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Rischi del web: “Adolescenti consapevoli più in teoria che in pratica”

"Soprattutto la fascia tra i 14 e i 16 - sottolinea Enrico Squadroni, psicologo - si butta a capofitto su Internet. Si tratta di ragazzi che pensano di essere maturi, che non spengono mai lo smartphone e i cui genitori hanno fatto un passo indietro. È l’età in cui si postano foto, in cui si è poco vestiti, ci sono offese e insulti sui social"

Emerge da un’indagine condotta in alcune scuole pescaresi dall’associazione Domenico Allegrino con l’Istituto di psicologia relazionale abruzzese Maria Grazia Cancrini e la onlus Diversuguali

L'assessore regionale al Sociale Marinella Sclocco con la psicoterapeuta Marcella Di Bernardo lo psicologo Enrico Squadroni

Gli adolescenti hanno consapevolezza dei rischi che corrono su Internet, ma più sul piano teorico che pratico. La fascia d’età che subisce di più la dipendenza, e che vive quasi in simbiosi con lo smartphone, è quella tra i 14 e i 16 anni.

I dati scaturiscono da un’indagine condotta in alcune scuole pescaresi nell’ambito del progetto “Un cammino nell’insieme”, realizzato dall’associazione Domenico Allegrino di Pescara, in collaborazione con l’Istituto di psicologia relazionale abruzzese Maria Grazia Cancrini (Ipra) e la onlus Diversuguali famiglie disabili: «Abbiamo raccolto la richiesta di aiuto di nuclei familiari fragili – spiega Antonella Allegrino, presidente dell’associazione -, che accogliamo e ascoltiamo nel nostro poliambulatorio di via Alento. I genitori ci hanno rappresentato la necessità di intervenire su problematiche specifiche di gestione dei conflitti, che si generano con i figli nel rapporto con le nuove tecnologie. Da questa richiesta è scaturita l’esigenza di dare avvio a una seconda fase progettuale che ci ha consentito, attraverso la collaborazione con l’Ipra e l’associazione Diversuguali, di potenziare la rete di sostegno, di ascoltare i vissuti esperienziali delle famiglie, di confrontarci con i giovani nelle scuole e di attivare sportelli informativi e gruppi di Auto mutuo aiuto (Ama)».

Il progetto “Un cammino nel’insieme”, cofinanziato con il Piano regionale degli interventi in favore della famiglia, è stato articolato in due fasi. La prima è stata avviata lo scorso anno per sostenere i nuclei familiari a rischio di emarginazione sociale e in difficoltà economiche. La seconda, attuata nei mesi scorsi, è stata incentrata sui temi del bullismo, del cyberbullismo e della dipendenza da internet e ha visto il coinvolgimento di studenti e famiglie. Il progetto è stato attuato in due scuole – la secondaria di primo grado “Pascoli-Michetti” e l’Ipsias “Di Marzio- Michetti” – con il coinvolgimento di una sessantina di studenti dagli 11 ai 16 anni.

Il pubblico presente alla presentazione dei dati, allo Spazio Allegrino di Pescara

I ragazzi hanno partecipato a una serie di incontri con gli psicoterapeuti e hanno compilato un questionario sul loro rapporto con le nuove tecnologie. I risultati dell’indagine sono stati comunicati nel corso di un convegno, che si è tenuto allo Spazio Allegrino di via Italica, con la partecipazione dell’assessore regionale alle Politiche sociali Marinella Sclocco, della referente del progetto Raffaella Papagno, della presidente dell’Ipra Rita Latella, degli psicoterapeuti e psicologi Marcella Di Bernardo ed Enrico Squadroni, della psicologa dell’associazione Diversuguali Silvia Di Carlo e di Rossana Ciancia, tirocinante psicologa, che ha tenuto con Maddalena Pompa, esperta in tecniche di benessere e rilassamento, corsi di bionergetica: «L’Abruzzo – ricorda l’assessore Sclocco – è stata prima regione a sottoscrivere un protocollo sul cyberbullismo con Save the Children, la Polizia Postale e i tribunali. È nata poi una piattaforma online, che fornisce una serie di indicazioni su come contrastare il fenomeno. Da qui una serie di attività sul territorio proprio rispetto a questo tema. È importante che gli adulti siano sempre attenti e aggiornati, perché gli strumenti cambiano velocemente. Violenza e ricatto sono fenomeni antichi, ma Internet li ha resi ancora più pericolosi perché c’è una diffusione immediata».

In apertura dei lavori è stata letta la commovente lettera di Paolo Picchio, il papà di Carolina, la ragazza di 14 anni che si è tolta la vita nel 2013 dopo la diffusione di un video sui social. Alcuni giovani, mentre si trovava ad una festa, le avevano fatto perdere coscienza, l’avevano molestata sessualmente, riprendendo la scena e diffondendola su Internet.

Enrico Squadroni ha poi esaminato i risultati del questionario distribuito agli studenti: «Dalle risposte – osserva lo psicologo – è emerso che i ragazzi sembrano molto consapevoli dei rischi che corrono su Internet, grazie soprattutto agli incontri con la Polizia Postale. Andando ad approfondire abbiamo scoperto, però, che ciò avviene più sul piano teorico che pratico, perché in realtà non riescono a limitarne l’uso. Soprattutto la fascia tra i 14 e i 16 si butta a capofitto su Internet. Si tratta di ragazzi che pensano di essere maturi, che non spengono mai lo smartphone, i cui genitori hanno fatto un passo indietro. È l’età in cui si postano foto, in cui si è poco vestiti, ci sono offese e insulti sui social».

Dall’esame dei dati dell’indagine è emerso che più della metà dei ragazzi utilizza Internet tutto il giorno (57%), che lo fa soprattutto per socializzare e che ha iniziato intorno ai 10 anni. Il 90% fa uso dei social network, con al primo posto Whatsapp per comunicare, seguito da YouTube e da Instagram, dove è più facile sfuggire al controllo dei genitori rispetto a Facebook. Il 31% ha dichiarato di incontrare realmente persone conosciute su internet, perché “sono amici e mi piace”. Il 24% ha dichiarato di aver offeso qualcuno sui social network, il 29% di essere stato offeso, il 10% di aver ricevuto richieste di postare foto in cui era poco vestito.

Il 73%, infine, ha dichiarato di conoscere i rischi di Internet, in particolare quelli relativi alla privacy e a episodi di violenza: «Questi dati sono stati condivisi con le mamme che hanno scelto di partecipare ai gruppi di auto mutuo aiuto – precisa la psicoterapeuta Di Bernardo -, perché hanno affrontato in famiglia episodi di bullismo o di cyberbullismo. È nata una bella solidarietà e quando si sono intrecciate le storie delle famiglie, sono avvenute le “connessioni” e loro stesse sono state in grado di darsi le risposte che cercavano per aiutare i figli. Il cambiamento avviene nel momento in cui si volta pagina e si riattivano le risorse dell’intero gruppo familiare, perché spesso è la stessa famiglia a non rendersi conto di quanto il figlio sia fragile».

La dottoressa Silvia Di Carlo ha relazionato sugli incontri avuti con i genitori dei ragazzi dell’associazione Diversuguali, per i quali la problematica dell’uso meccanico di Internet diventa ancora più complessa visto che i figli non possono contare su quelle barriere socio-culturali che creano un velo di diffidenza, soprattutto nel caso in cui vengano richiesti dati sensibili. Al termine dei lavori Raffaella Papagno ha preannunciato che il progetto, tramite gli uffici del Miur, verrà esteso anche ad altri istituti scolastici pescaresi e ha invitato i genitori ad essere dei veri e propri guardiani della rete.

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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