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Caritas: “A Pescara italiani la metà degli accolti, puntiamo al bene comune”

"La condizione fondamentale - sottolinea Mauro - è che riprenda la crescita economica, dando delle regole alla globalizzazione che ha comportato uno spostamento del reddito dalle regioni avanzate a quelle in via di sviluppo, provocando l’impoverimento del ceto medio. Non possiamo avere come punti di riferimento solo il profitto e la globalizzazione, ma bisogna puntare al bene comune perché solo così la povertà verrà debellata"

È emerso ieri dal Rapporto della Caritas diocesana sulla povertà a Pescara, presentato in occasione della prima Giornata mondiale dei poveri

Una mensa dei poveri

Anche nel 2017 sono stati soprattutto gli italiani ad usufruire dei 45.149 pasti distribuiti dalle mense Caritas di Pescara e Montesilvano, che hanno accolto 655 utenti, così come quasi la metà degli accolti nei centri di accoglienza Caritas pescaresi – il 47% – sono nostri connazionali rispetto agli stranieri.

Don Marco Pagniello, direttore Caritas diocesana

Sono questi i dati più significativi ad essere emersi dall’ultimo Rapporto sulla povertà a Pescara 2017, elaborato dalla Caritas diocesana di Pescara-Penne sulla base dei 1.331 accessi registrati dal Centro di ascolto diocesano dall’1 gennaio al 31 ottobre scorso, presentato ieri in occasione della prima Giornata mondiale dei poveri – dal tema “Non amiamo a parole ma con i fatti” – che ricorrerà domenica: «Noi, come Chiesa diocesana – premette don Marco Pagniello, direttore della Caritas pescarese – , abbiamo accolto l’invito di Papa Francesco a rimettere al centro della nostra vita ecclesiale e civile l’attenzione ai poveri. Domenica non sarà la Giornata mondiale della povertà, non stiamo ricordando la povertà che, anzi, vorremmo tutti dimenticare. Noi vogliamo mettere al centro i poveri e questo significa innanzitutto conoscerli. Nel Vangelo di Giovanni conoscere vuol dire amare. Conoscere situazioni, i volti, le persone e le povertà, significa arrivare a prendersene cura e farsene carico. Questo è l’invito che rivolgiamo alle nostre comunità parrocchiali».

Silvana

Per questo, il convegno di ieri ha avuto inizio con la testimonianza di un’assistita: «Sono Silvana – racconta -, abito ai Colli e fino a tre anni fa conducevo una vita normale con un marito – in famiglia lavorava solo lui – e due figli. Poi mio marito si è ammalato di tumore e mi è crollato il mondo addosso, con l’affitto e le bollette da pagare oltre alla spesa da fare per mangiare. Dopo quattro mesi, nonostante la chemioterapia, mio marito è morto e così io e miei figli ci siamo trovati disoccupati e senza niente. Ho chiesto aiuto alla mia parrocchia di San Giovanni battista e San Benedetto, con il parroco don Massimo Di Lullo – una persona speciale – che mi ha dato una mano nel farmi avere dei pacchi viveri oltre al pagamento di alcune bollette scadute. In seguito ho chiesto aiuto alla Caritas diocesana in stato di depressione. Mi vergogno a dirlo, ma ho pensato anche al suicidio perché non vedevo la luce in fondo al tunnel. Poi, invece, al Centro di ascolto Caritas mi hanno davvero ascoltata e sono riuscita a trovare un lavoro, restituendomi un po’ di dignità. Mi hanno aiuto perché non prendevo la reversibilità di mio marito, dato che gli mancavano da versare ancora un anno e mezzo di contributi, e alla fine l’ho avuta. Ora ho perso il lavoro, perché il vecchietto a cui badavo è morto e ne cerco un altro, ma grazie alla Caritas la vedo la luce in fondo al tunnel».

Giannicola D’Angelo, responsabile Osservatorio povertà e risorse Caritas diocesana

Per quanto riguarda i dati sulla povertà, sono stati 5.135 i bisogni emersi relativamente a problematiche di povertà economica, occupazionale e abitativa: «Queste le più rilevanti – sottolinea Giannicola D’Angelo, responsabile dell’Osservatorio povertà e risorse della Caritas -, che si traducono in richieste di sussidi economici, esigenze d’istruzione o sanità, orientamento ai servizi e consulenze per il lavoro. Siamo riusciti ad intervenire nel 56,3% dei casi». Proprio il lavoro richiede lo sforzo maggiore da parte degli operatori Caritas, che hanno già ricevuto 1.051 persone tra disoccupati, precari, lavoratori in nero e sfruttati, tra i quali preoccupano 344 giovani fra i 18 e i 35 anni: «Si tratta soprattutto di uomini – precisa D’Angelo – per lo più italiani». Inoltre, il 70% degli utenti non ha un domicilio stabile, mentre sono state 226 le famiglie in difficoltà economica inviate a fare la spesa gratuitamente presso gli empori solidali di Pescara e Montesilvano.

Dati preoccupanti, che l’economista dell’Università D’Annunzio Giuseppe Mauro ha contestualizzato in ambito regionale e internazionale: «In Abruzzo il tasso di disoccupazione dal 2008 a oggi – illustra – è salito dal 7,2 all’11,6%, con la perdita di 23 mila lavoratori specialmente nei settori dell’agricoltura e dei servizi. In particolare, il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 38,9%. Un dato elevato rispetto al resto d’Italia, quasi doppio rispetto a quello degli altri Paesi europei». Da qui la fuga dei cervelli, nelle altre regioni o all’estero: «Che però – osserva l’economista – poi non tornano, provocando un impoverimento della nostra regione con una minore competitività».

Giuseppe Mauro, economista Università D’Annunzio

La soluzione ci sarebbe, ma richiede un cambiamento radicale: «La condizione fondamentale – sottolinea Mauro – è che riprenda la crescita economica, dando delle regole alla globalizzazione che ha comportato uno spostamento del reddito dalle regioni avanzate a quelle in via di sviluppo, provocando l’impoverimento del ceto medio. Dobbiamo alzare lo sguardo non solo verso i poveri, ma anche sull’attuale teoria economica. Non possiamo avere come punti di riferimento solo il profitto e la globalizzazione, ma bisogna puntare al bene comune perché solo così la povertà verrà debellata».

I partecipanti alla presentazione del Rapporto Caritas

Da qui l’appello finale della Caritas diocesana: «C’è un cambiamento culturale che dobbiamo fare tutti, non solo i politici – conclude don Marco Pagniello -. Nel nostro Paese c’è troppa corruzione, troppo lavoro nero. Ci sono persone con tre o quattro lavori che si siedono nei consigli d’amministrazione di più realtà, intascando il gettone di presenza, e tanti giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro. Siamo quelli che non chiedono lo scontrino fiscale per avere uno sconto, quelli che si raccomandano per fare prima e meglio una visita medica, quelli che si lamentano quando ci viene tolto un servizio al quale non è detto che dobbiamo usufruirne. È un cambiamento che tutti dobbiamo fare, come cristiani impegnati dobbiamo farci portavoce anche di questo. Ecco perché questi momenti vanno ripetuti, non solo alla presenza degli addetti ai lavori, perché la situazione possa essere conosciuta da tutti, specialmente dalla maggioranza delle parrocchie».

Tra sabato e domenica, saranno diverse le strutture Caritas a porte aperte per ospitare incontri e momenti di animazione degli utenti.

About Davide De Amicis (2507 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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