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“Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità”

"Non pensiamo ai poveri - ammonisce Papa Bergoglio - solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita"

Questa l’esortazione di Papa Francesco contenuta nel messaggio per la prima Giornata mondiale dei poveri che ricorrerà martedì 19 dicembre

Papa Francesco

«Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità». Nel Messaggio per la prima Giornata mondiale dei poveri, da lui istituita al termine del Giubileo, che quest’anno si celebrerà il 19 novembre, Papa Francesco è partito da questo imperativo da cui nessun cristiano può prescindere, contenuto nella prima lettera di Giovanni, e dal quale emerge la contraddizione tra le parole vuote che spesso sono sulla nostra bocca e i fatti concreti con i quali siamo invece chiamati a misurarci: «L’amore non ammette alibi – ammonisce Francesco -, chi intende amare come Gesù ha amato deve fare proprio il suo esempio; soprattutto quando si è chiamati ad amare i poveri. Un tale amore non può rimanere senza risposta, la misericordia di Dio verso di noi deve arrivare a mettere in movimento la nostra vita e generare compassione e opere di misericordia per i fratelli e le sorelle che si trovano in necessità».

Da sempre la Chiesa ha compreso l’importanza del grido dei poveri, si legge nel messaggio in cui Francesco cita gli Atti degli apostoli e la “viva preoccupazione” dei primi cristiani, che vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno: «Ci sono stati momenti, tuttavia, – ricorda il Pontefice – in cui i cristiani non hanno ascoltato fino in fondo questo appello, lasciandosi contagiare dalla mentalità mondana. Ma lo Spirito Santo non ha mancato di richiamarli a tenere fisso lo sguardo sull’essenziale. Ha fatto sorgere uomini e donne che in diversi modi hanno offerto la loro vita a servizio dei poveri. Quante pagine di storia, in questi duemila anni, sono state scritte da cristiani che, in tutta semplicità e umiltà, e con la generosa fantasia della carità, hanno servito i loro fratelli più poveri!».

Tra tutti, a detta del Papa, spicca l’esempio di Francesco d’Assisi, che è stato seguito da numerosi altri uomini e donne santi nel corso dei secoli. Il Santo di cui da Papa ha scelto di portare il nome, infatti: «Non si accontentò – sottolinea il Santo Padre – di abbracciare e dare l’elemosina ai lebbrosi, ma decise di andare a Gubbio per stare insieme con loro. Lui stesso vide in questo incontro la svolta della sua conversione. Questa testimonianza manifesta la forza trasformatrice della carità e lo stile di vita dei cristiani».

Da qui un appello rivolto a tutti: «Non pensiamo ai poveri – ammonisce Papa Bergoglio – solo come destinatari di una buona pratica di volontariato da fare una volta alla settimana, o tanto meno di gesti estemporanei di buona volontà per mettere in pace la coscienza. Queste esperienze, pur valide e utili a sensibilizzare alle necessità di tanti fratelli e alle ingiustizie che spesso ne sono causa, dovrebbero introdurre ad un vero incontro con i poveri e dare luogo ad una condivisione che diventi stile di vita».

A questo punto, il Papa fa una proposta: «Se vogliamo incontrare realmente Cristo -, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri, in quanto il Corpo di Cristo, spezzato nella sacra liturgia, si lascia ritrovare dalla carità condivisa nei volti e nelle persone dei fratelli e delle sorelle più deboli». Di qui l’attualità delle parole del santo vescovo Crisostomo: “Se volete onorare il corpo di Cristo, non disdegnatelo quando è nudo; non onorate il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascurate quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità”. Per Francesco, dunque, siamo chiamati a tendere la mano ai poveri: «A incontrarli – esorta -, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità, e a riconoscere il valore che la povertà in sé stessa costituisce».

Ma la povertà non va solo intesa in senso materiale: «È un atteggiamento del cuore – aggiunge il Papa – che impedisce di pensare al denaro, alla carriera, al lusso come obiettivo di vita e condizione per la felicità. Povertà significa un cuore umile che sa accogliere la propria condizione di creatura limitata e peccatrice per superare la tentazione di onnipotenza, che illude di essere immortali. È la povertà che crea le condizioni per assumere liberamente le responsabilità personali e sociali, nonostante i propri limiti, confidando nella vicinanza di Dio e sostenuti dalla sua grazia».

La povertà, così intesa, è quindi il metro che permette di valutare l’uso corretto dei beni materiali, e anche di vivere in modo non egoistico e possessivo i legami e gli affetti: «Facciamo nostro, pertanto, l’esempio di san Francesco, testimone della genuina povertà – invita il Pontefice, citando ancora una volta il santo di Assisi come modello del cristiano -. Proprio perché teneva fissi gli occhi su Cristo, seppe riconoscerlo e servirlo nei poveri. Se desideriamo offrire il nostro contributo efficace per il cambiamento della storia, generando vero sviluppo, è necessario che ascoltiamo il grido dei poveri e ci impegniamo a sollevarli dalla loro condizione di emarginazione. Nello stesso tempo, ai poveri che vivono nelle nostre città e nelle nostre comunità ricordo di non perdere il senso della povertà evangelica che portano impresso nella loro vita».

Creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto, sono poi le azioni proposte alle comunità cristiane per vivere al meglio la settimana che precederà la Giornata mondiale dei poveri: «Potranno – precisa il Santo Padre – invitare i poveri e i volontari a partecipare insieme all’Eucaristia di questa domenica, in modo tale che risulti ancora più autentica la celebrazione della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, la domenica successiva».

Papa Francesco ha poi lanciato una seconda proposta: «In questa domenica, se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro. Sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo. Secondo l’insegnamento delle Scritture, accogliamoli come ospiti privilegiati alla nostra mensa; potranno essere dei maestri che ci aiutano a vivere la fede in maniera più coerente. Con la loro fiducia e disponibilità ad accettare aiuto, ci mostrano in modo sobrio, e spesso gioioso, quanto sia decisivo vivere dell’essenziale e abbandonarci alla provvidenza del Padre».

A fare da sfondo alla Giornata e alle tante iniziative concrete che si potranno realizzare la preghiera del Padre nostro, che è la preghiera dei poveri: «La richiesta del pane – spiega il Pontefice -, esprime l’affidamento a Dio per i bisogni primari della nostra vita. Quanto Gesù ci ha insegnato con questa preghiera esprime e raccoglie il grido di chi soffre per la precarietà dell’esistenza e per la mancanza del necessario. Ai discepoli che chiedevano a Gesù di insegnare loro a pregare, egli ha risposto con le parole dei poveri che si rivolgono all’unico Padre in cui tutti si riconoscono come fratelli».

Il Padre nostro, tra l’altro, è una preghiera che si esprime al plurale: «Il pane che si chiede – ribadisce Bergoglio – è nostro, e ciò comporta condivisione, partecipazione e responsabilità comune. In questa preghiera tutti riconosciamo l’esigenza di superare ogni forma di egoismo per accedere alla gioia dell’accoglienza reciproca». I poveri non sono un problema: «Sono una risorsa – si legge nel finale del messaggio del Papa – a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo».

Per questo la richiesta rivolta ai vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi, alle persone consacrate, alle associazioni, ai movimenti e al vasto mondo del volontariato di impegnarsi: «Perché – conclude Papa Francesco – con questa Giornata mondiale dei poveri si instauri una tradizione che sia contributo concreto all’evangelizzazione nel mondo contemporaneo e diventi un richiamo forte alla nostra coscienza credente, affinché siamo sempre più convinti che condividere con i poveri ci permette di comprendere il Vangelo nella sua verità più profonda».

About Davide De Amicis (2442 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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