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Giancarlo Rastelli: nacque a Pescara il cardiochirurgo che vedeva nel malato il volto di Cristo

La vita e il pensiero del medico che ha saputo coniugare la professionalità con l’assoluta dedizione al malato. Viveva quotidianamente i principi della fede cristiana: per lui è in corso la causa di beatificazione

«Ho sempre pensato che la prima carità che l’ammalato
deve avere dal medico è la carità della scienza.
È la carità di essere curato come va.
Senza di questo è inutile parlare delle altre carità.
Senza di questo si fa del paternalismo e del pietismo soltanto
».

È racchiuso in queste poche parole il testamento professionale e spirituale di Giancarlo Rastelli, un cardiochirurgo conosciuto a livello internazionale per le sue ricerche, che ha saputo coniugare l’eccellente professionalità con l’assoluta dedizione al malato, vivendo quotidianamente i principi della fede cristiana tanto che per lui è in corso la causa di beatificazione. Alcuni studenti della Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna e di Padova, rimasti affascinati dall’esempio di Rastelli, dalla sua dedizione al lavoro e dalla sua intensa spiritualità, hanno pensato di diffondere la conoscenza della vita e del pensiero del cardiochirurgo organizzando una mostra dall’eloquente titolo: «La prima carità al malato è la scienza. Giancarlo Rastelli: un cardiochirurgo appassionato all’uomo». La mostra è stata già allestita a Bologna, Padova, Parma, Monza, Roma, sempre su iniziativa di studenti universitari.

Diffondere la conoscenza della vita e del pensiero di Rastelli, potrebbe essere motivo di orgoglio e di interesse anche per la città di Pescara in cui egli nacque.

Giancarlo Rastelli nasce a Pescara il 25 giugno del 1933 da Vito Rastelli, giornalista, e da Luisa Bianchi, maestra elementare, entrambi parmensi. Con la sorella minore Rosangela e i genitori si trasferisce nel 1945 a Parma, dove si laurea nel 1957 in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti, discutendo una tesi che riporta la dignità di stampa e riceve il premio Lapetit come migliore dell’anno. Dotato di una profonda intelligenza e di una viva passione per il suo lavoro, mentre si perfeziona presso il Dipartimento Universitario di Chirurgia diretto dal professor Antonio Bobbio, Rastelli affianca alla propria formazione professionale quella spirituale. Era entrato nella Congregazione Mariana presso i gesuiti di S. Rocco all’età di 13 anni, sotto la direzione spirituale di padre Molin, famoso a Parma come educatore dei giovani. Come congregato mariano Rastelli seguì per tutta la vita corsi di formazione particolarmente diretti all’apostolato verso gli ultimi, gli emarginati, gli esclusi, gli ammalati; così, maturò nel tempo quello spirito di dedizione e di sensibilità per i malati che profuse sempre nella sua attività di medico e ricercatore. Al centro della sua vita c’era «l’ammalato da vivere» (non da morire) e la dignità della persona: l’uomo nel quale vedeva riflesso il volto di Cristo.

Conducendo studi importanti sulla diagnostica delle patologie cardiopolmonari, che gli valsero numerose pubblicazioni scientifiche, Rastelli nel 1961 ottiene una borsa di studio della Nato ed entra nel centro di ricerca medica più importante del mondo, la Mayo Clinic di Rochester nel Minnesota (USA), dove, in pochi anni, assumerà l’incarico di responsabile della ricerca in Cardiochirurgia. Quando tutto sembrava andare per il meglio, per Rastelli arriva il momento della prova. Di ritorno dal viaggio di nozze con la moglie, Anna Alighieri, conosciuta sulle piste di sci di Bormio, gli viene diagnosticato il linfoma di Hodgkin, malattia contratta proprio a causa delle sue ricerche e che, al tempo, concedeva pochi anni di vita. Fu operato più volte e sottoposto a una chemioterapia allora sperimentale. Ha continuato a lavorare fino all’ultimo, mostrando sempre una grande serenità e un’amabilità straordinaria con i pazienti e colleghi. Confortava la moglie dicendo: «Credi in Dio e nella Mayo». Fede e scienza lo sostenevano, nella malattia come nella vita.

Mentre combatte la battaglia della sua vita, Rastelli intensifica la sua attività di ricercatore perché –come diceva – «far cessare la ricerca è far cessare la vita». Incalzato dalla malattia, in un periodo di tempo assai breve, riesce a mettere a punto due tecniche innovative di intervento per malformazioni congenite al cuore che guariscono migliaia di bambini nel mondo ancora oggi. La seconda conquista fu l’intervento che porta ancora il suo nome, «The Rastelli Procedure», per la correzione di una cardiopatia complessa. Queste scoperte gli valsero tre medaglie d’oro a Washington, la doppia cittadinanza italiana-americana, e, soprattutto, la classificazione «Metodo Rastelli 1» e «Metodo Rastelli 2» alle sue tecniche operatorie su tutti i testi di cardiologia e di medicina esistenti tuttora al mondo. Le sue scoperte hanno permesso a moltissimi bambini cardiopatici, e anche adulti, di vivere un’esistenza di qualità. Stava perfezionando anche il «Metodo Rastelli 3» che non poté svelare per il sopraggiungere della morte il 2 febbraio 1970, a Rochester, a soli 36 anni. L’anno dopo ottenne il premio Missione del Medico della Carlo Erbal con questa motivazione: «Un santuario di nobili opere, di eccelso ingegno, di carità sociale».

Giancarlo Rastelli è vissuto così: da eccellente scienziato e laico cristiano che ha saputo incarnare la fede nell’ordinarietà della professione. Chi lo conobbe fu testimone della sua operosa carità. Rinunciando a parte del suo stipendio e facendo collette, egli sostenne sempre le famiglie di bambini cardiopatici che affrontavano viaggi costosi per affidarsi alle sue cure. Ospitava anche genitori e pazienti nella sua per altro modesta casetta di legno, pagando anche di persona i costosissimi interventi alla Mayo dei bambini che giungevano per lui dall’Italia. Era solito ripetere: «Sapere senza sapere amare è nulla. Meno di nulla». Alla fine degli anni Ottanta, padre Mario Castelli dei gesuiti di Parma s’interessò tenacemente a Rastelli per un’eventuale causa di canonizzazione, con l’intento soprattutto di portarlo come esempio ai giovani cattolici, agli studenti di medicina, ai giovani medici e ai ricercatori, ai congregati mariani, suoi compagni di percorso di fede. Padre Mario Castelli coinvolse, nei suoi intendimenti, padre Paolo Molinari, postulatore generale della Compagnia di Gesù e di santi quali il dottor Giuseppe MoscatiPier Giorgio Frassati. Purtroppo padre Castelli fu colpito da una grave malattia che, nel 1997, lo portò alla morte. Solo nel 2000, in occasione del trentesimo anniversario della morte di Rastelli, monsignore Andrea Maggiali della diocesi di Parma, che era stato suo professore al liceo e aveva avuto l’opportunità di conoscere e parlare con molti suoi amici e colleghi, ripropose la causa di beatificazione o perlomeno la venerabilità di Giancarlo Rastelli, come esempio e stimolo ai giovani, ai medici e agli studenti. Il 30 settembre del 2005 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l’avvio della causa di beatificazione di Giancarlo Rastelli, adducendo come ragione la compassione mostrata dal medico verso i suoi piccoli pazienti cardiopatici e l’eroismo della fede con cui ha vissuto gli ultimi anni della sua vita.

Alla memoria di Giancarlo Rastelli sono stati dedicati reparti di Ospedali nel mondo, scuole, pubblicazioni scientifiche, una strada a Parma e una grande lapide alla Clinica Mayo, con questa scritta: «Alla memoria di Giancarlo Rastelli dagli specializzandi in chirurgia che ebbero alta considerazione di lui come chirurgo, artista creativo, maestro e amico». Fu sepolto ad honorem nella cappella universitaria del cimitero di Parma accanto a Pietro Giordani. Sulla lapide sta scritto «Vita mutatur, non tollitur». Ad onorare la sua memoria di medico e padre c’è sua figlia, Antonella Rastelli, oggi Golden Doctor a St. Louis Missouri dell’ospedale Washington. Ad onorarlo su tutti, naturalmente, i molti pazienti e le famiglie che hanno giovato delle sue qualità di medico e di uomo.

E se anche Pescara, ove Rastelli nacque, trovasse un modo per onorare la sua memoria? C’è da sperare.

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Bibliografia:

Rosangela Rastelli Zavattaro, Giancarlo Rastelli. Un cardiochirurgo con la passione dell’uomo, Milano, Ancora, 2003.

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