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Web: “1 utente su 3 è un bambino, ma si fa poco per proteggerli dai pericoli”

"Internet è stato progettato per gli adulti - conclude Anthony Lake, direttore generale dell'Unicef -, ma è sempre più utilizzato da bambini e giovani e le tecnologie digitali coinvolgono sempre più le loro vite e il loro futuro. Dunque le politiche, le pratiche e i prodotti digitali dovrebbero riflettere meglio i bisogni dei bambini, le loro prospettive e le loro voci"

È emerso dal rapporto annuale dell’Unicef “La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale”, pubblicato oggi

«Nonostante la massiccia presenza di bambini online – 1 utente di Internet su 3 nel mondo è un bambino – è stato fatto troppo poco per proteggerli dai pericoli del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti sicuri online». È quanto emerge dal rapporto annuale dell’Unicef “La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale” pubblicato oggi: «Nel 2016 – si legge in una nota – 57.335 url contenevano materiale pedopornografico. Di questi, il 60% era ospitato su server in Europa e il 37% in Nord America. Inoltre, il 53% dei bambini abusati e sfruttati per produrre questi contenuti hanno 10 anni o meno».

Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef

Il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento, dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016: «In un mondo digitale – spiega Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef -, la nostra sfida è duplice. Ridurre i danni, massimizzando allo stesso tempo i benefici del web per ogni bambino».

Il rapporto contiene anche l’elaborazione delle 63 mila risposte ad un sondaggio realizzato tra i giovani (13-24 anni) di 26 Paesi. Alla domanda “cosa non ti piace di Internet?” il 23% ha risposto “la violenza”; le ragazze tendono a essere più turbate dagli episodi di violenza (27% contro il 20% dei ragazzi). Il 33% ha invece risposto “i contenuti pornografici indesiderati”. Segnalato in ugual modo dalle ragazze (32%) e dai ragazzi (33%). Alla domanda “cosa ti piace di Internet?” il 40% ha risposto “imparare nuove cose per la scuola o la salute” e il 24% “acquisire competenze che non posso imparare a scuola”. Il 42% dichiara poi di aver imparato da solo ad utilizzare Internet mentre il 39% da amici o fratelli, “prevalentemente tra i giovani che vivono in Paesi a basso reddito”.

Altri dati del rapporto evidenziano come i giovani rappresentano il gruppo di età più connesso (il 71% di loro a fronte del 48% della popolazione totale). I giovani africani sono i meno connessi, con circa 3 giovani su 5 offline, comparati a solo 1 su 25 in Europa. A livello globale, nel 2017 ha usato Internet il 12% in più degli uomini rispetto alle donne. Alcuni adolescenti, inviano 4 mila messaggi al mese, o uno ogni sei minuti: «Internet è stato progettato per gli adulti – conclude Lake -, ma è sempre più utilizzato da bambini e giovani e le tecnologie digitali coinvolgono sempre più le loro vite e il loro futuro. Dunque le politiche, le pratiche e i prodotti digitali dovrebbero riflettere meglio i bisogni dei bambini, le loro prospettive e le loro voci».

About Davide De Amicis (2983 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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