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Lo Zecchino d’Oro che fa pensare

I bambini di oggi guardano ancora lo Zecchino d’Oro, il sabato pomeriggio?

Parliamo del luogo televisivo in cui i bambini vestiti (bene) da bambini cantano sorridenti, mostrando noncuranti gli occhialetti e qualche dentino saltato, dondolandosi con le mani incrociate dietro al corpo e sollevando le punte dei piedi per arrivare al microfono, come i bambini possono fare, con voci squillanti, in falsetto, senza scimmiottare gli adulti come prodigi confezionati da divi.

Quest’anno lo Zecchino d’Oro è proprio da vedere, dai bambini come dagli adulti, perché nelle canzoni in gara sono ben trattati molti temi importanti: dislessia, migrazioni, amicizia, social network, migrazioni e altro ancora. Sarà possibile sostenere anche l’Operazione pane con un sms o una chiamata da casa al numero 45511: una campagna a sostegno delle mense francescane che in Italia accolgono e aiutano con un pasto chi vive in povertà.

Gli ascolti Auditel parlano di un ottimo esordio (16,2 %) per la 60° edizione dello Zecchino d’Oro, che ha preso il via il 18 novembre scorso e proseguirà per quattro sabato con la conduzione di Francesca Fialdini, insieme a Cristina D’avena e Gigi & Ross, per concludersi l’8 dicembre in prima serata con Carlo Conti e l’atteso ritorno dell’unico divo dello Zecchino d’Oro, ovvero Topo Gigio. Su tutti, naturalmente, svetta il Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano, composto da bambini che preparano con cura e attenzione le canzoni durante tutto l’anno.

E allora quali sarebbero i temi importanti trattati nelle canzoni in gara, quest’anno?

Ad esempio c’è l’Anisello Nunù, cantata da Nicole. È un asinello dislessico che invece di ragliare facendo «“iò-iò” dice “oì-oì». «Il suo verso è diverso» e, per questo, qualcuno resta «perplesso». Ma Nunù non lo fa per «dispetto» e «con il suo dizionario studia tanto», quindi, merita «rispetto». «Non è un dramma se sbaglia quando legge così!  Un vero somaro è solo chi lo punzecchierà!».

Il piccolo Tommaso canta Gualtiero dei mestieri. Un brano scritto da Frankie hi-nrg mc (testo) e Stefano Barzan (musica) per parlare delle migliaia di persone, milioni, che ogni giorno accettano per vivere qualsiasi lavoro venga loro offerto, anche se un lavoro dei sogni ce l’hanno bene in testa. E allora Gualtiero fa il medico, il gommista, il meccanico, un giorno è l’imbianchino, un altro il contadino, anche se, in fondo, sogna ancora di diventare un pasticciere. «È Gualtiero che vuole lavorare e quel che c’è da fare Gualtiero lo farà», «perché un lavoro vero ancora non ce l’ha».

Marianna e Matteo parlano di amicizia con La ballata dei calzini spaiati, un brano scritto da Luca Tozzi. L’amicizia, a volte, fa giri immensi proprio come i calzini che passano ogni giorno dal cesto dei panni ai cassetti dell’armadio. Talmente tanti giri che, alla fine, c’è il rischio di perdersi e non trovare più il proprio calzino – pardon, “amico” – gemello. «Chissà se riusciranno a ritrovarsi mai!/ Fratelli gemelli compagni di scuola/ Se sono divisi non sanno che fare!». Come succede ai calzini, anche gli amici “spagliati”, per ritrovarsi, hanno spesso bisogno di una mano: «Perché non vuoi provare ad aiutarli tu!».

Ad Alessandro è affidato il tema delicato dell’immigrazione in Mediterraneamente, testo e musica di Giuliano Ciabatta: «prendi un foglio di carta, costruisci una barca, poi la metti nel mare e la fai navigare e solcando le onde verso sogni lontani, pensa a quanti bambini stanno per arrivare, pensa a quante avventure tra speranza e paura». Una riflessione sulle vite che sempre più numerose solcano i nostri mari per rinascere a nuova vita; sulla bellezza di ospitare in un mondo dove si vive insieme: «Mediterraneamente pensa quanta gente/ Mediterraneamente guarda a quella gente/ Senza confini/ Senza confini, senza confini».

Angelica Rita canta Sì davvero mi piace, la canzone di Lodovico Saccol che parla del bello e del brutto dei social network: da una parte c’è la tecnologia che migliora la nostra vita, dall’altra rischiamo di chiuderci in un mondo virtuale nel quale cerchiamo facile consenso. «C’è chi ha settecentottanta amici/ Che ogni giorno insegue sul web/E chi ha cinquecentotrenta foto /Di ogni momento, di ogni cosa che fa».

In Il pescecane (solo un ciao), con testo di Gardini Mario e musica di Iardella Marco, Giorgia Maria canta l’avventura di un pescecane «poco pesce e molto cane», che vorrebbe fare il bagno con i pulcini nello stagno ma ha un aspetto così minaccioso da far scappare tutti. Un po’ quello che accade nella vita quando ci fermiamo alle apparenze che nascondono la verità e fanno perdere tante opportunità di conoscenza. «Ma lo sai o non lo sai/ Che tanto tutto quel che sembra/ Molte volte non è mai la cosa che pensavi tu!/ E quel bambino sempre solo/ Che non parla con nessuno /Forse aspetta che qualcuno vada a dirgli solo un “ciao”/».

E tante altre canzoni allo Zecchino d’Oro: tutte belle, da ascoltare e riascoltare, per poi canticchiare. Anche se tra tutte, per noi, ce n’è una proprio speciale; una di quelle da ascoltare sul divano insieme, bambini e adulti, di sabato pomeriggio, magari con una bella merenda. La nostra preferita è Una parola magica, cantata da Sara. Un inno alla gioia; all’uso (in disuso) di quella parola magica che «ha una forza titanica/ Ti fa apprezzare tutte le cose/ Sia quelle belle che quelle dolorose»: la parola “grazie”. «Con gli occhi al cielo per ogni attimo/ Con tutta la voce/ Dì grazie!/ Con gli occhi al cielo per ogni battito/ Con tutto il cuore grida: Grazie!».

Canticchiando e scrivendo, intanto, continuiamo a pensare: i bambini di oggi guarderanno ancora lo Zecchino d’Oro, il sabato pomeriggio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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