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Senzatetto morti: “Guardiamo a Gesù per ridare dignità all’uomo che soffre”

"La morte di ciascuno di loro - sottolinea Gilberto Grasso, della Comunità di Sant’Egidio - è una ferita per tutti noi. La nostra presenza qui vuole essere un segno di fedeltà all’amicizia per coloro che, in questa città, vivono una condizione difficile, senza casa e spesso senza affetti"

Lo ha affermato ieri Padre Albert Sedogo, cappellano dell’Ospedale di Pescara, celebrando la liturgia eucaristica al Santuario del Cuore immacolato di Maria

Padre Albert Sedogo, cappellano dell'Ospedale Civile di Pescara

A nove anni dalla morte di Emilio, un senzatetto stroncato dal freddo e dalla vita all’addiaccio sulle strade di Pescara, ieri la Comunità di Sant’Egidio è tornata a ricordare tutti i senzatetto che hanno perso la vita a causa della loro condizione.

Lo ha fatto attraverso una celebrazione eucaristica, presieduta dal cappellano dell’Ospedale Civile Padre Albert Sedogo presso il Santuario del Cuore immacolato di Maria a Pescara: «Ricordiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle – afferma il celebrante – che, per un motivo o per un altro, si sono ritrovati per strada e sono morti. È questo il segno della nostra grave e grande incapacità di risolvere i problemi dell’umanità. È grave perché, a volte, non ci pensiamo, ma quello che è successo a quel fratello poteva succedere anche a me. Oppure non ci importa di quello che gli è accaduto, del perché si trova in strada in quelle condizioni, e questo spiega ancora la nostra incapacità e la nostra fragilità».

Le candele accese dai fedeli in memoria dei senzatetto scomparsi

Ma l’antidoto a tutto questo, può arrivare prendendo spunto dal Vangelo di ieri: «“Vogliamo vedere Gesù” – cita Padre Albert -. Chiediamo questa grazia di nutrire il nostro cuore da questa fame di vedere Gesù, che sta sulla strada e può farci capire come fare per ridare dignità all’uomo che soffre, all’uomo che muore senza nessuno».

Da qui un appello: «Preghiamo per accompagnare i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono morti sulla strada e che sono sulla strada – chiede il presbitero – e possiamo ricordarci che anche noi siamo sulla strada in questo mondo. Un mondo che non ci appartiene, perché la nostra dimora non è quaggiù e allora pensiamo a quella che sarà nella casa del Padre – alla nostra accoglienza nella casa del Padre – e chiediamo a Gesù la grazia dell’obbedienza».

Al termine dell’omelia, sono stati scanditi i nomi dei senza fissa dimora morti a causa del freddo e per ognuno di loro, un fedele ha accesso un cero posto su di un candelabro ai piedi dell’altare. Un momento toccante, carico di raccoglimento e preghiera, durante il quale sono risuonati anche i nomi di tre senzatetto morti nel capoluogo adriatico a causa del freddo.

Gilberto Grasso, Comunità di Sant’Egidio

Leslaw morto il 13 dicembre 2015 in una casa abbandonata, Pawel morto di freddo il 19 dicembre 2010 e un ragazzo sconosciuto, deceduto nel 2009 nella solitudine e nella disperazione: «La morte di ciascuno di loro – sottolinea Gilberto Grasso, della Comunità di Sant’Egidio – è una ferita per tutti noi. La nostra presenza qui vuole essere un segno di fedeltà all’amicizia per coloro che, in questa città, vivono una condizione difficile, senza casa e spesso senza affetti. Questa memoria consola profondamente ciascuno di noi, perché ci fa sentire che la solitudine, l’abbandono, la morte non sono l’ultima parola perché il Signore ama la vita di ciascuno di noi e non ci dimenticherà mai. E l’amicizia che viviamo è un tesoro di cui essere sempre grati e che ci aiuta a vivere, perché l’amicizia con i poveri del Vangelo ci salva dall’indifferenza, dal pregiudizio e dalla paura e ci aiuta a trovare la verità. Per questo vogliamo pregare e ringraziare insieme il Signore».

About Davide De Amicis (2703 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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