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Immigrati in Italia: “Sono 5 milioni e compensano il declino demografico”

"La legge sullo ius soli - sottolinea il cardinale Francesco Montenegro, presidente di Caritas italiana - è un argomento molto importante, in cui decidiamo il nostro futuro, e non si può affrontare come se fosse in un ring attraverso modalità da far west. Una classe politica che urla è il modo migliore per dimostrare che non sta cercando il bene comune. Il punto non è dover pensare tutti alla stessa maniera, ma avere l’umiltà di mettere sul campo le nostre idee, confrontarle e scegliere ciò che conta"

Il dato emerge dal XVI° Rapporto immigrazione 2016 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, “Nuove generazioni a confronto”, presentato ieri a Roma

Al 1° gennaio 2016 le persone di cittadinanza straniera risultavano essere 5.026.153 (di cui il 52,6% donne), pari all’8,3% della popolazione complessiva (60.665.551), che è in calo di 130.061 unità (-0,2%) rispetto all’anno precedente. Al 1° gennaio 2017 si registra un calo ulteriore di 89.000 italiani, solo in parte compensato (+2.500) dagli stranieri. Il saldo totale di 60.579.000 registra una ulteriore diminuzione di 86.000 unità. Su 814.851 alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole nell’anno scolastico 2015/2016 (il 9,7% del totale), più della metàil 58,7%sono nati in Italia. È quanto emerge dalla XVI edizione del Rapporto immigrazione 2016 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes presentato ieri a Roma, intitolato “Nuove generazioni a confronto”.

Card. Francesco Montenegro, presidente di Caritas italiana

Secondo il Rapporto le acquisizioni di cittadinanza (al 31 dicembre 2015) con la legge attualmente in vigore sono state 178.035, con un aumento del 37,1%. I diciottenni che hanno fatto richiesta erano 10.000 nel 2011, sono diventati 66.000 nel 2015. Dati, questi ultimi, che si inseriscono nel violento dibattito in corso questi giorni in Parlamento relativamente alla legge sullo ius soli, che darebbe la cittadinanza italiana a tutti i figli di genitori stranieri nati in Italia, sul quale è intervenuto anche il presidente di Caritas Italiana e arcivescovo di Agrigento: «La legge sullo ius soli – sottolinea il cardinale Francesco Montenegro è un argomento molto importante, in cui decidiamo il nostro futuro, e non si può affrontare come se fosse in un ring attraverso modalità da far west. Una classe politica che urla è il modo migliore per dimostrare che non sta cercando il bene comune. Mi chiedo se problemi così importanti debbano essere affrontati in questo modo in Parlamento. Sarebbe assurdo se in futuro dovessimo mettere le corde del ring e poi chi la spunta la vince».

A detta del porporato, questo è un argomento molto importante su cui decidiamo il nostro futuro: «Sapersi sedere intorno ad un tavolo è importante – esorta il cardinale Montenegro -. Il punto non è dover pensare tutti alla stessa maniera, ma avere l’umiltà di mettere sul campo le nostre idee, confrontarle e scegliere ciò che conta. Se un partito, un gruppo di uomini, pensa che il suo pensiero possa diventare legge per gli altri, non è che dovremo arrivare al far west per vedere chi resta in piedi e chi rimane stesoQuesto mi preoccupa».

La presentazione del Rapporto Caritas-Migrantes 2016

Rispondendo a margine alle domande dei giornalisti, il presidente di Caritas italiana ha anche criticato l’astensionismo di alcuni partiti in merito: «Diventare spettatori – lamenta – quando c’è una realtà da cambiare non è la posizione migliore. Bisogna dire sì o no dando le dovute motivazioni». A chi accusa la Chiesa di aiutare prima i migranti e poi gli italiani o che “guadagna” con l’immigrazione ha risposto: «Non c’è chi viene aiutato prima e chi dopo – replica l’arcivescovo di Agrigento -, aiutiamo tutti. Il problema grosso non è l’immigrazione ma l’ingiustizia. Noi non stiamo guadagnando niente, stiamo già facendo accoglienza da tempo, non abbiamo sovvenzioni o premi di produzione. Se poi si dice che gli immigrati prendono 45 euro al giorno invece che 2 euro al giorno, perché non ci chiediamo chi prende gli altri 43 euro? Se le migrazioni dovessero fermarsi, anche tanti italiani perderebbero il lavoro».

Ma tornando ai dati, comunque la si pensi, l’Italia sta diventando un Paese sempre più multiculturale, con 198 nazionalità diverse e famiglie residenti: ai primi posti la Romania (1.151.395), a seguire l’Albania (467.687), il Marocco (437.485) e la Cina (271.330). Tra le acquisizioni di cittadinanza del 2015 (il 42% sono donne) si registrano fenomeni nuovi: diminuiscono dal 25% al 16% le donne straniere che la chiedono a seguito di matrimoni con italiani; aumentano i matrimoni di uno sposo straniero con una sposa italiana (+5,9%) e calano i matrimoni tra stranieri (-5,9%), in totale 6.000.

Alcune copie del Rapporto Caritas-Migrantes 2016

I matrimoni in cui almeno uno dei due sposi era di cittadinanza straniera erano 24.018, pari al 14,1% delle nozze celebrate nel 2015. Gli uomini italiani sposano in prevalenza romene (20%), ucraine (12%) e russe (6%). Le donne italiane preferiscono i marocchini (13%), gli albanesi (11%) e i romeni (6%). Nelle scuole secondarie di II grado si conferma la propensione dei ragazzi stranieri a scegliere istituti tecnici e professionali, ma aumentano nelle università. Negli atenei italiani (a.a. 2015/2016) su 271.000 studenti, gli immatricolati di cittadinanza non italiana sono il 5%.

Nel mondo del lavoro grande è la differenza di retribuzione media mensile: per gli italiani è di 1.356 euro, per gli stranieri scende a 965 euro (-30%). Sempre in crescita è l’imprenditoria straniera: 354.117 imprese a fine 2015 (+5,6%), soprattutto nel commercio, nella riparazioni di autoveicoli e nel settore delle costruzioni. Gli stranieri sono il 34,07% della popolazione carceraria (fine 2016), pari a 18.621 detenuti, in maggioranza per reati contro il patrimonio (8.607), violazione delle norme in materia di stupefacenti (6.922) o condanne per reati contro la persona (6.751). I minori stranieri sono circa un terzo (3.930) dei soggetti presi in carico (14.920) al 15 marzo 2017.

About Davide De Amicis (2486 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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