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Debito globale: “La soluzione è l’equità del commercio, più diritti ai lavoratori del Sud del mondo”

"Sul debito - precisa monsignor Valentinetti - non bisogna intervenire tanto con un soccorso caritatevole immediato, ma andando alla radice del problema per rimuoverne le cause. Visto che gli ultimi dati dicono che l’1% della popolazione mondiale, detiene l’80% delle ricchezze del mondo"

Lo ha affermato sabato a Pescara l’economista Leonardo Becchetti, intervenendo al Convegno internazionale “La questione del debito globale”

Ha puntato il dito contro le storture delle politiche economiche neoliberiste e della finanza speculativa degli ultimi decenni, capaci di generare disoccupazione, povertà e disuguaglianze crescenti con ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, il convegno internazionale dal tema “La questione del debito globale” che si è svolto sabato al Teatro Sant’Andrea di Pescara.

Un appuntamento, organizzato dal Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi e dall’arcidiocesi di Pescara-Penne, fortemente voluto dall’arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti per favorire la riflessione e stimolare un’inversione di tendenza in chi è chiamato ad amministrare la Cosa pubblica: «Il debito – premette il presule – è un problema centrale di tante situazioni di difficoltàÈ un’emergenza che ci deve far riflettere. Due anni fa da Genova è partita una bella riflessione e collaborazione tra mondo cattolico e mondo laico su questi temi, 15 anni dopo il G8 di Genova, riprendendo i contenuti della Laudato si di Papa Francesco. In occasione del Giubileo del 2000 si lanciò una campagna, anche come Conferenza episcopale italiana, perché il debito che gravava pesantemente su alcuni Paesi poveri potesse essere rimesso o azzerato. Si trattava di debiti inesigibili, molti, illegittimi, perché fondati su un’inequità. Debiti che sono anche incentivo all’emigrazione».

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Debiti che hanno una sola causa: «Tante situazioni di ingiustizia, povertà e fatica – denuncia l’arcivescovo di Pescara-Penne – dipendono da una cattiva gestione della finanza e, soprattutto, da una cattiva gestione del debito che è diventato enorme a livello italiano e mondiale, particolarmente per i Paesi poveri». Una problematica che, soprattutto dopo la crisi economica mondiale del 2008, ha coinvolto anche i Paesi sviluppati facendo naufragare il ceto medio nella povertà: «Sulla quale – precisa monsignor Valentinetti – non bisogna intervenire tanto con un soccorso caritatevole immediato, ma andando alla radice del problema per rimuoverne le cause. Visto che gli ultimi dati dicono che l’1% della popolazione mondiale, detiene l’80% delle ricchezze del mondo».

Una problematica mondiale, quella del debito pubblico e privato, non irrisolvibile: «La questione fondamentale per risolvere i problemi del mondo – spiega Leonardo Becchetti, economista dell’Università di Roma Tor Vergata – è l’equità del commercio. Dobbiamo alzare il costo del lavoro nei Paesi del sud mondo, per dare più diritti e dignità ai loro lavoratori. La strada per fare questo è il “Green e social consumption tax”. Questa è la battaglia per la sostenibilità sociale ed ambientale del commercio, contro il dumpig socio-ambientale (la delocalizzazione della produzione laddove il costo del lavoro è minore). Percorrendo questa strada, si riequilibrano i rapporti tra Paesi».

Il professor Becchetti ha poi compiuto una disamina dell’attuale modello economico: «Che – constata il docente di economia politica all’Università di Roma Tor Vergata – genera un sacco di profitti e una quantità di beni sempre più a costi ridotti provocando, tra l’altro, una contrazione dei salari e l’aumento della divaricazione tra bassa e alta qualifica. Un sistema che crea diseguaglianze».

In particolare, sono due i problemi che emergono: «Il primo – approfondisce Becchetti – è avere istituti finanziari che massimizzano il profitto, il cui ultimo interesse è fare presti ad artigiani e imprese medie. Per invertire la rotta, bisogna difendere la biodiversità bancaria con banche etiche, cooperative e non solo di grandi banche. In Italia, continua a scendere l’ammontare di credito alle piccole e medie imprese da 12 anni». Il secondo problema sono i conflitti distributivi enormi dentro le aziende, a causa degli stipendi dei manager legati a bonus che dipendono dai profitti».

Leonardo Becchetti, economista Università Roma Tor Vergata

Ma per l’economista, può esserci una finanza diversa: «Basta che la scegliamo – osserva -. Dobbiamo schiodare le nostre abitudini, il mondo non cambia se continuiamo ad andare nelle vecchie banche. Le banche etiche e sostenibili vincono su tutti i fronti il confronto con le altre, anche sugli utili». Un prodotto finanziario utile è poi il social impact bond (sib): «Che – spiega il professor Leonardo Becchetti – serve a gestire meglio i servizi pubblici, con più qualità e creando risparmi per lo Stato».

Inoltre, parlando di politica economica, l’accademico – rispetto al debito pubblico italiano – ha sottolineato la necessità di andare oltre il fiscal compact: «Un’assurdità – accusa – fondata su principi che non hanno alcun senso. Bisogna ridurre la spesa pubblica, riqualificandola e scegliendo quella ad alto moltiplicatore». Tra le proposte, anche il voucher universale per i servizi alle persone: «Di fatto – precisa – una detrazione fiscale per le spese per le relazioni».

L’economista ha anche invitato a riprendere il piano per la riduzione del debito, il piano Wyplosz, che è stato accantonato: «Attraverso questo piano – ricorda Becchetti -, la Banca centrale europea può ricomprare il debito estero di tutti i Paesi al 60% e ogni Paese lo trasforma in titoli a tasso zero, ripagando il debito alla Banca centrale europea con i guadagni del signoraggio. Non è una proposta eversiva di qualcuno, ma di un’importante economista. È tecnicamente possibile e avrebbe un forte impatto sulla riduzione del debito». Inoltre, l’economista ha denunciato «lo scandalo dei derivati sul debito».

Nutrito il pubblico presente al Teatro Sant’Andrea

Sull’argomento, comunque, sta nascendo una consapevolezza: «Finalmente si inizia a capire – osserva Massimo Pallottino, dell’area internazionale di Caritas italiana – che il tema della diseguaglianza indebolisce le persone e le comunità. La concentrazione economica è parallela ad una concentrazione di potere politico e sociale. I più poveri e i più vulnerabili, quelli che hanno più bisogno di un cambiamento, sono anche quelli che hanno meno possibilità di promuovere questo cambiamento».

Aprendo il suo intervento, Pallottino ha affermato l’interesse di tutto il mondo Caritas sul tema del debito, ricordando l’esperienza fatta durante il Giubileo del 2000: «Un’esperienza importante, grandiosa, di coinvolgimento per molti milioni di italiani – ricorda -. Si è trattato di “pura politica” –  riconosce, riferendosi alla campagna per la remissione del debito di Zambia e Guinea. Quello del debito è un tema che tocca veramente la vita delle persone, legato al tema della disuguaglianza, segno dell’ingiustizia globale. Un fenomeno che ha radici di decenni, che è stato trattato però con sufficienza. Osservare la povertà è necessario, ma farlo senza curarsi delle disuguaglianze è un po’ come ignorare le radici stesse della povertà. I segni della disuguaglianza sono ormai presenti dappertutto, la disuguaglianza produce il sentimento di chi si sente escluso e respinto, un sentimento che genera la rabbia».

Massimo Pallottino, Area internazionale Caritas italiana

Sono dunque i più poveri e vulnerabili a vedere compromessa la loro stessa sopravvivenza: «Lo sviluppo umano – rilancia il componente dell’Area internazionale di Caritas italiana – deve garantire la voce e la dignità di chi si trova ai margini. Non è un derby ricchi contro poveri, anche perché le sfide del pianeta interpellano tutti».

Quindi Pallottino ha richiamato l’importanza, le contraddizioni e alcuni contenuti dell’Agenda 2030, parlando dei meccanismi alla base delle ingiustizie, di quelli della finanza ombra, dell’aumento del debito e della modifica della sua composizione: «La disuguaglianza – sottolinea – rafforza il debito e il debito rafforza la disuguaglianza. Ma le risposte della comunità internazionale sono confuse. Non tutte le idee sono buonissime idee, rischiamo di proporre soluzioni che invece di risolvere la situazione del debito in futuro la aggraveranno. Il tema del debito è un tema di giustizia. Nei prossimi anni, servirà una mobilitazione simile a quella del 2000. Probabilmente questa è l’unica strada per realizzare uno sviluppo veramente umano».

Ma non tutti i debiti sono illegittimi: «Un debito oggi è legittimo – analizza Eric Toussaint, portavoce internazionale del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi (Cadtm) – se serve a risolvere la crisi umanitaria, sociale e economica, il cambiamento climatico e tutte le sfide che si presentano al mondo contemporaneo». Per Toussaint, però, perché il debito sia legittimo non basta conoscere le finalità per le quali lo Stato prende in prestito del denaro: «Bisogna capire – aggiunge – come questo debito viene contratto. Per esempio, emettere titoli sul mercato secondario non è etico, non è una forma per contrarre un debito legittimo». A questo punto, il portavoce internazionale del Cadtm ha spiegato cosa si intende per debito legittimo e illegittimo, legale e illegale: «Un debito – approfondisce – può essere considerato illegittimo pur essendo legale, perché favorisce gli interessi di una minoranza privilegiata della popolazione».

Eric Toussaint, portacovoce Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi

Toussaint ha poi raccontato il caso del Belgio: «Dove lo stato belga per salvare una banca – riporta – ha contratto un debito illegittimo e illegale, che poi è diventato legale dopo che retroattivamente è stata modificata una legge. Illegale è quindi quel debito che non rispetta l’ordine giuridico in vigore». Il portavoce del Cadtm ha parlato anche della dottrina del debito odioso e di quello insostenibile, passando poi in rassegna i vari debiti oggi presenti nel mondo: «C’è un aumento dei debiti privati illegittimi – racconta, riferendosi al caso degli agricoltori in India ma anche in Italia e Francia. Ci sono poi negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Giappone i debiti studenteschidi decine di migliaia di dollari (anche 30mila dollari) – che è il risultato della riforma degli studi secondari che dovrebbero essere gratuiti e che invece vengono fatti pagare. Ancora, i debiti ipotecari illegittimi».

Il tutto è partito con la crisi dei subprime del 2007-2008: «Lo scoppio della bolla – ricorda Eric Toussaintportò al fatto che 14 milioni di persone vennero espulse nel 2008 dalle loro case. In Spagna, per lo scoppio della bolla immobiliare del 2009-2010, furono 400 mila le famiglie espulse dai loro alloggi». Ma per affrontare la questione del debito uno strumento esiste e ha già portato a risultati positivi: «Uno strumento fondamentale – evidenzia il portavoce del Cadtm – è quello dell’audit con la partecipazione dei cittadini, come successo in Ecuador con le scelte del governo Correa che hanno portato ad una sospensione unilaterale del debito – con vantaggi per il Paese che ha potuto investire in scuola e sanità. In Grecia, invece, Tsipras non ha utilizzato i risultati della commissione di audit (valutazione), accettando le condizioni dell’Eurozona. Ma così facendo la Grecia non ha diminuito il debito, anzi è molto maggiore rispetto a quello di inizio crisi. Bisogna avere il coraggio disobbedire ai creditori ed essere costantemente mobilitati. In Italia è necessario continuare a discutere sull’argomento per trovare soluzioni che portino alla fine del debito illegittimo, pubblico e privato che sia».

Cristina Quintavalla, Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi

Al tal proposito, nel nostro Paese sono 270 i Comuni italiani che pare siano in predissesto e moltissimi, invece, quelli in sofferenza. Ne ha parlato Cristina Quintavalla di Cadtm Italia, soffermandosi sulle politiche di austerity in Italia con particolare attenzione al ruolo degli enti locali e alla loro situazione debitoria: «Gli effetti di queste politiche – osserva – si pagano maggiormente sui territori». La Quintavalla ha parlato di camicia di forza, in riferimento ai vincoli europei e a quelli del patto di stabilità: «Ciò – denuncia – ha significato un taglio dei trasferimenti per oltre 30 miliardi, una riduzione del fondo delle politiche sociali di circa il 58%, patto di stabilità interno, e una spendig review con vincoli di spesa. Non solo, nelle casse dei Comuni si annidano 5 milioni di euro non utilizzabili, ma le amministrazioni locali hanno aumentato la tassazione. I tributi locali hanno avuto i maggiori rincari dal 2008».

L’esperta ha anche evidenziato come gli enti territoriali, siano stati integrati in un processo di dismissione delle politiche pubbliche. Dopo aver parlato di alcune situazioni debitorie, come Torino, Roma, Parma, Napoli, il componente del Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi ha anche esplorato il governo del territorio nella formazione del debito: «C’è un ruolo centrale della speculazione edilizia – denota». Un’ultima riflessione, è stata dedicata all’integrazione dell’uomo indebitato nei circuiti di valorizzazione del capitale che avviene attraverso i poteri pubblici.

Danilo Corradi, Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi

Nella seconda parte, i lavori hanno esplorato l’ipotesi di un audit del debito pubblico italiano partendo dalle sue origini: «Storicamente – riflette Danilo Corradi, del Comitato nazionale per l’abolizione dei debiti illegittimi – non ha senso dire che siamo e siamo stati più spendaccioni rispetto agli altri Paesi». Lo ha dimostrato attraverso grafici e tabelle, riportando i dati del debito pubblico e della sua evoluzione nella storia d’Italia, paragonando l’andamento di spesa pubblica, occupazione nel settore pubblico, spesa nella sanità e per le pensioni, tassi d’interesse in Italia tra il 1960 e il 1995 con quelli di Stati Uniti, Francia e Germania: «Il motivo per cui si è formato un debito pubblico anomalo in Italia negli anni ’70 – spiega Corradi – è la differenza sulle entrate, non sulla spesa pubblica, rispetto agli altri Paesi. La spesa è stata mediamente inferiore a quella degli altri Paesi europei, ma ad essere inferiori sono state anche le entrate, addirittura di 10 punti percentuali rispetto a Francia e Germania. La causa, forse, sta nella politica di entrate fiscali blande rispetto ad altri Paesi europei e non è solo questione di evasione fiscale dei nostri connazionali».

Ma quali sono gli effetti del debito pubblico sulla nostra qualità della vita?: «Il debito pubblico – semplifica Francesco Gesualdi, del Centro nuovo modello di sviluppo – ci impoverisce perché aumentano le tasse e si riducono i servizi. Inoltre aggrava le disuguaglianze perché concentra i soldi di tutti nelle tasche di pochi, i più ricchi, con una sorta di redistribuzione alla rovescia. Ma rispetto ad una tematica che segna così tanto la vita delle persone, manca la consapevolezza generale perché la si ritiene una cosa lontana, difficile».

Francesco Gesualdi, Centro nuovo modello di nuovo sviluppo

Secondo Gesualdi, che ha cercato di spiegare come in Italia sia cresciuto l’indebitamento nonostante i risparmi sulla spesa pubblica, il nostro Paese è in condizione di schiavitù monetaria: «In Italia -spiega – ci siamo infognati per l’incapacità di pagare gli interessi sul debito pubblico. Nel 2017, il debito accumulato è stato di 2.250 miliardi di euro, con una spesa per interessi variabile tra i 70 e i 90 miliardi di euro l’anno».

Ad introdurre i due relatori è stato Marco Bersani, di Attac Italia, che ha parlato del debito pubblico italiano come di una questione ideologica costruita ad arte: «Oggi – conclude – parlare di annullamento del debito è un tabù, è una questione di cui non si può parlare perché dire “annulliamo il debito”, significa superare il modello attuale di sviluppo».

Tra l’altro il convegno internazionale di sabato, nella visita compiuta giovedì in Vaticano dall’arcivescovo Valentinetti con i familiari delle vittime di Rigopiano, ha ricevuto anche la benedizione di Papa Francesco: «Ha detto – racconta l’arcivescovo – che questa è la strada da seguire».

About Davide De Amicis (2556 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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