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“Lo Spirito Santo è il sogno di Dio, di quanto può fare nel cuore dell’uomo”

"Siamo chiamati - ricorda monsignor Tommaso Valentinetti - a essere diffusori dello Spirito, a far sì che fiumi d’acqua viva possano sgorgare dal seno di Cristo, ma possano sgorgare anche dal nostro seno. Cioè che possiamo essere distributori dello Spirito, distributori d’acqua viva, distributori dello Spirito Santo

Lo ha affermato sabato sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la veglia di Pentecoste nella chiesa di San Massimilano Kolbe a Penne

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, distribuisce fiori dopo la Veglia di Pentecoste

«“Chi ha sete venga e beva da me perché – come dice la Scrittura – dal suo grembo sgorgheranno fiumi d’acqua viva”. Ecco l’azione di Dio in noi, ecco l’azione dello Spirito Santo in noi».

Lo ha ricordato sabato sera l’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, presiedendo la veglia di Pentecoste nella chiesa di San Massimiliano Kolbe al termine della Novena – dal tema “La speranza… dai luoghi del dolore” – che i movimenti e le varie aggregazioni diocesane, nei giorni scorsi, hanno animato nelle parrocchie di Farindola e dei comuni della sponda teramana della diocesi colpite dai recenti sismi: «Dobbiamo prendere coscienza di questa verità – esorta il presule -, siamo chiamati a essere diffusori dello Spirito, a far sì che fiumi d’acqua viva possano sgorgare dal seno di Cristo, ma possano sgorgare anche dal nostro seno. Cioè che possiamo essere distributori dello Spirito, distributori d’acqua viva, distributori dello Spirito Santo».

Un esempio di questo arriva dall’episodio biblico dell’incontro della samaritana con Gesù, in cui quest’ultimo le dice “Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è colui che ti dice ‘Dammi da bere’, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli te ne avrebbe dato acqua viva”: «Da quel dialogo – sottolinea l’arcivescovo Valentinetti – la samaritana è diventata diffusiva di spirito e di acqua viva, perché nel momento in cui prende coscienza di quello che lei è va dai suo concittadini e dice “Ho incontrato il Messia”. Ecco la forza dello Spirito in noi».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Ma che cosa dovrebbe procurare questa forza in noi?: «Il poter dire a tutti – spiega monsignor Valentinetti – “Ho incontrato il Messia, ho conosciuto Gesù, ma ho conosciuto anche il Padre perché Gesù mi ha rivelato al Padre”. Sappiamo molto bene che lo Spirito viene dal Padre e dal Figlio». Da qui l’arcivescovo si è consentito una digressione poetica, pensando alla veglia di Pentecoste e a quale potesse essere l’azione dello Spirito Santo all’interno della Santissima Trinità: «Mi è venuta in mente questa frase – afferma – “Lo Spirito è il sogno di Dio, è il sogno di quanto quest’azione di grazia può fare nel cuore degli uomini, dei credenti, nel cuore della nostra vita”. Ma non un sogno irrealizzabile, non un sogno evanescente, ma un sogno possibile, un sogno che può raggiungere il creato».

E allora, sulla base delle cinque letture che hanno caratterizzato la veglia di Pentecoste, il presule ha rivelato diversi suoi sogni alla comunità diocesana: «Lasciate sognare anche me insieme con lo Spirito – chiede -, perché ogni tanto è bello sognare e la pagina della lettera ai Romani dice che la creazione geme e soffre le doglie del parto fino a oggi. In tutto questo, qual è il sogno? È che questa generazione “esploda”, partorisca sul serio questa presenza di Dio nella storia, nel creato, nella realtà degli uomini, delle donne, nelle chiese, nella nostra Chiesa cattolica. Che questa presenza di Dio, realmente, non sia solo più un gemere e soffrire delle doglie del parto, ma che finalmente questa umanità nuova, questa creazione nuova, sia definitivamente partorita».

A questo punto, l’arcivescovo di Pescara-Penne si è chiesto di quale creazione e umanità si tratti, rispondendosi citando il libro della Genesi “Un’umanità che si ritrova non nella disperazione, ma nell’unità”: «La pagina del libro della Genesi – osserva Valentinetti – ci ha fatto ripensare alla Torre di Babele, quando le lingue si sono diversificate. La Torre di Babele è una storia sempre in agguato dentro la vita dell’umanità. È in agguato quando ci sono le guerre, quando ci sono le divisioni, quando non si riconoscono i segni dei bisogni di tutti gli uomini della terra, quando la creazione e la natura vengono bistrattate, quando non si riconosce che è importante custodire questo creato bene. Lì le lingue si dividono sempre. Ma perché non pensare a una creazione riunificata? Perché non pensare, non sognare, un mondo riunificato da questa potenza dello Spirito Santo? Un mondo che sappia guardare veramente dentro se stesso, attraverso uomini e donne di buona volontà».

Uomini e donne di buona volontà, senza distinzioni di religione, a cui si era rivolto in passato Papa Giovanni XXIII scrivendo la Pacem in terris e a cui si rivolge oggi Papa Francesco: «Questo scoprire – riflette l’arcivescovo Valentinetti – che, in fondo, quest’umanità si deve ritrovare in una logica di buona volontà e non in una logica di sopraffazione, ma in una logica di perequazione, di equa distribuzione dei beni della terra. Perché non sognare? È così difficile sognare? Perché questi progetti di Dio, non nostri, non possono essere realizzati da un’umanità?».

E poi l’arcivescovo ha preso in esame la pagina del libro dell’Esodo, che racconta l’esperienza di Dio fatta da Mosè e dal popolo d’Israele: «L’esperienza – approfondisce monsignor Tommaso Valentinetti – di un’unicità di Dio che si manifesta e si fa conoscere. Ecco un altro sogno, un’unica possibilità di vedere riunite le fedi e da qualunque realtà partono dal riconoscere che c’è veramente un solo Dio, che c’è un unico Dio. Perché il Concilio ha detto “Semi di verità sono diffusi in tutte le fedi e religioni”. Una fratellanza maggiore, una dialogicità maggiore, un lasciar cadere pregiudizi e differenze, che molte volte sottolineano più le fatiche degli uomini nella fede che non la verità, e il ritrovarsi finalmente unico popolo “sotto un monte fumante per accogliere la legge di Dio, che è scritta nel cuore di ogni uomo”., perché quei comandamenti che Mosè avrebbe portato scendendo dal Monte Sinai, non sono nient’altro che una legge indelebile scritta nel cuore di ogni uomo. Lì non c’è differenza di religioni, quella legge non l’ha fatta l’uomo, quella legge l’ha fatta Dio e ogni uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. È un sogno, forse sì, ma è un sogno bello che ci deve attrarre, che dobbiamo coltivare».

Quindi con la terza lettura, tratta dal libro di Ezechiele, il presule ha lanciato un nuovo sogno stavolta ristretto alla Chiesa cattolica, ma anche alla nostra Chiesa diocesana: «Questa lettura – spiega – parla delle ossa aride. Chi siamo? Siamo una Chiesa arida o siamo una Chiesa vivificata dalla grazia dello Spirito? Siamo una Chiesa che contempla ossa ormai sbiancate dal tempo e dal vento e dalla sabbia? O siamo una Chiesa che riesce a rialzarsi in piedi, riesce a stare dritta e a lasciare che lo Spirito veramente ci risusciti dalle tombe?».

Molti i fedeli presenti nella chiesa di San Massimiliano Kolbe a Penne

Perché il Signore dice “Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle tombe”: «La nostra evangelizzazione è arida? – s’interroga l’arcivescovo Valentinetti – Il nostro dare i sacramenti è arido? Il nostro pregare è arido? Il nostro pregare è arido? Il nostro stare insieme produce fraternità produce amore, produce reciprocità, produce accoglienza, produce servizio, produce volontariato? Chi siamo? Siamo una Chiesa arida o siamo una Chiesa che vuole realmente lasciarsi dominare dallo Spirito? “Farò entrare in voi il mio Spirito e rivivrete, vi farò riposare nella vostra terra. Sapete, io sono il Signore, l’ho detto e lo farò”. Che bello sognare una Chiesa che si rimbocca le maniche, che non è pellegrina tra ossa aride, una Chiesa che non si aggira tra i sepolcri, una Chiesa che va a “scoperchiare le tombe”, anche di quelle di chi vorrebbe rimanerci comodamente, perché è più comodo restare nei propri giacigli».

E infine l’ultimo sogno con il libro di Gioele “I vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni”: « – rilancia l’arcivescovo di Pescara-Penne -, una Chiesa che è capace di sognare, di non mettere da parte i sogni, una Chiesa capace di avere una visione bella del futuro, una visione di speranza unita a tutte le Chiese cristiane. , in questo sforzo di unità della Chiesa cristiana, la Chiesa cattolica con la Chiesa ortodossa, queste due con la Chiesa anglicana e quest tre Chiese con la Chiesa luterana e le altre Chiese cristiane che riconoscono Gesù Cristo come il Signore. Questa sera direte “Il vescovo sta impazzendo, ha le traveggole”. Ma sì, lasciamoci prendere dalle traveggole, perché è bello sperare, lavorare e pregare perché questa verità, in questa potenza dello Spirito che è acqua viva nel nostro cuore, possa essere diffusa a piene mani nella vita nostra e delle persone che incontriamo».

Al termine della veglia di Pentecoste l’arcivescovo Valentinetti, insieme al parroco don Venanzio Dell’Aquila, ha consegnato un fiore ad ogni partecipante: «Perché in occasione della veglia di preghiera che si tenne qui a Penne un mese dopo la tragedia di Rigopiano – ricorda don Venanzio -, l’arcivescovo distribuì la pianta con un’immaginetta che diceva “In attesa che da questa pianta verde nasca il fiore”. Questa sera il fiore spunta e lo porteremo a casa come segno dello Spirito Santo».

About Davide De Amicis (2465 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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