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40 anni di Ucipem: “Ora andremo noi incontro a chi vive la fragilità”

"Credo che il compito del consultorio - sottolinea l'arcivescovo Valentinetti - sia quello di far prendere contatto alle persone con la propria umanità. Se ognuno riscopre la sua umanità più profonda, riscopre cosa significa abitare con se stesso, allora certamente ci saranno persone mature che sapranno affrontare le relazioni a 360 gradi, non ultima quella matrimoniale"

Venerdì e sabato due una tavola rotonda e un incontro formativo sul cyberbullismo per celebrare i 40 anni del Consultorio Ucipem a Pescara

L'arcivescovo Valentinetti insieme a don Cristiano Marcucci, presidente del Consultorio Ucipem di Pescara

Due giorni di eventi, venerdì e sabato, per celebrare i 40 anni dell’Ucipem: il Consultorio familiare dell’arcidiocesi di Pescara-Penne, fondato nel 1972 dall’allora vescovo monsignor Antonio Iannucci e presieduto prima da don Albino Dazzi e poi da don Sergio Triozzi. Scomparso quest’ultimo, con l’avvento dell’attuale arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti, è stato don Cristiano Marcucci a diventarne il terzo presidente nel 2006: «Le nostre parole chiave – premette il presbitero – sono accoglienza incondizionata, perché ognuno di noi ha il diritto di essere accolto, ascolto e relazione. E poi c’è il nostro approccio legato ad una metodologia laica cioè, pur avendo valori cristiani alla base, accogliendo tutti a prescindere dal proprio credo, situazione o pensiero politico».

L’Ucipem, riconosciuto effettivamente consultorio con legge regionale nel 1978 diventando il quinto in Italia, è nato con l’intento di fornire supporto alle persone con difficoltà personali e relazionali, in particolare in ambito coniugale, genitoriale e familiare: «La parola d’ordine – racconta don Cristiano – è fragilità per difficoltà personali nel rapporto con se stessi, molte problematiche di coppia – a livello relazionale – e in ambito genitoriale. Questi sono i tre ambiti complessi su cui operiamo, non dando soluzioni perché non ce ne sono, non dando ricette perché non esistono, ma provando ad accogliere le persone per permettere loro di riattivare le proprie risorse e trovare, con le proprie gambe, una strada per ripartire».

Don Cristiano Marcucci, presidente Ucipem Pescara

Tutto questo il Consultorio familiare Ucipem lo fa operando nelle sue quattro sedi pescaresi, due in via Campobasso, una in via Genova e una in via Luigi Polacchi a San Silvestro spiaggia, dove operano in tutto 70 operatori a cui si aggiungono 30 collaboratori esterni: «Nelle nostre sedi – sottolinea il presidente del Consultorio Ucipem di Pescara – le persone vengono e chiedono aiuto, venendo ascoltati e intraprendendo di supporto socio-educativo, medico, legale e psicologico. In ambito socio-educativo intervengono i consulenti familiari, con la prevenzione e l’accompagnamento delle persone nella relazione con se stesi. In ambito medico intervengono un po’ tutte le specialità del settore, con un’attenzione privilegiata verso l’ambito ginecologico e ostetrico per l’accompagnamento delle donne al parto. In campo legale agiscono avvocati e mediatori familiari, mentre nel supporto psicologico operano diversi psicoterapeuti».

Insomma, una macchina organizzativa complessa per agire su problemi altrettanto complessi non più restando all’interno delle proprie sedi, aspettando che qualcuno chieda aiuto: «Ormai – precisa don Cristiano Marcucci – siamo noi ad andare nei luoghi dove le persone vivono. Stiamo lavorando con le scuole, le parrocchie e le aziende per andare noi verso e non solo dire agli altri “Venite”. La prospettiva futura è sempre più di andare noi verso, dato che molte persone faticano a chiedere aiuto. La sfida è crescere e supportare la complessità “bellissima” che oggi la famiglia vive».

Mons. Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne

Una sfida lanciata venerdì pomeriggio nell’ambito della tavola rotonda, per operatori del settore e interlocutori internazionali, ospitata nella sala consiliare del Comune di Pescara dal tema “Quale senso per il consultorio oggi?”. Dopo i saluti del presidente del Consiglio Comunale e del sindaco di Pescara Francesco Pagnanelli e Marco Alessandrini, sono quindi intervenute la coordinatrice nazionale del progetto Spazio mamma di Save the children Annamaria Cosatti, la responsabile Asl per i consultori Maria Carmela Minna e la presidente provinciale del Centro italiano femminile Gabriella Federico, oltre all’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti: «Quello dell’Ucipem Pescara è un quarantennale da festeggiare bene – osserva il presule -, poiché l’opera del consultorio è più che mai attuale. Del resto, io credo che oggi la fragilità familiare oggi appaia più evidente in quanto maggiormente manifesta, per quanto sia sempre esistita perché la relazione di coppia non è un cammino facile. Molte volte erano cammini in cui non si prendeva coscienza del fatto di poter trovare soluzioni alle difficoltà che all’interno delle famiglie si venivano a creare. Ma credo che il compito del consultorio sia quello di far prendere contatto alle persone con la propria umanità. Se ognuno riscopre la sua umanità più profonda, riscopre cosa significa abitare con se stesso, allora certamente ci saranno persone mature che sapranno affrontare le relazioni a 360 gradi, non ultima quella matrimoniale».

Loris Di Vittorio, direttore Ucipem Pescara

Un consultorio familiare, l’Ucipem, che si ispira ai valori cristiani rappresentando un valore aggiunto: «Con un grande rispetto della vita nascente – puntualizza l’arcivescovo di Pescara-Penne – e poi con un accompagnamento di tutte le persone che si pongono di fronte alle problematiche familiari con l’atteggiamento più positivo della ricostruzione della propria vita, della mediazione di quelle che sono le situazioni difficili all’interno della famiglia, più che la scappatoia facile che molte volte si trova quando alla prima difficoltà si spezzano le realtà matrimoniali. Questo perché viviamo in una società liquida, dove i rapporti profondi e duraturi che si basano su una capacità d’amore per sempre, rischiano di diventare molto faticosi e di sciogliersi al primo vento di burrasca. Ci vuole, dunque, una capacità di umanità profonda e di saper attingere alle risorse di fede nonché a quelle del sacramento del matrimonio, per chi vi si è accostato».

Sabato mattina, invece, è stato il Cinema-teatro Circus ad ospitare l’incontro formativo sul tema “Stop al cyberbullismo”, organizzato da Ucipem e Lions club Pescara host con il patrocinio del Comune di Pescara, con la partecipazione delle scuole medie e superiori del capoluogo adriatico, condotto dal giornalista Luca Guazzati. In apertura il saluto del direttore Ucipem di Pescara: «Sento con grande responsabilità – afferma Loris Di Vittorio la responsabilità di rappresentare 40 anni di lavoro di operatori volontari professionisti, che hanno regalato il loro tempo per sostenere le fragilità, le relazioni difficili ed essere a disposizione della cittadinanza».

Ad introdurre la tematica del cyberbullismo, ovvero gli atti violenti commessi dai bulli – spesso a scuola – attraverso l’ausilio degli strumenti multimediali e dei social, un intervento telefonico dello psicologo Paolo Crepet il quale ha commentato gli ultimi casi di cui sono state vittime anche gli insegnanti: «Un’istituzione scolastica – ammonisce – non può aspettare che il fatto avvenga prima di comunicare. Bisogna farlo fin dall’inizio dell’anno quando, al momento dell’iscrizione del figlio, la scuola deve comunicare le regole alle famiglie».

L’incontro sul cyberbullismo al Circus

E a proposito dei comportamenti adottati dalle scuole, in 17 scuole medie e superiori pescaresi l’Ucipem ha condotto un sondaggio, somministrando un questionario agli studenti dai 13 ai 15 anni per sapere quanto ne sapessero del cyberbullismo e se ne fossero stati coinvolti in prima persona o i loro compagni. Il responso è stato tutto sommato rassicurante: «La maggior parte dei ragazzi – rivela Luca Guazzati – possiede un cellulare ed un pc e dichiara di connettersi al mattino presto e al pomeriggio, ma è rilevante anche il numero di ragazzi sempre connesso. Inoltre, la maggioranza degli studenti delle scuole medie e dei licei ha dichiarato di sentirsi sicuro e la quasi totalità di loro ha dichiarato di conoscere il fenomeno senza averlo mai subito almeno negli ultimi tre mesi, ma il 50% di loro dichiara di conoscere amici che ne sono stati vittime subendo offese, insulti, calunnie familiari e scherzi pesanti. Alta la percentuale di coloro che hanno avuto problemi relazioni con qualcuno a livello individuale via computer, cellulare o social».

Significative anche le reazioni: «La risposta più gettonata – aggiunge Guazzati – è “Ho consolato la persone presa di mira”, seguita da “Ho affrontato il bullo”. Ma il dato più preoccupante è la percentuale abbastanza bassa di persone, concentrata nei licei, che parlano di queste cose a casa o con i docenti». In pochissimi, infine, hanno risposto alla domanda su come vedono in futuro il bullismo: «Quelli che hanno risposto – riferisce il giornalista – hanno affermato “Sarebbe bello se diventassi io il più forte”. Invece, bisognerebbe semplicemente parlarne con chi è in grado di aiutare».

Maura Manca, presidente Osservatorio nazionale adolescenza

Quindi l’intervento centrale, con la psicologa e psicoterapeuta Maura Manca che si è indirizzata dapprima agli insegnanti chiedendo coerenza e scagionando la tecnologia dalle responsabilità: «È inutile fare come tanti insegnanti – ammonisce la presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza – che dicono di non usare il cellulare in classe e poi chattano tranquillamente, bisogna essere credibili. E il telefono oggi viene usato per fare tutto ed era un disastro prima che non c’era, anche solo per prendere i compiti».

Ha poi lanciato un monito sul vero rischio della vita sui social network: «Non ci rendiamo conto – osserva l’esperta – che quando pubblichiamo una foto, la rendiamo pubblica e può arrivare a chiunque attraverso Whatsapp. Ma anche pubblicandole su di un profilo chiuso Instagram con gli hashtag, attraverso questi la foto può essere pescata da qualsiasi motore di ricerca. Non c’è niente che svanisce o si cancella».

Gianluca Di Donato, commissario Polizia postale

Un concetto da fissare in mente, non solo per evitare il cyberbullismo, ma soprattutto per salvaguardare la cosiddetta web reputation: «Una ragazza ventenne – racconta la dottoressa Manca – una volta ha perso un lavoro, perché cinque anni prima aveva pubblicato una foto in intimo che era stata trovata attraverso i motori di ricerca. Sul posto di lavoro ti fanno le pulci e trovano tutto, utilizzando anche motori di ricerca diversi dai soliti».

Sul fronte della repressione del cyberbullismo, agiscono le Forze dell’ordine e in questo caso la Polizia postale: «Il nostro lavoro è nullo rispetto a quello che si può fare con la prevenzione – riflette il commissario Gianluca Di Donato -. Sono più contento di quelle denunce che non arriveranno, perché sarete arrivati prima voi ragazzi. Il tema centrale è il bullismo, dove ci sono sempre tre figure ovvero chi picchia, chi le prende e chi guarda. Noi vi chiediamo di fare un salto avanti e se non siete chi picchia o chi le prende, ma chi guarda, la smetta di guardare e faccia qualcosa».

About Davide De Amicis (2726 Articles)
Nato a Pescara il 9 novembre 1985 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Teramo, è giornalista professionista. Oltre ad essere redattore del portale La Porzione.it, collabora con la redazione pescarese del quotidiano Il Messaggero. In passato ha già collaborato con Radio Speranza, la radio dell'arcidiocesi di Pescara - Penne, e scritto sulla pagina pescarese del quotidiano "Avvenire" nonché sul quotidiano locale Abruzzo Oggi.
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