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“La sconfitta per il cristiano è cadere in tentazione per vendetta e violenza”

"Nel bel mezzo del turbine - ribadisce il Papa -, il cristiano non deve perdere la speranza, pensando di essere stato abbandonato. C’è infatti in mezzo a noi Qualcuno che è più forte del male, più forte delle mafie, delle trame oscure, di chi lucra sulla pelle dei disperati, di chi schiaccia gli altri con prepotenza… Qualcuno che ascolta da sempre la voce del sangue di Abele che grida dalla terra"

Lo ha affermato oggi Papa Francesco, pronunciando la catechesi dell’udienza generale dedicata al tema della speranza cristiana come forza dei martiri

Papa Francesco saluta i fedeli in piazza San Pietro

I cristiani sono uomini e donne controcorrente e la prima indicazione di uno stile di vita fondato su Gesù è la povertà. Lo ha detto Papa Francesco, nella udienza generale odierna dedicata alla speranza cristiana come forza dei martiri: «I cristiani amano – afferma –, ma non sempre sono amati. Fin da subito Gesù ci mette davanti questa realtà. In una misura più o meno forte, la confessione della fede avviene in un clima di ostilità».

A detta del Papa è normale che la vita dei cristiani sia controcorrente, in un mondo segnato da varie forme di egoismo e di ingiustizia: «Per cui – spiega – chi segue Cristo cammina in direzione contraria. Non per spirito polemico, ma per fedeltà alla logica del Regno di Dio, che è una logica di speranza, e si traduce nello stile di vita basato sulle indicazioni di Gesù».

E la prima indicazione è la povertà: «Quando Gesù invia i suoi in missione – osserva il Santo Padre -, sembra che metta più cura nello “spogliarli” che nel “vestirli”! In effetti, un cristiano che non sia umile e povero, distaccato dalle ricchezze e dal potere e soprattutto distaccato da sé, non assomiglia a Gesù».

Insomma, il cristiano percorre la sua strada in questo mondo con l’essenziale per il cammino: «Però – precisa il Pontefice – con il cuore pieno d’amore. La vera sconfitta per lui o per lei è cadere nella tentazione della vendetta e della violenza, rispondendo al male col male». Dunque senza fauci, senza artigli, senza armi: «Il cristiano – ammonisce Papa Bergoglio – piuttosto dovrà essere prudente, a volte anche scaltro. Queste sono virtù accettate dalla logica evangelica. Ma la violenza mai. Per sconfiggere il male, non si possono condividere i metodi del male».

Papa Francesco ha quindi osservato come l’unica forza del cristiano sia il Vangelo e, soprattutto, credere come nei tempi di difficoltà Gesù sia davanti a noi, e non cessi di accompagnare i suoi discepoli: «Nel bel mezzo del turbine – ribadisce il Papa -, il cristiano non deve perdere la speranza, pensando di essere stato abbandonato. C’è infatti in mezzo a noi Qualcuno che è più forte del male, più forte delle mafie, delle trame oscure, di chi lucra sulla pelle dei disperati, di chi schiaccia gli altri con prepotenza Qualcuno che ascolta da sempre la voce del sangue di Abele che grida dalla terra».

I cristiani, a detta del Santo Padre, devono dunque farsi trovare sempre sull’altro versante del mondo: «Quello scelto da Dio – puntualizza Bergoglio -. Non persecutori, ma perseguitati; non arroganti, ma miti; non venditori di fumo, ma sottomessi alla verità; non impostori, ma onesti».

Infine, il Santo Padre ha denunciato la distorsione e l’abuso che attualmente vengono compiuti da chi si professa martire: «Ripugna ai cristiani – stigmatizza Francesco – l’idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati “martiri”. Non sono martiri, non c’è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all’atteggiamento dei figli di Dio. I martiri non vivono per sé, non combattono per affermare le proprie idee, e accettano di dover morire solo per fedeltà al Vangelo».

Il martirio, tra l’altro, secondo Bergoglio non è nemmeno l’ideale supremo della vita cristiana: «Perché al di sopra di esso – chiarisce – vi è la carità, cioè l’amore verso Dio e verso il prossimo. A volte, leggendo le storie di tanti martiri di ieri e di oggi che sono più dei martiri dei primi tempi, rimaniamo stupiti di fronte alla fortezza con cui hanno affrontato la prova. Questa fortezza è segno della grande speranza che li animava, la speranza certa che niente e nessuno li poteva separare dall’amore di Dio donatoci in Gesù Cristo». Da qui l’auspicio finale: «Che Dio – conclude il Pontefice – ci doni sempre la forza di essere suoi testimoni. Ci doni di vivere la speranza cristiana, soprattutto nel martirio nascosto di fare bene e con amore i nostri doveri di ogni giorno».

About Davide De Amicis (2509 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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