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Catechisti: “Niente lezioni, comunicate i gesti umani e la tenerezza di Gesù”

"Se non recuperiamo la metodologia dell’umanizzazione e della tenerezza - ammonisce monsignor Valentinetti -, il nostro messaggio resta muto. Può essere il messaggio più bello e significativo che possiamo inventarci, possiamo fare fantasmagorie di cartelloni, ma non servirà a niente se tutto questo non passa attraverso uno scambio di umanità di qualcuno che prende per mano la sorella, o il fratello, e gli dice “Vieni con me, ti farò vedere dove abita il Maestro”

Lo ha affermato domenica l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la Santa messa alla Giornata diocesana per catechisti ed educatori

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, presiede la Santa messa

È stata l’occasione per rivolgere ai catechisti e agli educatori presenti un richiamo metodologico, la Santa messa presieduta domenica pomeriggio dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti, al termine della Giornata diocesana loro dedicata, che si è svolta all’Istituto Nostra Signora di Pescara, dal tema “Abitare se stessi”.

Un’opportunità resa tale dal Vangelo di Marco, al centro della quinta domenica del tempo ordinario, in cui i primi discepoli Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni avevano vissuto una giornata di predicazione al Tempio con Gesù e con Lui, al termine, si recano a casa di Simon Pietro: «Dove trova la suocera a letto con la febbre – racconta il presule -. Ebbene, Gesù compie un gesto umanissimo. Prende per mano questa donna, la fa alzare e immediatamente – dice il testo – la febbre la lascia ed ella si mette a servirli».

I catechisti e gli educatori presenti alla giornata

Da qui la nota metodologica: «La metodologia catechistica che dobbiamo sempre rispolverare – raccomanda l’arcivescovo Valentinetti – sono i gesti umanissimi che parlano attraverso la nostra umanità. Fare catechismo solo con l’idea di fare una lezione, per comunicare l’idea stessa o perché ci sia una spolveratina teologica nella mente e nell’anima dei nostri giovani e dei nostri ragazzi, serve a poco o a niente. Dobbiamo ricomunicare dei gesti umani, dobbiamo ricomunicare la metodologia della tenerezza di Gesù, perché se non recuperiamo la metodologia dell’umanizzazione e della tenerezza, il nostro messaggio resta muto. Può essere il messaggio più bello e significativo che possiamo inventarci, possiamo fare fantasmagorie di cartelloni, ma non servirà a niente se tutto questo non passerà attraverso uno scambio di umanità di qualcuno che prende per mano la sorella o il fratello, e gli dice “Vieni con me, ti farò vedere dove abita il Maestro”».

A tal proposito, monsignor Valentinetti ha citato anche il Vangelo della domenica precedente “Venite e vedete”: «Ecco l’esperienza metodologica che dobbiamo recuperare – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne – e che ci dà la possibilità di accompagnare coloro che hanno malattie spirituali, come quella dell’inadempienza educativa – da un punto di vista della fede – all’interno delle famiglie. Pensiamo all’inadempienza educativa, o controeducativa, che i ragazzi ricevono costantemente attraverso i mezzi di comunicazione sociale, internet e quant’altro, dove – liberi di scorrazzare nella rete – fanno scempio della loro anima. Lì c’è un demonio da togliere, c’è da fare una liberazione dai demoni così come la faceva Gesù. Con questo non voglio demonizzare i mezzi di comunicazione sociale, anch’essi sono utili per la comunicazione del Vangelo, ma deve passare tutto attraverso la nostra umanità e la nostra preghiera».

Un momento del deserto

Comunque, il catechista e l’educatore sono due figure molto cercate, ma è necessario fare attenzione: «Tutti ci cercano – ammonisce monsignor Tommaso Valentinetti -, il parroco, gli altri catechisti e i ragazzi, ma non devono farlo perché siamo belli o alla moda, ma devono cercarci perché in noi intravedono qualcosa di alto, perché intravedono – in filigrana – il volto di Gesù umanamente presente e divinamente operante».

Del resto, la vocazione del catechista e dell’educatore è fondamentale: «Sapete – ricorda l’arcivescovo Valentinetti -, il vescovo è il primo catechista. Voi siete catechisti con me e ci viene chiesto di farci tutto a tutti, di usare tutte le attenzioni, le metodologie e le situazioni possibili, perché il Vangelo – che ci brucia dentro o per lo meno dovrebbe farlo – sia annunciato e gridato a tutti nella sua integralità».

Da qui l’auspicio finale: «Ci aiuti la grazia del Signore – auspica il presule – a vivere con questi sentimenti e se non ne siamo capaci, o ci troviamo mancanti, il versetto del salmo responsoriale sicuramente ci aiuterà “Risanaci, Signore, Dio della vita”».

Massimiliano Petricca, direttore Ufficio catechistico diocesano

Una giornata, quella organizzata dall’Ufficio catechistico diocesano, dai tratti spirituali: «Non abbiamo voluto dare all’appuntamento un taglio formativo – spiega Massimiliano Petricca, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano – e approfittando del tema diocesano “Abitare”, abbiamo voluto declinarlo facendo compiere ai partecipanti un viaggio alla riscoperta di se stessi».

Un viaggio compiuto grazie ad una lectio divina che ha approfondito una lettura del profeta Osea (2, 16-22), seguita da un momento di deserto concluso con una condivisione in gruppi: «Per incontrare l’Amato – puntualizza Petricca – farci rinnamorare, lasciarci conquistare da Lui e ridonarlo agli altri mediante il servizio di catechisti o educatori, secondo come il Signore ci ha chiamati a mettere in pratica il Vangelo».

About Davide De Amicis (2559 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista pubblicista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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