Ultime notizie

Un libro in biblioteca? Sì, grazie!

Quando le biblioteche divengono aule studio e gli studenti ... studiano (e basta!)

Sul quotidiano Il Centro di mercoledì 28 febbraio è stato pubblicato un articolo nel quale si fa riferimento a una richiesta degli studenti dell’Università di Pescara di nuove aule studio, da utilizzare durante i giorni festivi: la lettura mi ha provocato una profonda tristezza, non tanto per la situazione delle aule studio a Pescara, quanto per lo stato penoso in cui versano l’istruzione e nello specifico le biblioteche oggi sul nostro territorio.

Studenti in un’aula studio

Innanzitutto la richiesta degli studenti ha certificato una volta di più che lo studio in Italia ha oramai perso tutta la sua carica «umanizzante», di percorso formativo totale, divenendo semplice strumento per arrivare a “saper fare” e quindi a un titolo, che (teoricamente) dovrebbe portare ad un posto di lavoro e permettere poi il raggiungimento di quel godimento che il mercato e il discorso del capitalista offrono (direi impongono) illimitatamente; siamo davanti a «una pedagogia neoliberale che riduce la Scuola a un’ azienda che mira a produrre competenze efficienti adeguate al proprio sistema […]. Si sacrifica volentieri ogni riferimento alla pratica educativa per enfatizzare un principio di prestazione (o una “filosofia” delle competenze), elevato alla dignità dell’Ideale dell’ Io» (M. Recalcati, L’ora di lezione, Einaudi 2014).

In questo contesto le biblioteche sono svuotate della loro caratteristiche per divenire dei semplici spazi fisici, in cui sedersi col proprio libro e non essere disturbati (e infatti si chiedono aule studio, non biblioteche); i libri sugli scaffali divengono semplicemente il perimetro che delinea l’area in cui si è, a volte creando più un senso di soffocamento che di fascino. Sa di vecchia utopia quanto proponeva qualche anno fa Antonella Agnoli ne Le piazze del sapere (Laterza, 20143) per le biblioteche: «devono sorprendere, affascinare, trattenere i cittadini […] Devono essere possibili “esperienze che ci commuovono”».

I libri delle biblioteche hanno smarrito il loro fascino perché non vengono più considerati come opportunità per fare esperienza dell’Altro, come chiave per entrare in mondi diversi dal proprio per poi uscirne arricchiti. In biblioteca non si passeggia più, non si leggono i titoli sui dorsi, aspettando di fare quella scoperta in grado di attirare l’attenzione; e questo vale anche per gli studenti universitari che hanno perso la voglia di avventurarsi nei loro campi di studi per leggere “quello che non dicono”, rimanendo schiavi della “bibliografia di riferimento”.

La perdita di una dimensione relazionale con il libro è uno dei portati di quello che la stessa Agnoli definiva come «individualismo di massa»: ognuno pensa solo a se stesso e a come arrivare a soddisfare i propri bisogni nel più breve tempo possibile. Non c’è tempo per leggere, non c’è tempo per farsi sedurre da una biblioteca, in definitiva non c’è proprio più il desiderio, inteso come «esperienza dell’Alterità».

Non è questa la sede per individuare colpevoli e/o soluzioni, ma forse per provare a dare una svolta bisognerebbe tornare a sognare, a guardare al di là del proprio Io e magari riprendere quel vecchio slogan del maggio francese: «Siate realisti, chiedete l’impossibile».

About Luca Mazzocchetti (20 Articles)
Nato il 2 luglio del 1985. Studia Lettere moderne all'Università "G. D'Annunzio"di Chieti e poi Didattica dell'italiano come L2 e LS presso la Facoltà di Lingue e letterature straniere nella sede di Pescara della stessa Università. Ora alla Scuola vaticana di biblioteconomia. Docente di Metodologia presso l'ISSR "G. Toniolo" di Pescara e direttore della biblioteca "Carlo Maria Martini" dell'Arcidiocesi di Pescara - Penne.