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Risparmio, appalti, Iva, formazione e lavoro: le proposte della Settimana sociale al Governo

"Senza lavoro i valori fondamentali che sono alla base della nostra società fanno fatica a resistere - osserva il premier Gentiloni, citando la dignità, la famiglia, la comunità -, per questo è fondamentale rimettere al centro il lavoro e vi ringrazio di averlo fatto. Sarà di utilità al governo, ma soprattutto alla Chiesa e alla società"

Questi gli ambiti d’intervento proposti al Governo, presente con il premier Gentiloni, dai mille delegati diocesani alla Settimana sociale dei cattolici italiani di Cagliari

I lavori dell'edizione 48 della Settimana sociale dei cattolici italiani

Pir (Piani individuali di risparmio), appalti, Iva, formazione e lavoro. Sono gli ambiti delle quattro proposte presentate ieri, nel terzo giorno di lavori della Settimana sociale dei cattolici italiani a Cagliari, al presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni da Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, a nome della Chiesa italiana: «Rimettere il lavoro al centro dei processi formativi – recita la prima proposta indirizzata al governo -. Per ridurre ulteriormente e in misura più consistente la disoccupazione giovanile, occorre intervenire con gli incentivi all’assunzione e in modo strutturale rafforzando la filiera formativa professionalizzante nel sistema educativo italiano. In secondo luogo, occorre canalizzare i risparmi dei Pir (Piani individuali di risparmio) anche verso le piccole imprese non quotate che rispondano ad alcune caratteristiche di coerenza ambientale e imprese sociali».

Strategico, inoltre, il tema degli appalti, il 60% dei quali viene ora, nonostante la riforma del settore, appaltato attraverso il voto dello Stato al massimo ribasso: «Accentuare – la terza proposta – il cambio di paradigma del Codice dei contratti pubblici potenziando i criteri di sostenibilità ambientale, inserendo tra i criteri reputazionali i parametri di responsabilità sociale ambientale e fiscale con certificazione di ente terzo e varando un programma di formazione delle amministrazioni sul nuovo Codice».

L’ultima proposta si prefigge come ambito di azione quella che da molti addetti ai lavori è considerata la giungla dell’Iva, con aliquote che variano dal 4%, al 10%, al 22%: «Rimodulare le aliquote Iva per le imprese che producono rispettando criteri ambientali e sociali minimi, oggettivamente misurabili, a saldo zero per le finanza pubblica – il testo della quarta proposta – anche per combattere il dumping sociale e ambientale». Il primo problema, in Italia, è infatti quello dell’erosione della base fiscale, ma ormai esistono metriche ben precise e criteri idonei a valutare la qualità del lavoro. Ne è un esempio il “rating di legalità”, che lo Stato può adottare per valutare la sostenibilità delle filiere sul piano sociale e ambientale, tramite una graduatoria di merito che varia da una a tre stelle».

Dopo aver appreso le quattro proposte, è stato lo stesso premier Gentiloni a intervenire dal palco di Cagliari, parlando per circa mezz’ora agli oltre mille delegati presenti: «Senza lavoro i valori fondamentali che sono alla base della nostra società fanno fatica a resistere – replica, citando la dignità, la famiglia, la comunità -, per questo è fondamentale rimettere al centro il lavoro e vi ringrazio di averlo fatto. Sarà di utilità al governo, ma soprattutto alla Chiesa e alla società. Il lavoro libero – ha detto il premier citando il primo degli aggettivi del lavoro presenti nel tema della Settimana, mutuato dall’Evangelii gaudium di Papa Francesco – è anzitutto un lavoro libero dalle forme più atroci di sfruttamento, che violano le leggi, il principio di umanità, dove non ci sia spazio per la pratica odiosa del capolarato». Fenomeno in cui sono coinvolti 400 mila lavoratori, in gran parte migranti: «È una condizione che non possiamo abituarci a tollerare – il monito di Gentiloni -. L’impegno del governo, intanto, è quello a rafforzare i controlli, favorire l’erosione e la repressione, coinvolgendo i lavoratori, le organizzazioni agricole e i sindacali».

Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio dei ministri

In seguito, il presidente del Consiglio dei ministri ha riflettuto sul tema del precariato: «Una componente stabile del nostro scenario di lavoro – ammette -. Per questo difendere il lavoro significa contrastare le condizione estreme di precarietà. Il precariato senza futuro e diritti è una delle offese più terribili alla dignità del lavoro, che va difeso innanzitutto quando il committente è lo Stato».

Di qui la centralità del tema degli appalti, oggetto di una delle quattro proposte consegnate dalle Settimane sociali poco prima al premier: «Dal maggior ribasso alla maggiore dignità – il cambiamento auspicato anche dal presidente del Consiglio, raccogliendo le istanze della Chiesa italiana. A partire dal nuovo Codice sugli appalti pubblici, che impone il superamento del principio del maggior ribasso, che va sostituito con il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa». Secondo Getiloni occorre far conoscere i principi del nuovo codice, che altrimenti in questa fase rischia non di rallentare, ma di rallentare la procedura per gli investimenti pubblici.

Quindi il premier ha riflettuto su quello che sarà il lavoro di domani: «Il futuro paesaggio del lavoro è una terra incognita – afferma -, ma è lì che bisogna andare. Nel mondo della quarta rivoluzione industriale, il futuro del lavoro è una terra incognita rispetto alla quale bisogna predisporre strumenti di orientamento e di protezione in parte inediti».

Questo comporta, per il premier, pronunciare un no alla divisione tra èlites digitali e cosmopolite: «Senza radici territoriali, e lavoratori legati al territorio, sottopagati e costretti a svolgere mansioni che feriscono la loro dignità – spiega -. Il lavoro del futuro non può essere diviso tra nomadi digitali e lavoratori che sul territorio fanno lavori sottopagati. La chiave per la prosperità sta nella valorizzazione, ancora di più, della nostra identità. Non esiste un’identità senza radici e senza terra, e l’identità delle nostre industrie manifatturiere è fondamentale anche nell’epoca del lavoro 4.0».

Infine partecipazione e solidarietà sono, a detta del presidente del Consiglio dei ministri, le due parole-chiave per un lavoro più inclusivo: «La sfida più urgente dell’Italia  – sottolinea – è superare quelle forme di esclusione che riguardano troppe donne, troppi giovani, troppe aree del Paese che sono in maggiore difficoltà».

Nonostante il tasso di occupazione femminile abbia raggiunto il tasso più alto mai registrato finora nel nostro Paese, il 49%: «Il record italiano – osserva – è ancora ben lontano dalla media europea del 60%». Su occupazione femminile e giovanile: «In Italia – ammette Gentiloni – siamo molto indietro, anche se sul secondo versante si registra qualche miglioramento. Se i primi passi del governo per incentivare l’occupazione delle donne sono state il porre fine alla pratica delle dimissioni in bianco, la possibilità di usare il congedo parentale e il congedo di maternità anche per chi usufruisce della gestione separata dell’Inps, l’incentivare il congedo parentale per i padri, lo sforzo del governo per incentivare l’occupazione stabile dei giovani, è stato quello di dimezzare per tre anni il contributo dei datori di lavoro che assumono stabilmente i giovani. Una prima spinta, questa, che il governo punta a rendere un incentivo stabile».

Altra misura da rendere strutturale, per Gentiloni, è quella dell’alternanza scuola-lavoro: «Nonostante esempi negativi e deprecabili – denota il premier -, metterla in discussione sarebbe un errore imperdonabile e il governo non lo farà».

Altra misura della legge di bilancio, la proposta di un assegno di ricollocazione che permetta al lavoratore di accedere ad una nuova collocazione prima ancora della rottura del rapporto di lavoro: «Sarebbe la prima volta – dichiara il premier – che viene introdotto uno strumento di politica attiva per favorire la transizione da un lavoro all’altro, prima che il lavoratore sia caduto».

Per quanto riguarda i Pir (piani individuali di risparmio), oggetto di un’altra proposta consegnata al premier dalla Chiesa italiana riunita a Cagliari, Gentiloni ha reso noto che con la legge di bilancio che approderà la prossima settimana in Parlamento verranno estesi anche agli investimenti immobiliari: «Si candidano – conclude – a diventare strumenti finanziari da affiancare al credito bancario, per le piccole e medie imprese».

About Davide De Amicis (2489 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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