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“Gesù trasforma la sua passione, e quella degli uomini, in paradiso”

"Guardando alle nostre ferite e ai nostri peccati - esorta monsignor Valentinetti -, non abbiamo a scoraggiarci, non abbiamo a disperarci, ma fissando fortemente lo sguardo in Gesù - autore e perfezionatore della nostra fede, come dice la lettera agli ebrei - venendo ai piedi dell’altare a dare un bacio a quella croce, ripetiamo il nostro “Sì, o Signore, solo per te, solo per amore, con tutto l’amore, anche con quello di cui non siamo capaci e con tutto l’amore per quelli che non ti sanno amare, per quelli che sono lontani dal tuo amore perché tutto e tutti, o Signore, Tu possa ancora abbracciare”

Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la liturgia della passione di Cristo a Pescara

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

È stata il Vangelo della Passione di Cristo secondo Giovanni, ieri pomeriggio, a fare da sfondo alla celebrazione del Venerdì santopresieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti – nel Santuario della Divina Misericordia di Pescara: «Un Vangelo sempre denso di emozione – esordisce il presule nell’omelia – perché ci fa ripercorrere, come gli altri, gli eventi finali della vita di Gesù. Ma il Vangelo di Giovanni riesce, più degli altri vangeli, a dare una visione teologica e – se volete – gloriosa a questo evento della passione e della morte di Gesù in croce. Nel Vangelo di Marco la passione e la morte vengono raccontare con un urlo, Gesù urla e muore sulla croce, mentre con la narrazione giovannea noi vediamo che questa morte è dolce, quasi un addormentarsi nella morte, tanto che Gesù fa in tempo a dire alcune parole importante come “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”».

Tutto questo perché l’evangelista Giovanni ci dice una grande verità: «La passione di Cristo – spiega l’arcivescovo Valentinetti – è capace di ripercorrere la storia di ogni uomo e creatura che vive sulla faccia della terra, la storia di tutte le sofferenze degli uomini e delle donne che vivono esperienze umane e riassumerle tutte insieme. E in questo riassumere tutte le passioni del mondo, Gesù riesce a trasformare tutta la sua passione e tutta la passione degli uomini del mondo in eternità o, se volete, in paradiso. È questa la grande certezza che portiamo nel cuore quest’oggi, giorno particolarissimo dell’anno liturgico, dove, proprio attraverso la penitenza del corpo digiuno, siamo chiamati a riflettere profondamente in noi stessi. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, qual è la nostra storia, qual è la storia della nostra famiglia e sentire fortemente dentro di noi questo mistero d’amore di Cristo, che ci avvince e che è in contraddizione con il grande mistero del peccato, che pure abita dentro il nostro cuore».

Ma in questa lotta interiore, non abbiamo altra scelta: «Se non quella di approfittare – esorta l’arcivescovo di Pescara-Penne – del tesoro di Cristo, con la sua passione, morte e resurrezione, perché la vita di ogni uomo diventi vita da risorto, piena di speranza, di gioia e di pace. Guardando alle nostre ferite e ai nostri peccati, non abbiamo a scoraggiarci, non abbiamo a disperarci, ma fissando fortemente lo sguardo in Gesù – autore e perfezionatore della nostra fede, come dice la lettera agli ebrei – venendo ai piedi dell’altare a dare un bacio a quella croce, ripetiamo il nostro “Sì, o Signore, solo per te, solo per amore, con tutto l’amore, anche con quello di cui non siamo capaci e con tutto l’amore per quelli che non ti sanno amare, per quelli che sono lontani dal tuo amore perché tutto e tutti, o Signore, Tu possa ancora abbracciare”».

Un’immagine della processione del Cristo morto

Al termine della processione, ha avuto luogo la processione del Cristo morto attraverso le vie centrali di Pescara – Corso Umberto, via Nicola Fabrizi, via Venezia, Corso Vittorio Emanuele, piazza Duca D’Aosta, Ponte Risorgimento, piazza Unione, viale Marconi, via Conte di Ruvo – fino a terminare nella Cattedrale di San Cetteo, dove monsignor Valentinetti ha concluso il rito con un’ultima riflessione: «Abbiamo seguito i simulacri della passione, non ultimo l’immagine di Gesù morto e della Vergine addolorata, dove ognuno di noi può ritrovare la sua vita, le sue esperienze, le sue piccole vittorie interiori, ma anche i suoi peccati, le sue mancanze e i suoi tradimenti. La flagellazione di Gesù a causa delle nostre manchevolezze, la corona di spine l’averlo abbandonato, lasciato e credo che ognuno di noi, alla fine di questa serata, possa fare un esame di coscienza. Ma la certezza è che, qualunque possa essere la nostra mancanza e il nostro peccato, la misericordia del Signore è molto più grande».

Una misericordia che ci previene: «Che sta davanti a noi – precisa il presule – e che ci colma della rugiada, della benevolenza e della serenità. Ma se in questi simulacri della passione possiamo scorgere la nostra vita, forse, nei simulacri della passione tanti popoli, nazioni, situazioni difficili, possono ritrovare la propria immagine. Penso, in particolare, ai cristiani perseguitati in varie parti del mondo, a coloro che non hanno la libertà religiosa, a coloro che per la fede devono ancora nascondersi nelle catacombe. Ma penso anche a tutti i perseguitati politici, a chi per le proprie idee viene escluso, allontanato, perché non può esprimere la propria opinione e la propria voce. Penso anche alle tante beghe, piccole e grandi, di carattere internazionale che, purtroppo, molte volte inquinano il mondo intero. Penso ai grandi peccati di una finanza, che non riesce a scorgere il bene dell’uomo ma pensa solo al profitto».

Dunque, così come ci sono i peccati personali, ci sono anche i peccati collettivi: «E quante volte – ammonisce monsignor Tommaso Valentinetti – anche noi siamo omissivi nei confronti di questi peccati. Il Signore ci illumini, ci faccia capire qual è la verità, ci faccia comprendere quali sono le strade migliori per il bene nostro personale e per il bene di tutta l’umanità». Ma questi ragionamenti, a detta dell’arcivescovo, devono andare ben oltre il nostro piccolo orticello: «Il mondo ormai è planetario – constata monsignor Valentinetti -, ormai la globalizzazione afferra tutti i grandi problemi dell’umanità e che, ancora una volta, vedono un’umanità a due marce. Il 20% di ricchi e l’80% di poveri».

Da qui un auspicio: «Possa essere un’umanità – afferma l’arcivescovo di Pescara-Penne – che comprenda, una volta per sempre, che o ci salviamo insieme o non si salva nessuno. Non vuole essere una triste profezia, questa, ma vuole essere un moto del cuore perché si prenda coscienza dei problemi piccoli, ma anche dei problemi grandi e che, mutuando realtà che si intersecano inevitabilmente, noi possiamo dire le nostre parole da credenti. Parole di fede, di giustizia, d’amore, di verità. Pilato rispose a Gesù “Cos’è la verità?” Bene, già lui che rappresentava il potere pensava che la verità potesse essere misconosciuta. Ci dice Gesù che la verità va gridata sui tetti». Infine, ancora un auspicio: «Ci assista – conclude – la penitenza di questo cammino che abbiamo fatto insieme».

About Davide De Amicis (3020 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato è stato direttore responsabile della testata giornalistica online Jlive radio, ha collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" e sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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