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Persecuzioni: “3.066 cristiani uccisi nel mondo a causa della loro fede”

Secondo il Rapporto 2018 sono 15.540 gli edifici di cristiani attaccati (chiese, case private e negozi). Ma la persecuzione anti-cristiana “va ben oltre” questi numeri: la si legge anche nei 1.922 cristiani detenuti senza un processo, nei 1.252 rapiti, negli oltre mille stupri, così come nei 1.240 matrimoni forzati e nei 33.255 cristiani “fisicamente o mentalmente abusati”: «Sono tutte vite devastate - sottolinea Nani - a causa di una scelta di fede»

È emerso ieri nella presentazione del rapporto World List 2018 curato dall’associazione internazionale Porte aperte

«Cresce ancora la persecuzione anti-cristiana nel mondo in termini assoluti, oggi sono oltre 215 milioni i cristiani perseguitati». È il primo dato che ieri l’associazione internazionale Porte aperte, che lavora in 25 Paesi, ha evidenziato nel suo rapporto annuale, il World Watch List 2018 (riferita al periodo tra il 1° novembre 2016 e il 31 ottobre 2017). È la lista dei 50 Paesi dove i cristiani sono più perseguitati, vale a dire dove subiscono maltrattamenti come singoli o gruppi di persone a motivo della fede in Gesù, che possono andare dalla discriminazione culturale e sociale, al disconoscimento familiare, dalla privazione di lavoro e di reddito fino ad abusi fisici, torture, rapimenti, mutilazioni, distruzione di proprietà, imprigionamenti, assassini.

La testa di questa triste classifica è detenuta da Corea del Nord e Afghanistan. Nelle “top ten” ci sono però anche Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen e Iran. È in Pakistan che la persecuzione ha i connotati più violenti in assoluto. I Paesi europei nella lista sono la Turchia, al 31° posto, e l’Azerbaigian, al 45°. Colombia e Messico gli unici del continente americano.

Un’escalation di intolleranza è stata registrata in Libia e in India, dove a motivo della crescente influenza del radicalismo induista sono stati compiute aggressioni su oltre 24 mila cristiani indiani. Nel corso degli scorsi mesi sono peggiorate anche il Nepal (che è entrato quest’anno nella classifica ed è al 25° posto) e l’Azerbaigian: «L’oppressione islamica continua a essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani, non confermandosi solamente ma estendendo la sua morsa in varie aree – si legge nel World Watch List 2018 -. Ma aumenta anche il fattore nazionalismo religioso, come prorompente fonte di persecuzione anti-cristiana (e di altre minoranze)». È questo il caso dell’India: «L’intolleranza sociale e lo sfruttamento politico di tale intolleranza – spiega Cristian Nani, direttore di Porte aperte – sono il veleno di questo periodo storico».

Secondo il Rapporto 2018, 3.066 cristiani sono stati uccisi a causa della loro fede, 15.540 gli edifici di cristiani attaccati (chiese, case private e negozi). Ma la persecuzione anti-cristiana “va ben oltre” questi numeri: la si legge anche nei 1.922 cristiani detenuti senza un processo, nei 1.252 rapiti, negli oltre mille stupri, così come nei 1.240 matrimoni forzati e nei 33.255 cristiani “fisicamente o mentalmente abusati”: «Sono tutte vite devastate a causa di una scelta di fede – sottolinea Nani – . Si tratta di cifre che purtroppo sono da considerare punti di partenza, poiché potenzialmente enorme è la realtà sommersa dei crimini non denunciati o non registrati contro i cristiani in molti Paesi».

Secondo Porte aperte i cristiani perseguitati in Africa sono 81,14 milioni (38%), in Asia e Medio Oriente 113,31 milioni (53%), in America Latina 20,05 milioni (9%), nel resto del mondo 11.800 (0,01%). E dietro queste persecuzioni, secondo il rapporto, c’è una responsabilità ben definita: «Il crescente movimento islamista – osserva il World Watch List 2018 – diventa sempre più una minaccia per i cristiani e le altre comunità non musulmane in molte parti del mondo».

A tal proposito, vengono identificati cinque trend preoccupanti: la radicalizzazione delle aree dominate dall’islam in Africa e nel mondo musulmano non arabo asiatico; il divario sunniti-sciiti, che si scontrano soprattutto in Medio Oriente e Asia; l’espansionismo islamico in aree a prevalenza non musulmana (specie in Africa sub-sahariana, e Indonesia, Malesia, Brunei); la simultanea radicalizzazione ed espansionismo islamico, con il caso principale della Nigeria, e una pulizia etnica in base ad affiliazione religiosa, in evidente crescita in alcuni stati africani quali nordest del Kenya, della Nigeria, della Somalia e del Sudan. A colpire i cristiani in Asia è invece il nazionalismo religioso, paragonato a uno tsunami che “scuote il continente lasciandosi alle spalle distruzione e a volte morte”. L’India è di fatto il caso più preoccupante, seguito dal Nepal.

La tendenza si registra anche nel mondo buddista, dove si manifesta una persecuzione differente nelle espressioni ma, a detta dei ricercatori, crescente e più subdola: è il caso di Sri Lanka, Bhutan e Myanmar. Pesante è anche l’impatto dei nazionalismi ideologici in Cina, Vietnam e Laos dove l’ideologia comunista sembra riprendere vita. Il rapporto riconosce poi la “paranoia dittatoriale” come fonte principale di persecuzione in Paesi come la Corea del Nord e l’Eritrea; i cristiani in Messico e Colombia sono invece vittime di corruzione e crimine organizzato uniti ad antagonismo etnico. Buone notizie nel Rapporto sono il leggero miglioramento della situazione in Kenya ed Etiopia, e il calo notevole della violenza mirata contro i cristiani in Siria, in primo luogo per l’arretramento dell’Isis.

About Davide De Amicis (2612 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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