e la donna non sono al centro, che cosa è al centro di tutto il movimento mondiale?». La risposta l’ha poi data lui stesso: «Al centro della vita del mondo oggi – afferma il Pontefice – c’è il dio denaro, ci sono i soldi, e non si può far nulla perché sono gli affari. Oggi ci sono affari nel mondo che danno tanto da guadagnare».

Affari che Papa Bergoglio ha elencato: «Primo – elenca -, il traffico delle armi. Se noi vogliamo la pace perché facciamo le armi, troppe, più di quelle necessarie per difenderci? Non è lecito. Ci sono gli affaristi che vendono le armi, loro guadagnano e gli altri muoiono. Un altro affare che dà tanti soldi oggi è il traffico della droga, che distrugge le menti dei giovani. Tanti giovani distrutti per la droga, e la droga muove tanti soldi, c’è tanto guadagno con la droga. Un altro affare è lo sfruttamento delle persone, dei bambini, che invece di andare a scuola vengono mandati a lavorare. Bambini operai, bambini che lavorano dall’età di 7, 8, 9 anni, senza istruzione. Poi c’è il traffico delle persone nel lavoro, dove la gente la si paga due lire per mezza giornata di lavoro. Non in quel continente lontano, ma qui, in Europa, qui in Italia. Qui si sfruttano le persone quando vengono pagate in nero, quando ti fanno contratto di lavoro da settembre a maggio, poi due mesi senza e così non c’è continuità e poi ricomincia a settembre».

Un elenco a cui ha fatto seguito un monito: «Questo – ammonisce Francesco – si chiama distruzione, questo si chiama peccato mortale, sfruttamento. Traffico di armi, traffico di droga, traffico di persone. I bambini e le donne – le donne che sono vendute per sfruttarle – questi sono affari che aiutano al dio denaro a crescere. È quello che domina e rovina il mondo». Per questo, il Papa ha chiesto ai giovani di parlare chiaro, di lottare contro questo: «Lavorare sul serio! – ribadisce -. Aiutare gli altri, non avere paura».

Ma la violenza, a detta del Papa, è dappertutto: «Soprattutto – precisa, mettendo in guardia i ragazzi dal terrorismo delle chiacchiere -, perché quello che è abituato a fare delle chiacchiere è un terrorista. Perché una chiacchiera è come una bomba, distrugge la persone». Per questo, il Santo Padre ha dato un ulteriore consiglio, rivolgendosi singolarmente a ogni giovane: «Se hai voglia di dire una chiacchiera – suggerisce -, morditi la lingua! Soffrirai un po’, si gonfierà la lingua, ma guadagnerai di non essere un terrorista».

C’è poi la violenza degli insulti: «È sufficiente andare per strada in ora di punta – l’esempio scelto da Francesco –, quando il traffico è così e forse un motorino si mette di là o una macchina dall’altra parte e subito, invece di dire scusami, incomincia la litania di parolacce una dietro l’altra. Siamo abituati a insultarci». Così il Pontefice ha esortato a dirci tutti: «Buongiorno, buonasera, ma non l’insulto subito».

E poi l’aggettivazione: «Non diciamo quel ragazzo, quella ragazza, quel tizio – aggiunge -, quell’aggettivo che io non posso dire, ma anche tutti voi conoscete bene. Insultare è ferire, fare una ferita al cuore dell’altro. Non uccidere è anche non insultare». È a questo punto che Papa Bergoglio ha consigliato ai giovani di leggere la lettera dell’apostolo Giacomo: «È piccolina – rassicura il Pontefice -, cinque pagine non di più e dice che l’uomo e la donna che dominano la lingua sono perfetti. Ma è tanto difficile dominare la lingua, perché sempre ci viene questa tentazione di distruggere, insultare, chiacchierare, fare dei terroristi».

Un atteggiamento, quest’ultimo, a cui ci viene chiesto di rispondere con quello opposto: «L’atteggiamento contrario alla violenza è la mitezza – ricorda Papa Francesco – e essere miti è una delle beatitudini. Avere un atteggiamento di mitezza non significa essere stupidi, significa dire le cose in pace, con tranquillità, senza ferire, cercare un modo di dire che non ferisca. La mitezza è una delle virtù che dobbiamo reimparare, ritrovare nella nostra vita. Per questo aiuta tanto nelle nostre conversazioni non aggettivare la gente, con quell’atteggiamento mite che è contro la violenza».

Da qui la “parola magica” dialogo: «Che -denuncia il Santo Padre – non si impara certo da quello che è successo in un dialogo televisivo pre-elettorale». Rispondendo poi a braccio alle domande degli studenti, in Aula Paolo VI, il Papa – che ha precisato di non parlare da Papa ma da “persona” che ha sentito, pur senza vederlo, “cosa è successo” – è sembrato riferirsi indirettamente al duello televisivo tra Macron e Le Pen, i due candidati alle elezioni presidenziali francesi: «Dov’era il dialogo lì? – s’interroga – Si buttavano delle pietre, non si lasciava finire l’altro. Se a un livello così alto si arriva a non saper dialogare, la sfida dell’educazione al dialogo è molto grande».

Per questo, Papa Francesco ha ribadito che bisogna ascoltare con mitezza, con rispetto, un atteggiamento essenziale in materia di educazione: «Noi diciamo spesso – afferma Bergoglio in un altro esempio -, “Ma questo è maleducato, questa è maleducata”. Forse. Ma è un “male-insegnato”. L’educazione oggi non educa a queste virtù della mitezza, della pace, della tranquillità. L’educazione è in pericolo di venire giù. Tante volte si è rotto il patto educativo tra famiglia e scuola».

Per spiegarlo, il Papa ha raccontato ancora una volta l’episodio accadutogli a 9 anni, in quarta elementare, quando ha detto “una cosa brutta alla maestra” e la madre, convocata a scuola dall’insegnante, gli ha chiesto di chiederle pubblicamente scusa e poi, tornato a casa, lo ha rimproverato con un “secondo atto imprevisto”: «Oggi, invece – l’analisi di Francesco -, tante volte se nella scuola si rimprovera l’alunno, sono i genitori a venire il giorno dopo a rimproverare il maestro o la maestra per questa aggressione».

Di qui la necessità, a detta del Papa, di rifare il patto educativo tra famiglia, società e scuola: «Tutti al servizio del ragazzo e della ragazza – raccomanda – perché cresca bene, ma tutti uniti! Ma se la famiglia tira da una parte, la scuola dall’altra, lo Stato dall’altra, il ragazzo cresce come può e cresce male». Per questo, il Papa il Papa ha espresso un ulteriore monito, esortando a educare alle virtù partendo dalla mitezza e dall’ascolto: «È curioso – conclude -, quando qualcuno comincia a spiegare una cosa generalmente non lo si lascia finire. Educare all’ascolto, educare alla mitezza. Solo così i giovani potranno diventare cittadini responsabili di pace».

About Davide De Amicis (2464 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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