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L’affiancamento familiare inserito nel Piano sociale del Comune di Pescara

"Il vero capitale che abbiamo messo al centro - conclude don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne - non è il denaro, ma la relazione. In questo momento di crisi o ripartiamo dalle relazioni, oppure ci perderemo di vista"

È questo il risultato ottenuto dal progetto Una famiglia per una famiglia, promosso da Fondazione Paideia e Caritas, sperimentato per tre anni

Da sperimentazione a prassi consolidata per il Comune di Pescara. Ne ha fatta di strada il progetto di affiancamento familiare “Una famiglia per una famiglia”, promosso dalla Fondazione Paideia di Torino e avviato nel 2015 dall’amministrazione comunale pescaresein partnership con la Asl e la Fondazione Caritas onlus – in collaborazione con i consultori familiari Cif e Ucipem e con altre associazioni del territorio.

Liviana Leone, assistente sociale del Comune di Pescara

Il progetto, che ha appena visto concludere la sua fase sperimentale con un convegno svoltosi ieri nella sala convegni del Centro Adriatico della Fondazione Paolo VI a Pescara, consiste nell’affiancare ad una famiglia che vive un periodo critico un’altra famiglia che la supporta. Entrambe, monitorate da un tutor che fa da tramite anche con gli enti preposti, sottoscrivono un patto di solidarietà per un tempo definito. A Pescara, dunque, sono stati otto gli affiancamenti realizzati, su segnalazione di realtà come la Cooperativa Orizzonte e il Centro di ascolto della Caritas diocesana: «Con questo numero importante – spiega Liviana Leone, assistente sociale del Comune di Pescara -, il progetto è apparso come una sfida che abbiamo accolto riuscendo a superare il concetto emergenziale e riparativo adottato in precedenza per la tutela dei minori, puntando sulla prevenzione e andando a intercettare la fragilità della famiglie laddove, spesso, la tendenza è a fare da soli».

E i risultati positivi si sono visti sulle famiglie affiancate, come nel caso di Grazia con suo figlio Piermattia: «Dopo la separazione – racconta – mi sono ritrovata sola con mio figlio di 10 anni. Così mi sono rivolta alla rete dei Servizi sociali e ho richiesto l’affiancamento di una famiglia, ovvero Francesca con suo figlio Patrizio, che poi era simile alla mia. All’inizio ero un po’ perplessa, non conoscendo l’altra famiglia, ma poi ho visto che frequentandola mio figlio diventava più autonomo, perché prima c’ero sempre io mentre ora si è potuto staccare un po’ da me confrontandosi al di fuori. Spero che il progetto abbia un seguito, essendo utile a quelle famiglie che rimangono chiuse in se stesse e che, invece, dovrebbero imparare ad avvalersi dei servizi offerti. Abbiamo bisogno degli altri, da soli non andiamo da nessuna parte».

Anche le famiglie affiancanti, sono rimaste entusiaste dalla loro esperienza di vicinanza: «Avevamo visto il manifesto del mese dell’affido – raccontano Debora e Luigie abbiamo visto che c’era la possibilità di dare una mano, grazie a un corso bellissimo che ci ha fatto capire come la cosa fosse alla nostra portata. Abbiamo affiancato una ragazza ghanese, con sua figlia, aiutandola ad integrarsi nel tessuto sociale italiano. Quest’esperienza ci ha aiutato a stare insieme anche di più noi come famiglia, cosa che facevamo poco. Abbiamo capito che la famiglia è sempre una famiglia e che si può essere felici con poco». E anche Debora e Luigi non pensano alla scadenza del progetto: «Una volta partiti – confermano – tutto si basa sul rapporto instaurato, che andrà avanti».

Massimo Marcucci, tutor

Buono il riscontro anche da parte dei tutor: «Tenere le fila tra la famiglia affiancante, quella affiancata e i servizi sociali – sottolinea Massimo Marcucci, uno dei tutor – è un lavoro da fare dietro le quinte, ma è importante. All’inizio credevo che l’affiancamento fosse una forma di supporto troppo leggera, mentre in realtà è molto utile e andrebbe potenziato».

Martina Pasta, psicologa della Fondazione Caritas onlus

Tutto questo è stato frutto di un gruppo di lavoro, che si è incontrato costantemente durante l’intero arco temporale della sperimentazione: «Un gruppo tecnico – precisa Martina Pasta, psicologa della Fondazione Caritas onlus – che ha dovuto sperimentare una metodologia, in parte, nuova che è stata poi calata sul territorio. Per farlo, abbiamo dovuto cercare di utilizzare un linguaggio comune per essere ponte fra tutte le diversità presenti, che creavano ostacoli».

Antonella Allegrino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Pescara

Un percorso positivo che ha quindi portato il progetto Una famiglia per una famiglia, ad essere definitivamente approvato dal Comune di Pescara: «Dopo averne ascoltato le testimonianze e averne registrato gli esiti positivi – annuncia Antonella Allegrino, assessore comunale alle Politiche sociali -, abbiamo ritenuto opportuno inserire questa buona prassi nel nuovo Piano sociale comunale, approvato nell’ottobre 2017, che nei prossimi anni rappresenterà la modalità con cui il Comune di Pescara gestirà i Servizi sociali. Un progetto che inseriremo anche nel Centro servizi famiglia, che apriremo in aprile, il quale sarà il punto di riferimento per le famiglie che manifestano delle fragilità e hanno bisogno di essere sostenute. Questa volontà di sostenere la famiglia, come nucleo fondante e fondamentale della nostra società, si basa sulla necessità e sull’opportunità di fornire servizi sulla formazione, il sostegno alla genitorialità di cui il progetto Una famiglia per una famiglia è un esempio concreto».

Marinella Sclocco, assessore regionale alle Politiche Sociali

Un progetto che ha ispirato anche la Regione Abruzzo: «Anche grazie a questa iniziativa – afferma Marinella Sclocco, assessore regionale alle Politiche sociali – due anni fa abbiamo stilato la delibera che ha istituito il Mese regionale dell’affido, a ottobre, per sensibilizzare i territori e i Comuni a questo strumento. Molti sindaci, infatti, ricevendo all’improvviso dai Tribunali i decreti di allontanamento dei minori dalla famiglia, vanno nel panico e l’unico strumento velocemente applicabile è quello di inviarli in case famiglia che, per quanto attrezzate, non sono come una vera famiglia. Per questo pubblicheremo presto un avviso di un progetto, denominato Care family e finanziato da Fondi Fse per 3 milioni di euro, nel quale tra le azioni previste ci saranno proprio l’affido e l’affiancamento familiare».

don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne

Sono questi chiari esempi di welfare generativo: «Il vero capitale che abbiamo messo al centro – conclude don Marco Pagniello, direttore della Caritas diocesana di Pescara-Penne – non è il denaro, ma la relazione. In questo momento di crisi o ripartiamo dalle relazioni, oppure ci perderemo di vista».

About Davide De Amicis (2747 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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