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“La forza della resurrezione di Cristo è la verità assoluta che ci guida”

"Se la grande pietra della resurrezione l’ha rovesciata Gesù - osserva monsignor Valentinetti -, a noi spetta creare situazioni di resurrezione nelle nostre vite personali, nelle nostre famiglie, nella nostra società, nella nostra parrocchia, nella nostra Chiesa diocesana, nella nostra regione, nazione, nel mondo intero. Ecco il fermento della fede, quel germe nuovo che cresce e si edifica e matura dentro la storia dell’umanità"

Lo ha affermato sabato sera l’arcivescovo Valentinetti, presiedendo la veglia pasquale nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Montesilvano

L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia

Maria di Magdala e Maria madre di Giacomo e di Salome, al primo giorno della settimana, vanno al sepolcro per ungere con olii aromatici il corpo di Gesù, ma avevano visto già rotolata la grande pietra all’imboccatura del sepolcro. Ha avuto inizio da questa perplessità la riflessione posta sabato sera, nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova di Montesilvano, dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti nell’ambito dell’omelia della veglia pasquale incentrata sul Vangelo di Marco, concelebrata dal parroco don Fernando Pallini e dal vicario parrocchiale don Nazzareno Romano.

L’altare con i concelebranti

Una pietra che è divenuta la metafora di ciò che opprime ognuno di noi: «Quanto significato dietro questa pietra! – esordisce il presule – La pietra dello scoraggiamento, dell’afflizione, della sofferenza, della disillusione, della fatica, del tradimento, della morte. Ma chi potrà rotolare via tutta questa pietra? Chi è in grado di poterla distruggere? Solo uno, colui che aveva fatto tutte le cose, colui che aveva fatto uscire Israele dall’Egitto, colui che aveva fatto meraviglie di grazie per quel suo popolo e che poteva fare anche questa meraviglia. Quel Figlio poteva essere preso dalla tomba e lui sì, il Padre, lo aveva fatto risorgere e quella pietra era stata rotolata».

E con la pietra fisica, sono state rotolate via anche le altre pietre dell’infinito: «Del pessimismo – osserva l’arcivescovo Valentinetti -, della morte, dell’insuccesso, perché tutte le pietre negative venivano in quel momento annientate e la vita vinceva sulla morte. E fratelli, sorelle, la vita vince sulla morte, può vincere. È questa la grande speranza che portiamo nel cuore, perché siamo destinati a questa eternità, a questa vita non verso la morte, ma verso la vita eterna».

La parrocchia di Sant’Antonio gremita dai fedeli dopo la benedizione del fuoco

Prima, però, bisogna prima fare i conti con la paura, proprio come fecero Maria di Magdala e Maria madre di Giacomo e di Salome alle prese con il giovane – con la veste bianca – visto alla destra del sepolcro: «Loro ebbero paura – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne -. Perché la paura? Essa è la negatività totale della nostra esistenza e del nostro cristianesimo. Il credente, il cristiano, non ha mai paura. Non ha paura di niente, di nessuno, non ha paura del demonio, non ha paura del peccato perché la grazia che porta nel cuore, la forza della resurrezione di Cristo – simboleggiata da questa luce che splende accanto a questo ambone (il cero pasquale), la luce di Cristo accanto alla luce della Parola – è la verità assoluta che guida tutta la nostra vita e tutta la nostra esistenza, non la paura».

Ciononostante molte volte, nella nostra storia personale, avremo a che fare con le tante pietre che dovremo rovesciare: «Anche noi, – conferma monsignor Tommaso Valentinetti – perché se la grande pietra della resurrezione l’ha rovesciata Gesù, a noi spetta creare situazioni di resurrezione nelle nostre vite personali, nelle nostre famiglie, nella nostra società, nella nostra parrocchia, nella nostra Chiesa diocesana, nella nostra regione, nazione, nel mondo intero. Ecco il fermento della fede, quel germe nuovo che cresce e si edifica e matura dentro la storia dell’umanità. E il cristiano è quel seme mescolato dentro la storia dell’umanità, perché possa produrre la generazione nuova e l’uomo nuovo».

La parrocchia di S. Antonio di Padova in Montesilvano

Un processo, questo, non facile da attuare: «Ma dobbiamo avere il coraggio – esorta il presule – di essere realmente operativi innanzitutto rientrando in noi stessi, distruggendo le pietre del buonismo, dell’indifferenza, della disillusione, distruggendo le pietre dell’autoreferenzialità, della fatica e tante altre ancora, ma distruggendo queste pietre noi saremo con Cristo e portati da Cristo verso questa bellezza eterna, che sarà la gioia per noi e per tutti».

In conclusione, l’arcivescovo ha invitato i fedeli a non lasciarsi prendere dallo scoraggiamento: «Papa Francesco venerdì – ricorda -, commentando la Via Crucis, ha detto che stiamo consegnando ai giovani un mondo frammentato. Quanto è vero! Ma noi abbiamo la speranza, ancora una volta – così come nella speranza si concludeva la sua preghiera – che questo mondo frammentato, per la nostra capacità di essere obbedienti e inseriti nella grazia del Cristo, possa diventare unità e, diventando tale, germe nuovo per un’umanità nuova».

About Davide De Amicis (2610 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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