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“Come Maria ognuno deve prendersi cura dell’altro, senza esclusioni”

L’immagine della Chiesa come ospedale da campo, accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita, è una realtà molto concreta: "Perché - ribadisce il Papa - in alcune parti del mondo sono solo gli ospedali dei missionari e delle diocesi a fornire le cure necessarie alla popolazione"

Lo ha affermato Papa Francesco nel messaggio per la Giornata mondiale del malato, che ricorrerà l’11 febbraio 2018

Papa Francesco

«Il servizio della Chiesa ai malati e a coloro che se ne prendono cura deve continuare con sempre rinnovato vigore, in fedeltà al mandato del Signore e seguendo l’esempio molto eloquente del suo Fondatore e Maestro». Inizia così il messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del malato, che si celebrerà l’11 febbraio 2018 sul tema “Ecco tuo figlio… Ecco tua madre”: «Parole queste – commenta Francesco -, che dimostrano come la croce non rappresenta una tragedia senza speranza, ma il luogo in cui Gesù mostra la sua gloria e lascia le sue estreme volontà d’amore, che diventano regole costitutive della comunità cristiana e della vita di ogni discepolo».

Le parole di Gesù, a detta del Papa, danno origine alla vocazione materna di Maria nei confronti di tutta l’umanità: «Lei – precisa il Pontefice – sarà in particolare la madre dei discepoli del suo Figlio e si prenderà cura di loro e del loro cammino. E noi sappiamo che la cura materna di un figlio, o una figlia, comprende sia gli aspetti materiali sia quelli spirituali della sua educazione. Il dolore indicibile della croce trafigge l’anima di Maria, ma non la paralizza. Al contrario, come Madre del Signore inizia per lei un nuovo cammino di donazione. Sulla croce Gesù si preoccupa della Chiesa e dell’umanità intera e Maria è chiamata a condividere questa stessa preoccupazione. Gli Atti degli Apostoli, descrivendo la grande effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, ci mostrano che Maria ha iniziato a svolgere il suo compito nella prima comunità della Chiesa. Un compito che non ha mai fine».

Da qui l’appello del Pontefice: «Come Maria – afferma -, i discepoli sono chiamati a prendersi cura gli uni degli altri, ma non solo. Essi sanno che il cuore di Gesù è aperto a tutti, senza esclusioni. A tutti dev’essere annunciato il Vangelo del Regno, e a tutti coloro che sono nel bisogno deve indirizzarsi la carità dei cristiani, semplicemente perché sono persone, figli di Dio».

Accogliendo Maria ai piedi della croce, spiega Francesco a proposito del tema della giornata, Giovanni, che raffigura la Chiesa, popolo messianico, riconosce Maria come propria madre, ma anche come modello del discepolato: «Perciò – sottolinea – la vocazione materna di Maria, la vocazione di cura per i suoi figli, passa a Giovanni e a tutta la Chiesa. La comunità tutta dei discepoli è coinvolta nella vocazione materna di Maria. Giovanni, come discepolo che ha condiviso tutto con Gesù – si legge ancora nel messaggio – sa che il Maestro vuole condurre tutti gli uomini all’incontro con il Padre. Egli può testimoniare che Gesù ha incontrato molte persone malate nello spirito, perché piene di orgoglio e malate nel corpo. A tutti Egli ha donato misericordia e perdono e ai malati anche guarigione fisica, segno della vita abbondante del Regno, dove ogni lacrima viene asciugata».

Successivamente Papa Bergoglio ricorda la ricchissima serie di iniziative a favore dei malati, che ha caratterizzato la comunità ecclesiale come frutto concreto della sua vocazione materna: «Quella della Chiesa a fianco dei malati – rilancia il Santo Padre – è una storia di dedizione che non va dimenticata. Questa storia di dedizione continua ancora oggi in tutto il mondo. Nei Paesi dove esistono sistemi di sanità pubblica sufficienti, il lavoro delle congregazioni cattoliche, delle diocesi e dei loro ospedali, oltre a fornire cure mediche di qualità, cerca di mettere la persona umana al centro del processo terapeutico e svolge ricerca scientifica nel rispetto della vita e dei valori morali cristiani. Nei Paesi dove i sistemi sanitari sono insufficienti o inesistenti, la Chiesa lavora per offrire alla gente quanto più è possibile per la cura della salute, per eliminare la mortalità infantile e debellare alcune malattie a larga diffusione. Ovunque essa cerca di curare, anche quando non è in grado di guarire». Per questo, secondo il Papa, l’immagine della Chiesa come ospedale da campo, accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita, è una realtà molto concreta: «Perché – ribadisce – in alcune parti del mondo sono solo gli ospedali dei missionari e delle diocesi a fornire le cure necessarie alla popolazione».

Ospedali cattolici che, per questo, vanno preservati dal rischio dell’aziendalismo: «Che in tutto il mondo – denuncia Papa Francesco – cerca di far entrare la cura della salute nell’ambito del mercato, finendo per scartare i poveri. L’eredità del passato aiuta a progettare bene il futuro, facendo memoria della lunga storia di servizio agli ammalati ed esortando a guardare al passato soprattutto per lasciarsene arricchire. La generosità fino al sacrificio totale di molti fondatori di istituti a servizio degli infermi; la creatività, suggerita dalla carità, di molte iniziative intraprese nel corso dei secoli; l’impegno nella ricerca scientifica, per offrire ai malati cure innovative e affidabili».

Il Pontefice sintetizza così l’eredità del passato da recuperare: «L’intelligenza organizzativa e la carità – il monito per l’oggi – esigono piuttosto che la persona del malato venga rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura. Questi orientamenti devono essere propri anche dei cristiani che operano nelle strutture pubbliche e che con il loro servizio sono chiamati a dare buona testimonianza del Vangelo».

Infine, vanno sostenute le cure che nelle famiglie vengono prestate agli ammalati: «La pastorale della salute – ribadisce – resta e resterà sempre un compito necessario ed essenziale, da vivere con rinnovato slancio a partire dalle comunità parrocchiali fino ai più eccellenti centri di cura. Non possiamo qui dimenticare la tenerezza e la perseveranza con cui molte famiglie seguono i propri figli, genitori e parenti, malati cronici o gravemente disabili. Le cure che sono prestate in famiglia, sono una testimonianza straordinaria di amore per la persona umana e vanno sostenute con adeguato riconoscimento e con politiche adeguate».

L’ultimo pensiero a quanti assistono i malati, tra cui medici e infermieri, sacerdoti, consacrati e volontari e familiari: «È una responsabilità condivisa – conclude – che arricchisce il valore del servizio quotidiano di ciascuno».

About Davide De Amicis (2654 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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