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“I migranti come Maria e Giuseppe: incompresi, temuti ed esclusi”

"Dio si è fatto finalmente uno di noi - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti -. Sentiamolo presente nella nostra storia, troveremo sicuramente consolazione e gioia nel sentirlo sempre al centro del nostro cuore e della nostra anima, perché Lui di questo cuore e di questa anima ha preso possesso"

Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la veglia di Natale nella chiesa dello Spirito Santo a Pescara

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, incensa l'effige del Bambinello

È stata aperta con l’antico canto della Calenda, ieri sera, la veglia di Natale presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, nella chiesa dello Spirito Santo a Pescara. Una celebrazione eucaristica, che ha rivissuto l’evento della Natività dal significato antico e sempre nuovo per l’umanità. La nascita di Gesù che non avviene nel clamore di Nazareth, in Galilea, ma nel paese sperduto di Betlemme, nella Giudea: «È lì – esordisce il presule – che Dio decide di mandare suo figlio, di farlo nascere dentro il mistero più oscuro della storia, servendosi del mistero più grande della storia, quell’Impero romano che – nella vita del Messia – addirittura lo avrebbe condannato a morte. Ma, servendosi di quei mezzi, Dio entra dentro la vicenda dell’umanità».

L’arcivescovo Valentinetti pronuncia l’omelia

Una vicenda singolare, quella di Maria e Giuseppe che partono da Nazareth con Maria che aspetta un bambino preannunciato dall’Angelo: «Comincia un lungo peregrinare di questa famiglia – ricorda l’arcivescovo Valentinetti – che, sappiamo bene, non si fermerà nella città di Betlemme, ma che da lì sarà portata in Egitto e dall’Egitto sarà riportata nella città di Nazareth».

Dunque, nell’oscurità di Betlemme, il cielo si squarcia e Gesù bambino viene alla luce: «Ma i destinatari di quell’annuncio – osserva l’arcivescovo di Pescara-Penne – non sono i potenti di questo mondo, non sono coloro che avevano organizzato – non sapendolo e non volendolo – questa nascita, ma sono dei pastori che albergavano fuori dalla città perché essi, probabilmente, vivendo costantemente a contatto con gli animali erano personaggi impuri e quindi non potevano accostarsi al consesso cittadino. Eppure a questi esclusi, a questi emarginati, a questi uomini che vivevano nella solitudine e nel silenzio, coltivando nel loro cuore un’attesa di redenzione e rivelazione d’amore, viene dato l’annuncio “Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi il Salvatore che è Gesù Cristo”».

I fedeli nella chiesa dello Spirito Santo

Ma guardando all’oggi, sono altri che mettono i piedi dove un tempo li hanno messi Maria e Giuseppe. Sono i migranti che anche monsignor Tommaso Valentinetti, facendo eco alle parole di Papa Francesco, ha paragonato al peregrinare della Sacra Famiglia: «Fratelli, sorelle – afferma – che sono migranti da un capo all’altro della terra, esclusi anch’essi, forse non capiti, molto spesso temuti e rifiutati. Non c’era posto per loro nell’albergo. Tanti fratelli e sorelle che non vogliono partire perché è loro volontà partire, ma per avere una vita migliore, per una pace più giusta, per un amore compreso e condiviso, per un amore ricongiunto di una famiglia che, probabilmente, è già lontana».

Ma, al di là di tutto, c’è la buona notizia di Dio che si è fatto uomo, si è fatto bambino: «E facendo eco alle parole di Paolo a Tito – aggiunge il presule – è apparsa in quel bambino la grazia di Dio, la condiscendenza di Dio verso l’umanità. Una condiscendenza che ci fa sentire la possibilità che quel Dio non parla più una lingua astrusa, non impone regole e basta, ma quel Dio è entrato dentro la nostra umanità, ha vagito, ha pianto, ha gioito, ha sorriso, ha abbracciato i fratelli e le sorelle che hanno accompagnato il suo cammino. Ha vissuto l’esperienza del dolore e della morte, ma quel Dio ha condiviso tutto della nostra umanità, della nostra povertà e della nostra sensibilità. Si è preso cura di altri malati, si è preso cura dei poveri, degli ultimi e degli abbandonati. Si è fatto finalmente uno di noi. Sentiamolo presente nella nostra storia, troveremo sicuramente consolazione e gioia nel sentirlo sempre al centro del nostro cuore e della nostra anima, perché Lui di questo cuore e di questa anima ha preso possesso».

About Davide De Amicis (2534 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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